- Categoria: Scuola e dintorni
- Scritto da Serena Gregorini
L'alleanza educativa scuola-famiglia - Le nuove indicazioni ministeriali
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La partecipazione dei genitori nelle nuove indicazioni ministeriali
In ultima istanza è sopraggiunto in data 22 novembre 2012, un documento ministeriale che rimarca l'importanza e la necessità di condurre un concordato percorso di educazione tra scuola e famiglia dal titolo: Linee di indirizzo sulla Partecipazione dei genitori e corresponsabilità educativa, accompagnato da una Nota del Capo Dipartimento, Lucrezia Stellacci, e che sottolinea che l'educazione e l'istruzione debbano essere anzitutto un servizio alle famiglie e che “non possa prescindere da rapporti di fiducia e di continuità che vanno costruiti, riconosciuti, sostenuti e valorizzati”[iv].
Nella realtà dei fatti, il rapporto è complesso; il più delle volte si naviga a vista. Sempre più spesso i docenti sono caricati di compiti che vanno ben al di là della “classica” e consolidata “funzione docente”. In realtà fin dagli Orientamenti del '91 della Scuola dell'Infanzia, si sottolineava la metamorfosi della società e della famiglia: nuclearizzazione, nuovo ruolo sociale della donna, mass-media. Quindi già da un ventennio, è consolidata l'opinione della interdipendenza tra scuola e società, declinata nelle sue diverse componenti. Nelle nuove Indicazioni Nazionali per il curricolo (2012), non si perde ancora una volta l'occasione di descrivere una realtà in continuo mutamento: uno scenario ambivalente “in cui si moltiplicano sia i rischi, sia le opportunità”. Il paesaggio educativo, si dice, “è diventato estremamente complesso” e questa complessità è espressa da nuove forme di famiglia, da molteplici interazioni con diverse culture, da eterogenei flussi di informazioni che formano ma che anche si intrecciano con analfabetismi di ritorno. In questo nuovo scenario, le finalità della scuola devono essere, allora definite “a partire dalla persona che apprende, con l'originalità del suo percorso individuale e le aperture offerte dalla rete di relazioni che la legano alla famiglia e agli ambiti sociali”.
La persona va pensata e posta al centro del sistema: e la persona è lo studente, accolto fin dal suo ingresso nel mondo dell'istruzione, a 2 anni e mezzo (per via dell'anticipo). E il modo per decretare la sua centralità sta principalmente nell'alleanza educativa con i genitori[v].
“Non si tratta – proseguono le Indicazioni 2012 – di rapporti da stringere solo in momenti critici, ma di relazioni costanti che riconoscano i reciproci ruoli e che si supportino vicendevolmente nelle comuni finalità educative”.
Tanto più questa alleanza si rende necessaria quanto più cresce il tasso di presenza di studenti che denotano difficoltà che non rientrano più nelle certificazioni ex L. 104/92[vi]: alunni con speciali bisogni di inclusione ai quali va garantito un percorso formativo calibrato sulle potenzialità e sulle capacità specifiche loro proprie.
È stata di recente emanata dal Ministero dell'istruzione, a firma del Ministro Profumo, la Direttiva del 27 dicembre 2012, seguita poi dalla Circolare n.8 del 6 marzo 2013, sugli “Strumenti di intervento per alunni con Bisogni Educativi Speciali e organizzazione territoriale per l'inclusione scolastica”. Con tali indicazioni, oltre alla novità significativa in merito alla gestione e alla integrazione degli alunni con disabilità, Dsa e ogni altro tipo di difficoltà o svantaggio, si evidenzia, per la prima volta, la necessità di elaborare per tutti gli alunni con Bes, un percorso individualizzato, che si realizza attraverso la redazione di un Piano didattico personalizzato (Pdp)[vii]. Per la redazione di un tale importante documento, che è strumento di lavoro in itinere per gli insegnanti e ha pure “la funzione di documentare alle famiglie le strategie di intervento da programmare”, non si può prescindere dalla collaborazione educativa delle diverse parti in gioco. Quindi, anche con questo recente documento si ribadisce l'assoluta necessità per la scuola e la famiglia di lavorare a stretto contatto, in un clima di fiducia e di stima, nel rispetto dei ruoli propri di ciascuno e nella convinzione della complementarietà dei compiti educativi. Il concorso delle competenze e professionalità, va comunque sempre posto in essere perché solo insieme si può lavorare ponendo al centro l'alunno.
Insomma bando ai particolarismi, agli arroccamenti di principio e alle prese di posizione che arrestano il processo di collaborazione scuola – famiglia, rapporto che solo serve al bambino e al ragazzo, alla sua crescita armoniosa e completa, alla sua reale formazione di uomo e cittadino.

