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Aspetti della riflessione pedagogica di Aldo Capitini - Capitini, Don Milani e Ghandi

Don Milani e Ghandi

La relazione tra Capitini e Don Milani è stata controversa. Il pedagogista perugino riconosce nel prete di Barbiana il cattolico più avanzato, che ha saputo difendere gli interessi della classe popolare, di coloro che non contano e sono facilmente tratti in inganno. Ne apprezza anche la determinazione con cui ha fronteggiato l'autoritarismo sia politico sia delle gerarchie ecclesiastiche, nonché la denuncia schietta e ferma della retorica guerrafondaia dei cappellani militari, prendendo le difese degli obiettori di coscienza.
Per quanto riguarda il programma scolastico di Don Milani, Capitini ne sottolinea due aspetti: la conoscenza dei fatti e la necessità di esprimerli in una lingua semplice e chiara. Tuttavia egli non concorda nella contrarietà che il prete-maestro mostrava per qualunque forma di esame scolastico, così come non condivide il disprezzo per i laureati e il latino; quest’ultimo, al contrario, per Capitini è una lingua estremamente formativa da non lasciare tra i privilegi della classe borghese.

I riferimenti del pensiero di Capitini alla pedagogia gandhiana sono molteplici. Oltre al metodo della non violenza che il nostro autore fa proprio, egli apprezza la centralità del lavoro manuale nel processo educativo, poiché non soltanto rende consapevole ogni singola persona della necessità di emanciparsi ma, soprattutto, perché il lavoro sviluppa l'anima e la mente dello studente.
Si riconosce anche nella concezione gandhiana della scuola, che deve essere una sorta di comunità cooperativa in cui i valori della democrazia dal basso siano assolutamente centrali e dalla quale devono essere bandite le punizioni corporali. Tra gli altri aspetti che il pedagogista perugino riconosce di particolare importanza, vi è quello relativo alla promozione di un'educazione di tipo attivistico in cui l'apprendimento del fanciullo deve essere sempre collegato al suo interesse e promosso attraverso il gioco.
Per quanto riguarda la conoscenza del mondo nel suo complesso, nella visione di Gandhi lo studente dovrebbe perseguire una istruzione generale sulle diverse materie, scientifiche e non, ma soprattutto dovrebbe imparare a  cucire ed a cuocere per poter conseguire una reale ed effettiva emancipazione. Va tuttavia sottolineato come per il padre dell’India moderna lo studio delle scienze, in modo particolare delle scienze matematiche, abbia solo una dimensione di tipo applicativo e come la storia debba essere uno strumento per alimentare l'amore di patria e non abbia dunque valore in sé. Di particolare importanza risulta essere la formazione del carattere (al punto che Gandhi decise di vivere con i ragazzi per l’intera giornata) e cioè la necessità di promuovere il coraggio, il vigore, la capacità di dimenticare se stesso lavorando per fini alti come, per esempio, la patria e la coesione nazionale.

In conclusione, riconosciamo dunque a Capitini lo sforzo di elaborare un pensiero per l’educazione dei giovani aperto alle diverse esperienze che, soprattutto nel dopoguerra, sono fiorite in Italia e nel mondo.

 


Riferimenti bibliografici

Aldo Capitini, Educazione aperta 1, La Nuova Italia, Firenze, 1967
Aldo Capitini, Educazione aperta 2, La Nuova Italia, Firenze, 1968


Autore: Giuseppe Gagliano, laureato in Filosofia, ha conseguito il Master in Studi Strategici e Intelligence e quello di Diritto internazionale e conflitti armati. E' docente presso un liceo di Como, scrittore e coordinatore dello Strategicgroup.


copyright © Educare.it - Anno XI, N. 12, novembre 2011

DOI: 10.4440/201111/GAGLIANO