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La metacognizione e la metaemozionalità per la costruzione delle life skills

Per orientarsi e saper governare con successo le proprie esperienze formative e lavorative fra le incertezze, la complessità ed i cambiamenti che caratterizzano l’attuale contesto socioculturale è necessaria un’attività processuale molto com-plessa a forte valenza metacognitiva e metaemozionale. Vengono definite come life skills [1] quelle abilità e competenze che consentono al cittadino del XXI secolo di vivere da soggetto consapevole, critico e responsabile. Esse consistono nella capacità di leggere dentro se stessi (autoconsapevolezza) e riconoscere le proprie e le altrui emozioni (autocontrollo, empatia) per governare le tensioni e lo stress e per interagire in maniera positiva con gli altri, sviluppando relazioni empatiche e  comunicazioni efficaci.

Le skills logiche e metacognitive si concretizzano nella capacità di analizzare e valutare le situazioni attraverso il senso critico, nella decision making, nella capacità di problem solving [2], riflettendo al contempo sulle proprie strategie co-gnitive al fine di migliorarle.

Il nuovo obbligo di istruzione, introdotto nell’agosto 2007, declina le life skills education in otto competenze chiave trasversali, necessarie per lo sviluppo della persona e per una sua positiva interazione con la realtà sociale e naturale: imparare ad imparare, progettare, comunicare, collaborare e partecipare, agire in modo autonomo e responsabile, risolvere i problemi, individuare collegamenti e relazioni, acquisire ed interpretare l’informazione [3].
La scuola, dunque, è investita anche della formazione di tali competenze–chiave, in quanto “luogo dell’educazione” entro il quale si coniugano tre tipologie di sapere: quello quotidiano informale, di cui i ragazzi sono portatori; quello  esperto formale, che consente al soggetto di imparare a pensare, a comunicare, a rappresentare, ad agire; il sapere didattico offerto dagli insegnanti per realizzare una relazione significativa finalizzata all’apprendimento.


Si tratta di una responsabilità istituzionale molto rilevante e di non facile traduzione operativa.
Da un lato occorre ridefinire, almeno in parte, il ruolo dell’insegnante, che deve essere un educatore attento, in grado di presentare in forma problematica gli argomenti a partire da una relazione capace di valorizzare tutti gli alunni. Egli dovrebbe tendere più alla trasferibilità degli apprendimenti in altri contesti che al nozionismo disciplinare fine a se stesso.
D’altra parte, occorre aver chiaro che cosa è significativo per i bambini ed ra-gazzi di questo contesto storico. Gardner individua a questo proposito “cinque chiavi per il futuro” [4]: una mente disciplinare, etica, rispettosa, sintetica, creativa.
In quest’ottica si realizza la sfida educativa del terzo millennio: si formano i cittadini di domani, consapevoli e responsabili, aperti al cambiamento e si costruisce una società cognitiva che impara a conoscere, innalzando il livello di competenze e di abilità conseguite; una società che impara a vivere, superando le trappole dei conformismi e la logica del consumismo attraverso un pensiero critico, creativo e attraverso l’autoconsapevolezza.
Si costruisce, inoltre, una società che impara ad essere, attraverso relazioni interpersonali autentiche, attraverso capacità empatiche, si formano, in questo modo, cittadini  in grado di gestire le emozioni, lo stress e di praticare una cittadinanza attiva attraverso un sano protagonismo, un impegno solidale e cooperativo.



Note:

1. Raccomandazione conclusiva sul tema dell’orientamento, Congresso UNESCO, Bratislava, 1970;
Memorandum sull’educazione e la formazione permanente, Commissione delle Comunità Europee,  
2000; Risoluzione del Consiglio dell’Unione Europea sul Rafforzamento delle politiche, dei sistemi e delle prassi in materia di orientamento lungo tutto l’arco della vita in Europa, 2004; Raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio sulle Competenze chiave per l’apprendimento permanente 2005 e 2006.
2. Cfr. Dall’Aglio C. Tannini M., Educare le life skills. Come promuovere le abilità psico-sociali e affettive secondo l’organizzazione Mondiale della Sanità, Erickson, Trento, 2004
3. Cfr. D.M. 139 del 22 agosto 2007: Regolamento recante norme in materia di adempimento dell’obbligo di istruzione ai sensi dell’art. 1, comma 622, della legge 27-12-2006, n.296.
4. Cfr. Gardner H., Cinque chiavi per il futuro, Feltrinelli, Milano, 2007.


Autore: Antonietta Parente, insegnante, laureata in Pedagogia, studiosa di problematiche educative, pedagogiche e didattiche, autrice di diversi contributi pedagogici.

copyright © Educare.it - Anno XI, N. 8, Luglio 2011