- Categoria: Intercultura e scuola
Migranti e scuola italiana - Famiglie che migrano
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Famiglie che migrano
Considerare la situazione familiare degli studenti stranieri significa conoscere il quadro specifico di ciascuna di loro e quindi valutare differenti fattori e la loro combinazione sempre originale. In particolare bisogna prendere in considerazione (Niero e Pasqualotto, 2005):
- l’ambiente familiare e la provenienza specifica del nucleo (non semplicemente il Paese d’origine, ma anche se si tratta di campagna e zone rurali oppure di città, e eventualmente se da una cittadina minore oppure dalla capitale, ecc.);
- il contesto socio-economico-giuridico in cui si trovano a vivere in Italia (immigrazione regolare con permesso di soggiorno o clandestinità, condizioni abitative stabili o precarie, con altri nuclei familiari, della stessa provenienza o di altra origine, ecc.);
- il progetto migratorio dei genitori, costantemente oscillanti fra stabilizzazione e nostalgia del ritorno e di conseguenza estremamente inaffidabili nella programmazione dei propri piani di vita.
Sono sempre più numerosi i bambini stranieri figli di coppie miste (un genitore italiano ed uno straniero oppure entrambi stranieri ma provenienti da paesi diversi). Quando due culture entrano in contatto in una situazione di convivenza così stretta come quella familiare è normale che si incontrino differenti concezioni:
- del ruolo (e spesso dell’autorità) del padre e del marito;
- del ruolo della madre e della moglie;
- dell’importanza che rivestono i figli all’interno della famiglia così costituita, in relazione anche all’ordine di nascita e al sesso;
- dei diritti e dei doveri reciproci.
Ovviamente le scelte dei genitori possono essere le più disparate e spesso essi si trovano ad oscillare fra posizioni ambivalenti e conflittuali, al bivio fra il desiderio di assimilazione e scomparsa di ogni traccia dell’appartenenza ad una cultura altra e il timore di perdere le proprie radici culturali e i valori fondanti di una realtà sicura e conosciuta entro cui educare i propri figli.
Ruolo dei genitori e cambiamenti nella migrazione
Essere genitori è un “lavoro” già di per sé estremamente complesso e carico di incognite e rischi. Esserlo nella migrazione comporta un aggravio notevole di responsabilità e difficoltà, legate in primis alle tensioni ambivalenti che si agitano in seno alla famiglia.
I genitori stranieri normalmente sono consci dell’alto valore dell’istruzione per i propri figli e ripongono nel loro successo scolastico le proprie speranze di riscatto sociale; purtroppo, però, essi giungono in Italia disinformati sul nostro sistema scolastico (così come su tutte le strutture educative ed assistenziali italiane), a volte con esperienze personali di scolarizzazione nel proprio Paese scarse o addirittura inesistenti, inevitabilmente con aspettative nei confronti della scuola molto diverse da quelle dei genitori italiani. Questo rende estremamente difficile la loro partecipazione attiva all’educazione dei figli e i loro atteggiamenti sono spesso di difficile interpretazione per gli insegnanti (Ezembé 1997).
La coppia immigrata ha lasciato nel Paese d’origine i propri legami affettivi e la propria rete di riferimento e deve inserirsi in un ambiente di cui ignora le regole e i modelli organizzativi, cercando di conservare il più possibile la propria lingua, la propria cultura, in una parola, la propria identità. Il desiderio di successo scolastico per i figli va a cozzare con il timore che la nuova realtà occulti i propri valori e le proprie tradizioni: si crea così una forte tensione in ambito familiare, in quanto i figli sono invece spinti al cambiamento e alla socializzazione con i coetanei, attraverso la frequentazione dei quali acquisiscono nuovi modelli di comportamento, nuovi schemi di pensiero, reti di valori e significati.
Bisogna inoltre considerare che, nel contesto della migrazione, il genitore spesso si trova a sperimentare una percezione di se stesso come adulto inadeguato, in quanto la genitorialità è fortemente determinata dal contesto sociale. Nella migrazione il genitore dovrebbe essere aiutato a crearsi una forma di genitorialità meticcia, sintesi di valori culturali diversi, in quanto solo questo tipo di approccio permetterebbe la costruzione di una figura genitoriale rafforzata in grado di seguire i figli nel percorso di integrazione. Già l’ingresso in un Paese straniero, infatti, tende a svuotare la principale funzione che un genitore svolge nei confronti del figlio, vale a dire la funzione di mediazione con la realtà circostante, da intendersi nel senso più ampio del termine: normalmente il genitore “interpreta” gli eventi e ne offre una chiave di lettura al bambino, permettendogli quindi di creare delle attribuzioni di significato a quanto accade intorno a lui.
Nella migrazione i genitori, spesso incapaci di comprendere la lingua e la cultura del Paese ospite, perdono questa capacità di mediazione e la situazione, in moltissimi casi, si capovolge: sono i figli , che frequentano la scuola, imparano a comunicare nella lingua del Paese, vivono le dinamiche di socializzazione e culturizzazione proprie della nuova realtà, a diventare mediatori per i propri genitori, con tutte le pesanti conseguenze negative che questo può avere in termini educativi.
Ovviamente sta anche alla scuola non peggiorare la situazione e ricorrere a delle strategie (ad esempio, l’interpretariato da parte dei figli o di altri minori connazionali) che sminuiscano ulteriormente il ruolo genitoriale.

