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  • Categoria: Monografie

I sette saperi necessari all'educazione del futuro - Seconda parte

5. EDUCARE AD AFFRONTARE L’INCERTEZZA

IL XX secolo, secondo Morin, ha perso la visione del futuro: non c’è un’evoluzione lineare e il progresso è incerto. Non vi sono solo innovazioni e creazioni, ma anche le distruzioni.
Dobbiamo perciò imparare ad affrontare l’incertezza, abbandonando le certezze dottrinali, dogmatiche e intolleranti.
La conoscenza deve superare gli errori e le illusioni per giungere a una conoscenza pertinente.
Solo così ci sarà possibilità di progresso:
L’abbandono del progresso garantito dalle ‘leggi della Storia’ non è la rinuncia al progresso, ma il riconoscimento del suo carattere incerto e fragile .La ricerca al migliore dei mondi non è per nulla la rinuncia a un mondo migliore” [14].

6. INSEGNARE LA COMPRENSIONE

Il problema della comprensione umana, da questo punto di vista, è centrale per gli umani.
“Si ritrova qui la missione propriamente spirituale dell’educazione: insegnare la comprensione fra gli umani è la condizione e la garanzia della solidarietà intellettuale e morale dell’umanità.” [15]
Gli ostacoli alla comprensione sono molteplici: tra gli altri, l’egocentrismo, l’etnocentrismo, il sociocentrismo [16].
L’etica della comprensione richiede di capire le ragioni del fanatismo, anche se il fanatico non ci comprende; significa non ridurre il criminale alla sua azione. Essa richiede il “ben pensare” che consiste nell’apprendere insieme, nel legare il locale al globale, nel pensare multidimensionale e complesso.; l’introspezione, cioè la pratica dell’autoesame per comprendere gli altri; la coscienza della complessità umana; l’apertura soggettiva agli altri; l’interiorizzazione della tolleranza.
La comprensione fra società suppone società democratiche aperte e quindi la comprensione fra culture, popoli e nazioni passa attraverso la generalizzazione della democrazia: da questo non si può prescindere.

7. EDUCARE ALL’ETICA DEL GENERE UMANO

Ma cosa s’intende per democrazia?

La democrazia si fonda sul controllo dell’apparato di potere da parte dei controllati e, con ciò, riduce l’asservimento (determinato da un potere che non subisce la retroazione di coloro che sottomette); in questo senso, la democrazia è più che un regime politico; è la rigenerazione continua di un anello complesso e retroattivo: i cittadini producono la democrazia che produce i cittadini” [17].
La democrazia comporta la separazione dei poteri dello Stato e ha bisogno della diversità e degli antagonismi. Ma proprio per questo può anche essere sopraffatta., non è data per sempre, è minacciata o incompiuta.
In queste condizioni si pone la necessità per le società considerate democratiche, di rigenerare la democrazia nel momento in cui, in una rilevante area del mondo, si pone il problema di generare la democrazia e mentre si pone l’urgenza di generare una nuova possibilità democratica alla scala del pianeta” [18].
La rigenerazione democratica presuppone la rigenerazione del senso civico, della solidarietà e della responsabilità, quello che Morin considera lo sviluppo dell’“antropoetica”. La scuola in questo senso deve essere un laboratorio di democrazia, un luogo dell’apprendimento del dibattito argomentato e delle procedure di comprensione dell’altrui pensiero.
L’antropoetica si configura come nuovo umanesimo che vuole salvare l’umanità all’autodistruzione.

 


Note:

[1] E. Morin, I sette saperi necessari all’educazione del futuro, Raffaele Cortina Editore, Milano 2001.
[2] op.cit., p.19
[3] “Le vie di entrata e di uscita del sistema neuro-cerebrale, che mettono in connessione l’organismo con il mondo esterno, rappresentano solo il 2 per cento dell’insieme, mentre per il 98 per cento concernono il funzionamento interno: perciò si è costituito un mondo psichico relativamente indipendente nel quale fermentano bisogni, sogni, desideri, idee, immagini, fantasmi, e questo mondo impregna di sé la nostra visione o concezione del mondo esterno.”, op. cit., p.19-20
[4] L’egocentrismo è qui inteso come bisogno di autogiustificazione che ci fa mentire a noi stessi.
[5] Ad es. il paradigma cartesiano ha disgiunto il soggetto e l’oggetto.
[6] Il nuovo per Morin è sempre inatteso, altrimenti non sarebbe nuovo.
[7] op. cit., p.31
[8] “Le unità complesse, come l’essere umano o la società, sono multidimensionali: così l’essere umano è nel contempo biologico, psichico sociale, affettivo, razionale: la società comprende dimensioni storiche, economiche, sociologiche, religiose...”, op. cit., p.37-38
[9] op. cit., p.38
[10] op.cit., p.49
[11] op. cit., p.56
[12] Così Morin definisce la cultura:” La cultura è costituita dall’insieme dei saperi, delle abilità, delle regole, delle norme, dei divieti, delle strategie, delle credenze, delle idee, dei valori, dei miti, che si trasmette di generazione in generazione, si riproduce in ogni individuo; controlla l’esistenza della società e mantiene la complessità psicologica e sociale.”op.cit., p.57

[13] op.cit., p.69
[14] op.cit., p.94-95
[15] op. cit., p.97
[16] “hanno come tratto comune il fatto di situarsi al centro del mondo e di considerare come secondario, insignificante o ostile tutto ciò che è straniero o lontano”., op. cit. 100
[17] op. cit., p.113
[18] op.cit., p.119


Autore: Eugenio Tipaldi è laureato in filosofia ed ha sempre insegnato in scuole “di frontiera”: per sei anni presso la scuola media “Giovanni XXIII” di Sant’Antimo, in provincia di Napoli; per due anni presso la scuola media “Guarino” a San Pietro a Patierno, periferia di Napoli; per sette anni presso la scuola media “Pasquale Scura”, sita nei Quartieri Spagnoli di Napoli.
Attualmente insegna presso la scuola media “Santa Maria di Costantinopoli” di Napoli.
E’ autore di un libro di poesie: “La malattia mortale della gioventù” (Editrice Letteraria Internazionale, Ragusa 1996) e del pamphlet polemico: “Diario scolastico. le vicissitudini di un insegnante in una scuola a rischio di Napoli” (Oppure editore, Roma 2004).


copyright © Educare.it - Anno V, Numero 6, Maggio 2005