Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 2 - Febbraio 2024

  • Categoria: Monografie

Educazione, pratica di libertà

L’idea pedagogica, in quanto tale, deve essere inattuale,
altrimenti non sarebbe idea, ma costume, prassi, ideologia (G. M. Bertin)

I processi educativi dovrebbero essere caratterizzati dal rispetto per i diritti dell’uomo, da obiettivi di alfabetizzazione per tutti, dal riconoscimento della diversità culturale, da una prospettiva di sviluppo sostenibile, di cittadinanza attiva e di pace, da percorsi di educazione al pensiero critico, da un’attenzione complessiva per l’essere umano.

L’educazione e la cultura giocano un ruolo fondamentale non soltanto per il rispetto, ma anche per lo sviluppo della diversità dell’uomo.
Sfortunatamente oggi, educazione e cultura sono diventate commercio. E’ nella ricerca di paradigmi alternativi riguardanti proprio l’educazione e la cultura che si può contribuire in quanto educatori ad ostacolare una globalizzazione violenta e monoculturale. I nuovi paradigmi si costruiscono attraverso una partecipazione attiva e creativa dell’individuo all’avventura educativa e culturale. L’educazione deve farsi pratica di libertà, deve creare un’attitudine generale a porre e a formulare problemi, sviluppando l’intelligenza attraverso il dubbio, uno spirito problematizzatore. Là dove si impone il consumismo in tali ambiti, l’alternativa è la produzione culturale ed educativa, non individuale ma collettiva (Gelpi). Per diventare cittadini di un mondo che vuole riconoscersi in valori comuni - pace, diritti umani, sviluppo, ambiente - e promuovere un’osmosi tra crescita economica, sviluppo democratico e rispetto della persona umana.
La cultura che si fonda sui diritti umani è infatti una cultura pervasiva, che libera e apre, che considera la scuola, l’università, il mondo dell’informazione e quello dei poteri locali, regionali e nazionali come un cantiere, un laboratorio di costruzione della nuova cittadinanza democratica che nasce dalla scuola, ma pervade l’intero arco della vita della persona (Morin).

Per raggiungere questo obiettivo occorre allora recuperare quella visione ampia dell’educazione che i Greci hanno chiamato Paideia.
Nell'Enciclopedia Filosofica alla voce Paideia leggiamo: ''Nel suo significato letterale ed originario vale ''educazione'' come tecnica con cui il fanciullo è preparato alla vita. Nondimeno il termine nel mondo ellenico andò sempre più arricchendosi di significato, fino ad esprimere l'ideale della formazione umana; non più dunque, preparazione alla cultura, ma la cultura stessa in quanto "valore" della personalità. I latini tradussero "paideia" con "humanitas"; i tedeschi traducono "Bildung", significando, appunto, un concetto diverso dalla "Kultur". La paideia, l'humanitas, non è, infatti, la cultura in senso quantitativo ed oggettivo, ma la cultura nella sua alta espressione qualitativa e personale. Nella civiltà greca, di conseguenza, la persona umana realizzava interamente se stessa nella paideia e per questo conquistava l'immortalità e la beatitudine''.
Ci sono nella concezione greca (soprattutto in quella platonica e aristotelica, in cui paideia è educazione permanente, compito del cittadino e del politico, precondizione di chiunque intenda partecipare alla “custodia” civile, militare, culturale della propria vita) aspetti di etica, di politica e di educazione che andrebbero ripresi oggi, tenendo conto del mutato contesto storico. Mi riferisco ad esempio all’accrescimento della consapevolezza e delle responsabilità come appartenenza ad una comunità o ancora il precetto che gli amministratori e i politici della polis vegliassero affinché ai cittadini fossero garantite le opportunità e le norme atte a favorire il perseguimento di mete di vita, per sé e, contemporaneamente, per l’esercizio della cittadinanza.
Ricorda Arendt: nella vita pubblica della polis si decideva con la persuasione, con la parola, non con la forza e la violenza. Attraverso la politica si accedeva alla libertà: perché non si era sottomessi, ci si poteva sentire se stessi, interagendo con gli altri per azioni e imprese liberamente scelte.