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  • Categoria: Bambini

I bambini e l'amicizia - La percezione dell'amicizia nei bambini

LA PERCEZIONE DELL'AMICIZIA DA PARTE DEI BAMBINI

Numerose ricerche si sono occupate di come il bambino percepisce la relazione di amicizia. Per i bambini più piccoli essere amici significa soprattutto giocare insieme, fare delle cose insieme e divertirsi; dai 9 anni in poi la relazione si carica anche di elementi interiori come ad esempio la lealtà, l'ammirazione, l'aiuto reciproco.
I lavori già citati di Selman concordano con quelli di Bigelow e La Gaipa (1975) i quali hanno chiesto ai bambini di scrivere un componimento su che cosa si sarebbero aspettati da un amico e da un non amico. Gli autori hanno individuato tre dimensioni comuni a tutte le età:

  • la simpatia reciproca;
  • il condividere qualcosa e la concezione che l'amico è colui che dà qualcosa;
  • il rafforzamento della propria personalità.

Le differenze in base all'età riguardavano il fatto che i bambini più grandi si aspettavano dagli amici un rapporto più leale, più genuino, più intimo e di accettazione. Gli autori definiscono tre stadi nella concettualizzazione dell'amicizia da parte dei bambini:

  1. nel primo stadio l'amicizia è un rapporto che coinvolge le attività comuni e la vicinanza;
  2. nel secondo stadio compare l'ammirazione del carattere e della personalità dei partner;
  3. nel terzo stadio sono considerate altre dimensioni della relazione quali la lealtà, l'intimità, la genuinità, l'accettazione e gli interessi comuni.

Partendo da un diverso punto di vista secondo Corsaro (1985) che ha compiuto studi su bambini di età prescolare, lo sviluppo della concettualizzazione e l'uso dell'amicizia sono legate a caratteristiche organizzative della cultura dei pari, nell'esperienza della scuola materna i bambini arrivano a capire che l'interazione è fragile perciò sviluppano delle relazioni permanenti con alcuni compagni come un modo per ingrandire le probabilità di successo nel riuscire a partecipare ai giochi. Una ulteriore amicizia è utile al bambino per guadagnarsi l'accesso ad un gioco, proteggere lo spazio interattivo, aumentare la fiducia in sé (Corsaro 1985). Corsaro osserva il fenomeno da un punto di vista socio-ecologico e sostiene che è dalla cultura, cioè dalle esperienze tra bambini, che inizia e si sviluppa il concetto di amicizia. Corsaro nota nelle sue ricerche che i bambini in età prescolare condividono due preoccupazioni principali:

  1. la partecipazione sociale; i bambini raramente erano impegnati in giochi solitari ma tentavano di entrare a far parte di un gruppo e di giocare insieme;
  2. la protezione dello spazio interattivo; la tendenza cioè dei bambini di resistere all'accesso di altri bambini nel gioco.

Queste caratteristiche generavano conflitto e le interazioni erano fragili: bastava che un bambino uscisse dall'area di gioco e l'altro bambino si trovava da solo. In risposta alla fragilità dell'interazione, Corsaro notò che i bambini sviluppavano varie strategie di accesso e di resistenza; tra le prime c'erano l'entrata non verbale e l'accerchiamento, tra le strategie di resistenza c'erano la finzione della proprietà dell'oggetto, il sovraffollamento, la strategia senza giustificazioni ed il concetto di amicizia come strategia per l'accesso al gioco (siamo amici vero?). La maggior parte dei bambini osservati da Corsaro non formavano rapporti tipo "migliore amico" ma "molte amicizie".