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La fiaba popolare: che cos'è? - I personaggi delle fiabe


I personaggi delle fiabe

Nelle fiabe i personaggio sono privi di spessore psicologico: si sorvola la descrizione dei sentimenti, delle emozioni, dei pensieri, delle paure dei suoi personaggi. Il risultato sono personaggi tipici più che unici.

Crispiani, ad esempio, li descrive come eroi senza virtù, che non pensano e non soffrono, agiscono e basta, fino a rasentare l'irresponsabilità. Non c'è attenzione per il mondo interiore degli uomini, gli individui sono privi di legami con gli altri, con la famiglia e con l'ambiente e tendono ad allontanarsi, a compiere altrove le loro imprese. L'eroe è un viandante, l'incontro con l'altro è fortuito, senza motivazione, funzionale solo al superamento del problema. Inoltre da perfetto isolato e solitario qual è, non ha ricordo, non trae insegnamento dai fatti precedenti, infatti non pensa. Fatalmente il secondo fratello cade negli stessi errori del primo, ed il terzo, che supera la prova, non lo fa sulla scorta delle esperienze dei predecessori, ma per l'intervento di oggetti magici o di esseri soprannaturali, che poi scompaiono e non se ne ha più notizia.

Quando Crispiani afferma che l'eroe non pensa né soffre ed è privo di legami con gli altri, si allontana decisamente dal punto di vista autorevole di Bettelheim. Secondo quest'ultimo infatti, l'azione per un bambino prende il posto della comprensione, e questo sempre più vero quando i suoi sentimenti si fanno più intensi. Secondo il modo di vedere del bambino, ad esempio, le persone non piangono perché sono tristi; piangono e basta; e così pure non menano colpi né si comportano in modo distruttivo né si chiudono nel mutismo perché in collera: esse si limitano a fare così e basta.

Dare una spiegazione esplicita ad un'azione non è cosa spontanea nel bambino: il bambino non percepisce la collera come collera, ma come un impulso a colpire, a distruggere o a non rivolgere più la parola a nessuno. Solo più tardi, con la pubertà cominciamo a percepire le nostre emozioni per quello che sono, senza agire immediatamente su di esse. Nelle fiabe i processi interiori sono tradotti in immagini visive. Quando l'eroe è di fronte a difficili problemi interiori, non è descritta la sua condizione psicologica; la fiaba lo mostra perso in un bosco fitto e impenetrabile, incapace di trovare un sentiero per uscire.

Ecco che i personaggi non sono più eroi vuoti e senza motivazioni in balia dell'agire, ora ogni loro azione o affermazione è espressione di emozione e sentimenti. Inoltre Bettelheim sottolinea come l'unidimensionalità dei personaggi (non ambivalenti, non sia buoni che cattivi allo stesso tempo) domina nelle fiabe come nella mente del bambino. Questa semplicità permette al bambino che ascolta la fiaba, di comprendere facilmente le proprie azioni e reazioni.