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Sviluppare le cinque abilità nell’insegnamento-apprendimento dell’italiano L2 - Il parlato dialogico e monologico

 

Il parlato dialogico

L’abilità legata alla capacità di parlare in un’altra lingua deve distinguersi in quella di partecipare ad un dialogo, il parlato dialogico, e in quella, molto più complessa, di costruire un discorso in assenza d’interlocutori, parlato monologico di cui parleremo più avanti.
Per partecipare ad un dialogo, l’apprendente deve essere guidato attraverso alcune regole sociali che sottendono la possibilità di un dialogo, prima ancora delle capacità linguistiche, come per esempio il rispetto dei turni di parola, la gentilezza e il rispetto verso gli altri e le loro opinioni, il controllo del tono di voce etc. A queste si aggiungono altre regole linguistico–sociali come la scelta del registro linguistico adatto alla situazione e alla persona con cui si parla. Si sceglierà di dare del Lei se ci s’immagina di affrontare un dialogo con una persona di una certa età o con un certo ruolo sociale, oppure semplicemente con un cliente. Nelle suddette situazioni si prediligerà un registro lessicale più formale. Anche la postura dovrà essere studiata con attenzione, agli apprendenti si spiegherà quale atteggiamento sarà più opportuno che assumano in determinate situazioni, stando, seduti compostamente oppure in piedi con la schiena dritta, senza le mani in tasca. Diverso sarà l’atteggiamento se immagineranno di dover conversare con un amico, poiché in quest’altro caso si prediligerà un registro informale, si darà del tu all’interlocutore e si potranno assumere posizioni più comode, anche se in ogni caso non scomposte. Troverà spazio qui anche la spiegazione della distinzione esistente tra informale e maleducato. Con gli amici non ci si può permettere tutto, si può solo essere più naturali, essere se stessi senza dimenticare il rispetto per gli altri.

È importante che nell’insegnamento di una lingua siano simulati sia dialoghi formali, come spesso accade, ma anche informali, in modo che i discenti imparino anche ad affrontare una discussione fra amici, in modo da avere la possibilità di integrarsi maggiormente nella società parlante la lingua che stanno apprendendo, nel nostro caso l’italiano. Attraverso le regole sociali che sottendono il dialogo, gli apprendenti avranno anche una maggiore nozione della cultura del Paese che parla quella lingua.

I dialoghi vanno naturalmente simulati e recitati e non letti o scritti. Chiaramente gli studenti potranno, e anzi dovranno prima prepararseli pensando alle parole da utilizzare, ma poi, sarà opportuno che provino a gestire una conversazione simulando la realtà.
Uno studente o una studentessa con capacità linguistiche ancora poco sviluppate potrebbe avere enormi difficoltà di fronte a questo compito e, per questo, avere un blocco emotivo. Esistono, però, vari tipi di dialogo adatti ai vari livelli linguistici.

1. Il dialogo completamente costruito, in cui gli studenti seguono, più o meno fedelmente, un modello di discussione che hanno appena ascoltato e si esercitano semplicemente nell’automatizzare determinate espressioni che possono essere adoperate in situazioni analoghe. Questa tecnica andrebbe usata solo con apprendenti con competenze linguistiche molto scarse, poiché limita la fantasia e rischia di essere un esercizio ripetitivo e demotivante.

2. Il dialogo semi - costruito, in cui vengono date alcune parti della conversazione e gli studenti devono saper ricostruire il resto. Può essere chiesto di introdurre alcune frasi, oppure semplicemente i verbi mancanti, in modo da focalizzare l’attenzione sull’uso di una forma verbale piuttosto che un’altra. I ruoli rimangono quelli del dialogo precedentemente ascoltato e da cui devono prendere spunto. Questa tecnica è adatta a discenti con un livello di competenza linguistica medio e serve soprattutto per esercitarsi in situazioni formali, nelle quali è bene avere un registro più rigido.

3. Il dialogo non costruito o libero, in cui vengono dati soltanto l’argomento e la scelta dei ruoli. Gli studenti sono liberi di esprimersi liberamente, scegliendo il registro linguistico più adatto. Va detto che non è possibile chiedere a degli studenti di dibattere su un qualsiasi argomento senza che si sia debitamente affrontato l’argomento nel corso delle lezioni. Questo tipo di dialogo si può proporre soltanto dopo aver reso l’argomento familiare agli studenti ed è, comunque, adatto a discenti con competenze linguistiche piuttosto elevate.

Il tema di una conversazione deve in ogni caso essere familiare e gli apprendenti devono essere già stati preparati nel corso delle precedenti lezioni sia a livello lessicale che contenutistico. Per intenderci la discussione non deve mai essere il modo per inserire un argomento, ma, al contrario un punto d’arrivo, in cui entrano in gioco tutte le competenze che si sono sviluppate sino a quel punto. Buona norma è, anche nella propria madrelingua, parlare e discutere sempre di argomenti di cui si è letto e su cui si ha avuto l’opportunità di riflettere. Sbagliato sarebbe anche chiedere di formulare un’opinione senza offrire la possibilità di sentirne o leggerne delle altre. Per poter fare in modo che entrino in contatto con altre idee, tra le quali potranno trovarvi anche una simile alla loro, si potrà introdurre un questionario con le idee più diffuse sull’argomento, dove gli studenti potranno indicare fino a che punto sono d’accordo indicando un valore tra uno e cinque, oppure tra uno e tre. Un’altra tecnica potrebbe essere quella di far leggere interviste fatte a persone comuni sull’argomento, grazie alle quali lo studente o la studentessa potrà indicare quale di queste opinioni si avvicina maggiormente alla sua.

 

Il parlato monologico

Come abbiamo accennato in precedenza l’abilità legata al parlato può essere intesa anche come capacità di svolgere un monologo. Questa capacità è da considerarsi particolarmente difficile per la difficoltà che abbiamo già nella nostra madrelingua a costruire un discorso in assenza d’interlocutori che con le loro domande ci guidino nell’argomentazione.
Al contrario del dialogo, dove era necessario saper effettuare frasi brevi, in questo caso si deve essere in grado di costruire frasi complete e argomentazioni significative. Quest’abilità verrà sviluppata fin dall’inizio del percorso didattico dell’insegnamento della lingua attraverso argomenti, prima elementari e, poi, mano a mano più complessi. Anche il tempo dedicato alle attività didattiche legate a questa abilità varierà in base alle competenze linguistiche acquisite dagli studenti, ovvero a chi avrà competenze poco sviluppate si chiederà di parlare solo per pochi minuti, mentre a chi deve svolgere esercizi di potenziamento si potrà chiedere di presentare relazioni su argomenti più complessi e per una durata sicuramente maggiore.

Il monologo potrà consistere nella riesposizione di un testo precedentemente letto o ascoltato. Lo studente o la studentessa verrà preparato a questo tipo d’attività attraverso esercizi mirati che lo porteranno a fissare determinati contenuti di un testo orale o scritto, elementi che, in un secondo momento, potranno essere riorganizzati grazie a schemi indicati dall’insegnante o, precedentemente imparati in altre lezioni, in un discorso significativo. Chiedere di costruire un monologo senza accompagnare lo studente o la studentessa in quest’impresa è assurdo, infatti, questa è un’abilità molto complessa, per la quale gli studenti hanno bisogno di essere aiutati dall’insegnante che li deve facilitare, guidandoli attraverso la ricerca di elementi a loro utili a tal fine.

Come detto per il dialogo, anche per il monologo è bene fornire agli studenti che debbano ascoltare o leggere, prima di farli parlare su un tema, poiché si non dovrebbe mai parlare di ciò che non si conosce. Inoltre, il monologo dovrebbe essere sempre finalizzato e contestualizzato. Si dovrà avere cura di indicare lo scopo e il destinatario del discorso. Non parliamo mai senza un motivo e senza un destinatario, ma sempre per uno scopo e per qualcuno. Lo studente o la studentessa sarà guidato nella costruzione del proprio monologo ricevendo consegne chiare, che gli o le permettano di effettuare un monologo in un contesto naturale, dove la lingua viene usata come avviene nella vita di tutti i giorni.