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Il fascino del sapere narrato - Recuperare il valore della narrazione a scuola

Recuperare il valore della narrazione a scuola

La lunga stagione dello stile narrativo, soprattutto nei contesti scolastici, spiega P. Crispiani, ha conosciuto una fase di depressione identitaria e di perdita di quotidianità, essendo reso precario da una serie di killer moderni che hanno contribuito a piegare l’insegnamento su valori quantitativi più che qualitativo/cognitivi (8).
Le provocazioni in questo senso più pericolose sono state ravvisate:

  • nel mito e l’invadenza dello sperimentalismo e della ricerca dei documenti nella didattica, atteggiamento che dagli anni ’70 ha preteso di volgere l’insegnamento  e l’apprendimento nei territori aridi  del lavoro sui documenti e della misurazione dei fenomeni;
  • nella fretta e la conseguente sommarietà dei processi di insegnamento-apprendimento, sacrificati alla quantità delle attività, dei progetti, alla frantumazione oraria della giornata scolastica, ecc.;
  • nell’irruzione del programmatico e del quantitativo nell’organizzazione scolastica e nella didattica, nelle vesti della cultura della programmazione, dei pre-requisiti, delle tassonomie degli obiettivi, della verificabilità (9).

Fortunatamente, in tempi recenti, si assiste ad un revival di interesse per la narrazione in differenti settori: basti pensare, in ambito psicologico, ai preziosi contributi di Jerome Bruner (cui spetta il merito di una piena  rivalutazione  dell’azione narrativa anche  in capo educativo e didattico, pur associandola costantemente ad una visione razionalistica e scientista del sapere); in ambito filosofico e sociologico, possono essere richiamati alla mente gli apporti teorici di Edgar Morin (che richiama la rilevanza della narrazione per la costruzione e la creazione di legami fra i Saperi) ed, infine, rammentare i contributi squisitamente italiani provenienti da D. Demetrio, R. Massa, A. Franza, P. Crispiani, C. Laneve, L. Fabbri, B. Grasselli, che spaziano dall’educativo al didattico, dal terapico alla ricerca professionale.

Alla luce di ciò, il mio invito è quello di non lasciare la pratica della narrazione (intesa sia in senso attivo, ossia comunicare mediante narrazioni, che in senso autoriflessivo ovvero il raccontarsi in prima persona, interiormente e in silenzio, innanzitutto a se stessi) al di fuori delle nostre scuole, da quell’ istituzione a cui l’uomo ha affidato l’arduo compito della formazione, riconoscendone, al contrario all’unanimità, una supremazia tale da ritenere che un’educazione efficace, non possa che essere l’esito di un a vera e propria strategia o consuetudine narrativa che coinvolga globalmente:

  • il contesto in cui si opera, che dovrà essere impregnato di narrazioni e attento alla creazione di climi relazionali narrativisticamente orientati;
  • i destinatari dell’azione, che dovranno essere valorizzati nel loro essere interlocutori o narratori, più che riceventi passivi;
  • le conoscenze veicolabili, trattate didatticamente secondo specifici stili narrativi.

 


Note:

1. R. Ferrarini, Narrazione, in Didattica in azione (a cura di R. Cerri), Carocci, Roma 2008, p.107

2. F. Cambi- M. Piscitelli, Complessità e narrazione, paradigmi di trasversalità nell’insegnamento, Armando, Roma 2005, p. 36.

3. R. Ferrarini, Narrazione, cit, p. 108.
4. Si pensi ad esempio al Maestro per eccellenza, Gesù, che ammaestrava le folle raccontando sovente  parabole affinché comprendessero il significato sotteso alla storia che si udiva, riflettendoci sopra e rielaborandola alla luce delle conoscenze già in possesso, spendendo in altre parole qualcosa in termini di lavoro mentale.

6. P. Crispiani, Didattica cognitivista,  Armando, Roma 2004, p. 253.

7. Fu zio materno di Maria Montessori, fratello di Renilde, madre della grande pedagogista nata a Monte San Vito (AN).
L’Abate Stoppani ripeteva l’esperienza, da non pochi scrittori tentata, di porre in narrazione il sapere scientifico tradizionale( le scienze naturali) consegnandoci una singolare opera: Il Bel Paese, Milano, 1883.
Il volume molto diffuso anche in ambiente scolastico fino al primissimo dopoguerra, conteneva lezioni di scienze (soprattutto geologia, botanica, zoologia e geografia) collocate lungo la narrazione di un immaginario viaggio di un viandante dal nord-est dell’Italia alla Sicilia, incontrando, via via, montagne, laghi, fenomeni, ecc. ed alternando strutture descrittive ed argomentative all’interno di uno spazioso contenitore narrativo.

8. P. Crispiani, Didattica cognitivista, cit., pp. 253- 254.

9. Ibidem.


Autore: Lia Daniela Sasanelli, Dottore di ricerca in “Scienze dell’Educazione e analisi del territorio” c/o l’ Università degli Studi di Macerata, esperta nei processi di formazione e valutazione, insegnante di scuola primaria.


copyright © Educare.it - Anno XI, N. 6, Maggio 2011