- Categoria: Dibattito a scuola
- Scritto da Manuele De Conti
Replicare alla controparte in un dibattito regolamentato - Tecniche di replica (1)
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Tecniche di replica
La letteratura specialistica presenta molteplici tecniche di replica. Non essendo possibile, né utile, presentarle tutte ne esporremo di seguito alcune, schematizzandole in riferimento al modello argomentativo di Toulmin presentato nei precedenti articoli.
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Accettabilità delle premesse |
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Rilevanza delle ragioni o delle prove |
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Sufficienza delle prove o dei dati |
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Contestare l’accettabilità delle premesse
- Negare l'accettabilità delle premesse: questa tecnica consiste nel contestare la verità, o la probabilità, delle premesse dell’argomento avanzato dalla controparte. A questo riguardo è necessario riuscire ad individuare le premesse e valutare se esistano controesempi o dati che possano permettere di contestarle.
«È inutile votare alle prossime elezioni poiché tutti i politici sono corrotti».
«Non è vero che i politici siano tutti corrotti poiché molti di essi non hanno mai compiuto reati né hanno mai ricevuto avvisi di garanzia».
- Accettare le premesse, ridimensionandone la categoricità: in questo caso non si nega che le premesse siano vere o probabili bensì che esse non sono così veritiere o così probabili come le si vorrebbe far riconooscere.
«Le arance sono un frutto con tantissima vitamina C e per questo devono essere mangiate».
«Sebbene sia vero che le arance abbiamo vitamina C ci sono moltissimi altri frutti con un contenuto di vitamina C doppio o decisamente superiore come il kiwi o il piccolo frutto della rosa canina. Pertanto possiamo scegliere di mangiare altra frutta».
- Accettare le premesse, derivarne conseguenze contraddittorie o negative: la presente tecnica è ben rappresentata dai principi di alcune discipline marziali che suggeriscono di sfruttare la forza del proprio avversario affinché si ritorca contro di esso.
«L’Unione Europea controlla le nostre spese e i nostri investimenti. In tal modo possiamo essere sicuri che i nostri soldi non vengano sprecati».
«È vero che l’Unione Europea controlla le nostre spese ed investimenti, ma proprio per questo non siamo più liberi di investire secondo il nostro più diretto tornaconto».

