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I bambini e l'amicizia
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Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un rinnovato interesse della ricerca psicopedagogica italiana ed internazionale per le relazioni tra bambini. Tra le relazioni indagate quella di amicizia è stata quella più nuova e più ricca di prospettive. Molti sono stati gli articoli pubblicati sulle riviste del settore ed anche alcuni testi hanno arricchito l'indagine sulle relazioni amicali tra coetanei.
Si tratta di un tema di grande interesse per i genitori e per gli educatori spesso preoccupati per la presenza o l'assenza di amicizie nel bambino e per le implicazione che ciò può comportare. Del resto non può che interessare il fatto che la ricerca abbia spostato il suo interesse dalle relazioni adulto/bambino a quelle tra coetanei e all'amicizia in particolare come dimensione che può influenzare lo sviluppo, e non solo quello emotivo e sociale ma anche quello cognitivo. Già Piaget nelle sue ricerche risalenti agli anni venti, aveva evidenziato come i processi di socializzazione si determinassero nel bambino su due versanti. Il primo si estrinseca nei confronti dell'adulto ed il secondo nelle relazioni con i coetanei; è proprio quest'ultimo che appare ricco di suggestioni dal punto di vista dello sviluppo del pensiero.
RELAZIONI INTERPERSONALI IN GENERALE
Qualsiasi relazione si può definire come "una serie di interazioni tra due individui noti l'uno all'altro" intendendo per interazione "uno o più scambi del tipo: A fa X a B e B fa Y in risposta" (Bombi, Pinto 1993); la sequenza interattiva termina quando si verifica "un chiaro cambiamento nel contenuto delle azioni" (Hinde 1981). Hinde sostiene che è impossibile determinare quante e quali interazioni siano necessarie affinché tra due individui si instauri una relazione, ma sicuramente esiste una differenza tra interagire ed essere in relazione. Essere in relazione si limita "ai casi in cui l'interazione è influenzata dalle interazioni precedenti o influenzerà probabilmente quelle "future" (ibidem). "Una relazione è qualcosa di più delle interazioni che la fanno nascere e che hanno luogo al suo interno, e può sopravvivere anche se i partner non hanno materialmente a che fare tra loro. Nessuna relazione interpersonale può essere dunque ridotta alle sue componenti comportamentali (le interazioni in atto), perché implica conoscenza reciproca dei partner, memoria del passato, aspettative circa il futuro; e questa dimensione cognitiva si colora di valutazioni e di sentimenti. La prima considerazione che deriva da quanto appena detto è che una piena comprensione dell'amicizia tra bambini, come di qualsiasi rapporto umano, può scaturire solo dall'integrazione di dati sul comportamento e sulla conoscenza sociale" (Bombi, Pinto 1993).
Esiste poi, sempre secondo Hinde, un'influenza reciproca tra il comportamento dell'individuo e la relazione alla quale partecipa; il soggetto determina la relazione ma anche la relazione contribuisce ad influenzare il comportamento del soggetto; le relazioni sono a loro volta influenzate dalle norme speciali e dagli ideali dei partecipanti ad esse.

