Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 7 - Luglio 2024

  • Categoria: Monografie

L'io e l'altro nel futuro di relazione: dinamiche psicologiche

Il confronto tra l’uomo e le bestie non ha che lo scopo di dimostrare come la comunicazione sia la condizione universale e necessaria dell’umanità. Essa è talmente essenziale che tutto ciò che l’uomo è, e quello che per lui esiste, si trova in un senso o nell’altro nella comunicazione. L’essere onnicomprensivo che noi stessi siamo, è in ogni sua forma comunicazione. L’essere onnicomprensivo in cui consiste l’essere stesso esiste per noi soltanto quando nella sua comunicabilità diventa parola o accoglie la nostra parola [….] non soltanto io non esisto di fatto per me solo, ma io stesso non posso pormi, in quanto io, senza formarmi senza realizzarmi insieme con gli altri. [1]

La comunicazione è una condizione dell’esistenza, necessaria alla persona fin dal suo affacciarsi al mondo, un’espressione plasmata sulla metafora che non limita il nesso temporale alla nascita ma prende con sé ogni occasione della vita personale, percorsa e segnata da episodi più o meno importanti i quali, come quadri numerati, fanno parte di una biografia e passano attraverso le stagioni di questa.

Come persone si sperimenta, allora, cosa sia la comunicazione nel suo distendersi nel tempo e come essa si modifichi nel corso di una esistenza nelle forme temporali della vita, nei legami di relazione.
In una vita appena iniziata, ad esempio, il bisogno di qualcuno, ma non qualunque, che sfami desideri declinati secondo modalità primitive di possesso, avidità, eccitazioni, appetiti oggettivi e fame d’amore.
Più in là, quando si è nelle fasi evolutive della graduale conquista del sé e dell’identità, il bisogno di appartenere all’altro che confermi antiche promesse d’amore.
Infine nella maturità della vita, quando, pur disincantati dai tempi dell’emozioni primordiali ma non per questo indifferenti ai sogni e alle speranze “Noi siamo della stessa sostanza di cui son fatti i sogni” [2], si sente il bisogno di raccontarsi e di farsi narrare nel pensiero altrui alternando, nel colloquio con l’altro, occhiate impreviste o volute sul proprio e altrui passato, a sguardi eloquenti sul presente scambievole con vista sull’oriente del tempo.

La comunicazione viene alla luce e si diffonde attraverso diverse forme, può essere scritta oppure orale, altrimenti servirsi, nel contempo, del lessico del corpo e delle sue movenze.
In ogni caso comunque sono riconoscibili alcuni tratti specifici dell’una o dell’altra forma che caratterizzano il fluire della comunicazione.
La comunicazione, soprattutto dialogica, è scandita dai ritmi e dai toni delle parole e dai tempi verbali con cadenze modulate da conflitti e armonie, fra storie coniugate al passato, al presente al futuro, dalla polisemia del linguaggio verbale e non verbale del messaggio, dai silenzi che con tempismo perfetto aprono al significato del non detto, uno spazio nel quale le parole mettono in serbo per se stesse suoni e significato.
Le dinamiche linguistiche hanno un ruolo notevole nello scambio comunicativo, il rapporto tra pensiero e linguaggio, fra linguaggio e significato. Entrano in gioco i significati delle parole, i sensi che noi diamo a certe espressioni: sarebbe sufficiente, in alcune occasioni comunicative conflittuali riferire il significato delle parole per sottrarsi ad eventuali equivoci, origine di contrasti non voluti. Spesso infatti accade che mentre noi parliamo crediamo che l’altro abbia le nostre stesse idee solo perché usiamo uno stesso codice linguistico.

Con deplorevole ritardo, ci si accorge, che molto spesso la comunicazione è fatalmente piena di intendimenti al rovescio nonostante si faccia uso dello stesso linguaggio.
Di per sé l’interazione comunicativa comporta sequenze molteplici impostate su vari livelli: sintattici, semantici, pragmatici del testo e del contesto; gli avvicendamenti a moto elicoidale delle domande e delle risposte sono ricorrenti e spesso le intenzioni del parlante si accavallano sull’attese dell’ascoltatore e viceversa.
Non solo. La complessità dell’interazione si estende ancora di più se consideriamo la coesistenza di atti mentali che contengono messaggi impliciti sovrapposti a quelli espliciti.
Il grado di cooperazione e di pertinenza delle domande e delle risposte nella comunicazione non è garantito ogni volta, anzi è possibile riflettere che sia le implicature linguistico/ cognitive che le dinamiche psicologiche non sempre siano, per così dire, sincronizzate con quello che si esprime a parole.