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Educazione, pratica di libertà - Seconda parte

I fenomeni di globalizzazione dei mercati e delle comunicazioni non hanno portato con sé un’estensione e uno sviluppo generalizzato della democrazia e dei diritti ad essa correlati.
Sembra che nelle democrazie odierne il senso greco del logos si sia sempre più modificato nel primato di una ragione tecnica e procedurale che non permette di condividere idee e significati. Ma il logos non è la ragione tecnica, è il linguaggio, la parola che viene scambiata nella comunità e che alimenta la relazione intersoggettiva.
La politica stessa nasce quando gli uomini non scambiano solo cose, ma le parole, che sono per essenza relazione.
Per Aristotele il linguaggio riguarda il manifestare ciò che è utile e ciò che è dannoso, ciò che è giusto e ciò che è ingiusto. Solo la paideia quindi, l’educazione alla parola e attraverso la parola, permette all’uomo di scegliere liberamente un comportamento responsabile.
E’ l’ethos ciò che distingue l’uomo in quanto capace di rispondere di se stesso, di rendersi responsabile di sé (Gadamer).
E’ necessario allora che insieme alle nuove generazioni, a partire dalla scuola di base, sia ricostruito il lessico della democrazia, non solo recuperando i significati delle sue parole fondanti (democrazia, libertà, uguaglianza, costituzione) ma stabilendo una connessione con ciò che esse vogliono dire nella vita di ciascuno e della collettività in termini di pratiche (riprendendo l’idea deweyana della scuola come luogo di vita democratica).
L’insegnante, co-costruttore di saperi, è anche regista di una piccola vita sociale che nella scuola si costruisce come prova di partecipazione alla più ampia società. Solo una scuola che non dimentica l’etica pubblica è davvero pubblica.
Diventa ostacolo allora il linguaggio mercantilistico introdotto con l’autonomia scolastica, l’esaltazione delle regole del mercato nelle politiche dell’educazione introdotte dallo spirito d’impresa (cito ad esempio gli indicatori oggettivi di produttività) che rischia di creare confusione con la competizione. E una scuola assillata dalle regole dell’efficienza e della competizione difficilmente si può sentire impegnata a educare ai diritti, alle libertà fondamentali, alla giustizia.

Per evitare che la parola educazione si cristallizzi, si solidifichi e diventi priva significato, diventa importante allora coltivare il pensiero: il pensiero libero, che crea il rinnovamento intellettuale. E nell'educazione oggi, nel rapporto fra i professori e gli studenti, nell'organizzazione della scuola, e anche nel mondo dell'informatica e in quello dell'informazione, va stimolato come non mai, guardando al futuro, quanto la capacità di pensare, di rinnovare il suo sapere, di rivederlo, di ricrearlo. In caso contrario credo che saremo condannati a un inaridimento, a un esaurimento del nostro orizzonte di possibilità.
E mi rifaccio ancora una volta ad un termine greco, arete, che, all'origine, significava eccellenza umana, capacità di autocrearsi o di essere qualcosa di superiore, di ulteriore rispetto alla pura animalità. Significava, in altre parole, saper creare una figura umana superiore, eccellente. Il verbo “aretao” significa infatti crescere, svilupparsi. Di conseguenza arete sta ad indicare la possibilità dell'essere umano di svilupparsi in modo eccellente, in senso positivo.
È certo molto importante anche in una prospettiva pedagogica che l'uomo, l'individuo, il bambino possa svilupparsi verso il positivo. Infatti, solo l'educazione, con i suoi sistemi, istituzioni, spazi, può far sì che il bambino sia virtuoso nel senso greco; solo l'educazione può consentirgli di sviluppare le sue capacità, il suo essere, ciò che gli è proprio e che porta dentro di sé.
Ma l'educazione è, nel contempo, un'azione che la società opera nei confronti dei singoli ed un processo personale dell'Individuo, nell'acquisizione dei dati necessari al suo sviluppo globale. Non dobbiamo dimenticare che essa è uno strumento, una premessa necessaria atta a risvegliare il giudizio e la personalità, a formare il carattere della società di domani.
Essa non si limita ad una fase della vita dell'uomo ma ne é, o, meglio, ne dovrebbe essere, una costante, e come tale la formazione della persona è il centro dell'azione educativa greca e romana. Essa è prerogativa dell'uomo.
La libertà è, dunque, la condizione necessaria affinché possa essere estratto (e-duco) e plasmato l'io o coscienza individuale, che è l’ahamkara (costruzione dell'ego) indiano.