- Categoria: Scuola e dintorni
- Scritto da Serena Gregorini
L'alleanza educativa scuola-famiglia - Progettare percorsi condivisi
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Progettare percorsi condivisi
E come iniziare nella scuola e nelle comunità locali a creare percorsi educativi significativi per il benessere del bambino? Accanto a tante realtà virtuose, purtroppo, vi sono in Italia, zone oscure in cui la scuola resta chiusa in sé e ove il più delle volte i genitori sanno a mala pena cosa si faccia durante le ore di lezione dei propri figli. Lì dove più difficilmente il concorso delle agenzie educative si realizza, una semplice e veloce soluzione ci potrebbe essere: copiare dove già ci sono esperienze efficaci e provate di collaborazione.
Da una parte quindi si attuino progetti mirati all'avvicinamento dei genitori alla scuola, per permettere loro di conoscere le routine scolastiche e la vita di classe, e dall'altra si rende necessaria una formazione adeguata del corpo docente nel senso della gestione opportuna dei colloqui e degli incontri con le famiglie.
Si tratta cioè di considerare possibile l'inserimento nelle progettazioni scolastiche di iniziative quali “Nonni a scuola”, o la “Settimana della mamma o del papà”, in cui si avvicinano le diverse agenzie educative e si permette agli uni e agli altri di conoscersi meglio, si esprimersi completamente nel proprio ruolo ma anche nelle proprie potenzialità[viii]. Non è solo una visita di un personaggio esterno alla scuola, ma un momento di condivisione di obiettivi da raggiungere, di metodologie stabilite insieme, di scelte educative, in sostanza, partecipate, discusse insieme a chi, prima dei docenti, è responsabile della formazione di un ragazzo che sarà l'uomo e il cittadino di domani.
Ma ogni progetto deve essere inserito e pensato in un quadro organico, entro una cornice complessiva e complessa di lavoro da svolgere con criterio in cui oltre a momenti di incontro e di scambio, vi siano spazi di riflessione e confronto.
In tal senso allora, si tratta anche di ripensare gli incontri scuola-famiglia come il tempo e il luogo in cui la professionalità docente, formata non solo per l'insegnamento ma anche per la comunicazione inter-istituzionale, trova il modo di dialogare con la parte corresponsabile del percorso educativo dell'allievo. Quindi gli incontri non dovrebbero essere solo trasmissivi sul voto in una data materia, sugli obiettivi più o meno raggiunti dall'alunno, sul comportamento (divenuto adesso oggetto di un voto numerico). Si dovrebbero studiare forme di scambio dialogico in merito ad un percorso di crescita tout court dell'allievo; un colloquio pedagogico, in cui si esplicitano certamente i voti e gli obiettivi, ma anche gli stili di apprendimento, le ragioni delle difficoltà, gli interessi e le motivazioni che spingono il bambino o il ragazzo ad apprendere.
Il colloquio, inteso come dialogo aperto, costante, costruttivo, dovrebbe essere declinato in forme e linguaggi idonei all'incontro sia con chi non è esperto del settore, sia con chi è portatore di diversi interessi, aspettative, culture. Ed anche in tal senso ci sono esperienze virtuose di scuole che hanno stilato protocolli di attuazione del colloquio con le famiglie. Non si tratta, certo, di burocratizzare, né di ridurre a formalismo ciò che invece è ricco di senso e di emotività[ix], ma si tratta di sapere con esattezza cosa e soprattutto come dire dell'andamento didattico - disciplinare di un ragazzo.
Per fare ciò non si può prescindere da una previsione nel POF (Piano dell'Offerta Formativa), che è il documento ufficiale in cui la scuola pone le linee programmatiche pedagogiche e filosofiche di base della propria gestione, i tratti esistenziali caratterizzanti la propria identità, la vision e la mission del proprio essere scuola, istituto e comunità educante.
Si deve notare che in questo percorso di condivisione di scelte educative mirate sul singolo discente, sempre più assume un ruolo rilevante il territorio, che con le sue componenti concorre ineludibilmente alla formazione di percorsi di crescita di ogni individuo. Pertanto dal POF, sempre più, si passerà al POFT (Piano dell'Offerta Formativa Territoriale): un documento in cui le proposte formative e educative della scuola e delle agenzie educative del contesto territoriale e culturale su cui la scuola si colloca, si fondono senza confondersi e si completano per arricchirsi.
“La sfida da rilanciare – si dichiara nella nota del MIUR del 22.11.2012 – consiste, per un verso, nel favorire la partecipazione dei genitori alla vita scolastica attraverso i comitati, le associazioni, le iniziative locali di formazione, il dialogo nel colloquio individuale e nelle assemblee e, dall'altro, nel sostenere la rappresentanza e incrementare l'attività nei FORAGS (Forum Regionali dei Genitori della Scuola) e nel FONAGS (Forum Nazionale dei Genitori della Scuola). L'associazionismo dei genitori e degli studenti rappresenta, infatti, un luogo privilegiato di mediazione di interessi, di formazione e preparazione alla partecipazione democratica per il conseguimento del bene complessivo, orizzonte più ampio dell'interesse personale”.
Collaborazione quindi e corresponsabilità, sono le parole d'ordine di un nuovo percorso di alleanza educativa che pone al suo centro il benessere del bambino e del ragazzo.
Sarà, alla fine, lo strumento del Bilancio Sociale[x] a rendere oggettivo il gradimento dell'utenza (famiglie, studenti e altri portatori di interesse) ma soprattutto l'efficacia di un rapporto dialogico strutturato al fine di promuovere il completo e armonico sviluppo degli studenti e il raggiungimento più alto degli obiettivi scolastici e formativi pensati per ciascuno di essi.
Note:
[ii] Istituzione del Forum Nazionale delle associazioni dei genitori
[iii] Regolamento recante modifiche e integrazione al DPR 567/96 concernente la disciplina delle iniziative complementari e delle attività integrative nelle istituzioni scolastiche
[iv] Art.1 delle “Linee di Indirizzo” del 22 novembre 2012: “La corresponsabilità educativa: aspetti problematici e valore strategico - Le innovazioni introdotte nella scuola hanno rafforzato sempre più il ruolo propositivo delle famiglie nella formulazione di proposte, nelle scelte di talune attività formative e in altri aspetti che riguardano i percorsi educativi. Oggi possiamo ben affermare che il protagonismo attivo delle famiglie è ormai un dato acquisito, essendo definitivamente riconosciuto dalle politiche scolastiche ed entrato nell'apparato concettuale della cultura delle scuole. Con il passaggio da una corresponsabilità educativa sancita ad una esercitata all'interno della scuola, sono realmente privilegiate occasioni di incontro e di lavoro in cui i genitori possano esprimersi e dare il loro contributo, a vari livelli, confrontarsi con i docenti e con il territorio sulle problematiche giovanili, proporre esperienze extracurricolari, ove consentito, far parte di gruppi di lavoro. Gli insegnanti e i genitori, nonostante la diversità dei ruoli e la separazione dei contesti di azione, condividono sia i destinatari del loro agire, i figli/alunni, sia le finalità dell'agire stesso, ovvero l'educazione e l'istruzione in cui scuola e famiglia operano insieme per un progetto educativo comune. Il focus della problematicità di questo rapporto cade sul rispetto dei ruoli, delle competenze, dei compiti e delle libertà di ciascuna di queste due figure. Nell'esercizio della corresponsabilità, infatti, ciò che fa accrescere l'efficacia di questo mezzo è lo scambio comunicativo e il lavoro cooperativo. Ma ciò che mantiene vivo tale scambio è quel senso di responsabilità sociale che dovrà determinare le scelte strategiche delle scuole, connotando il loro lavoro come contributo significativo alla costruzione del sociale. Va sottolineato che, nell'economia dell'attività scolastica, "costruire il sociale" vuol dire assumersi, nei confronti della società, la responsabilità degli effetti delle scelte che si compiono, in termini di valori educativi; parliamo dunque di successo scolastico e sviluppo delle competenze chiave. La responsabilità sociale non si riferisce all'onere delle decisioni, che è una responsabilità istituzionale, bensì al dovere, nei confronti dei cittadini, di rendere trasparente l'esercizio dell'autonomia. Nel bilancio sociale l'aspetto più rilevante è il processo identificativo della singola istituzione scolastica composta da una individuazione dei processi educativi messi in atto e delle strategie adottate, tali da delineare l'identità della scuola e, in particolare, dei soggetti che hanno cooperato condividendo la responsabilità dei vari progetti realizzati: docenti, genitori, studenti, personale ATA, Associazioni di genitori e gli altri organismi esterni. (…) Le famiglie, in forma individuale o collettiva, potranno esercitare il loro ruolo propositivo ed esprimere le loro istanze, contribuendo significativamente e attivamente alla definizione dell'autonomia didattica e culturale della scuola. In questa prospettiva metodologica dell'agire scolastico, la progettazione educativa può concretamente definirsi "partecipata" in quanto i soggetti che cooperano alla sua realizzazione sono coinvolti fin dalla fase iniziale, quando si getta la trama e l'ordito su cui tessere le sequenze dell'itinerario scolastico. Le scuole, pertanto, dovranno sfruttare al meglio strumenti e risorse disponibili in modo da consolidare queste nuove forme di collaborazione con le famiglie e aprire nuove forme di dialogo e di comunicazione basate su uno scambio continuo, interno ed esterno, tali da caratterizzare realmente una comunità educante.
[v] Si parla di “genitori” e di “famiglia”, in questo testo come in tanti altri, ma mi pare si debba sottolineare come questi termini nella società attuale siano rivestiti di un significato che va al di là della stretta semantica. Con l'aumento delle famiglie mononucleari, delle nuove famiglie con genitori “non biologici”, i termini “padre”, “madre” e “famiglia”, saranno intesi nel senso di includere tutti coloro che si prendono cura del bambino in maniera più stretta, costante e intenzionale. Con questo intendo dire che anche una nonna potrebbe svolgere il ruolo di “madre”, un compagno stabile, il ruolo di “padre”. Sta anche in tal caso alla professionalità del corpo docente sapere a quali figure genitoriali, legittimate, fare riferimento e in che termini.
[vi] E ciò vuol dire insegnante di sostegno e Piano educativo personalizzato (PEI), visti sempre e comunque in un percorso inclusivo e propositivo nel senso dell'inserimento sociale.
[vii] Ex art. 5 D.M. 5669/2011.
[viii] Una mamma esperta di cucina potrebbe essere una risorsa utile per la classe intera, così come un papà meccanico o un nonno medico. La sola esperienza però, da sé non è sufficiente nell'interazione coi ragazzi; veicolata invece dalla professionalità docente, può divenire fonte di sapere e mezzo per incuriosire gli alunni in merito alle tematiche più disparate. Inoltre lo scambio di conoscenze e competenze oltre ad avvicinare la persone, favorisce la stima reciproca.
[ix] Di certo non è trascurabile l'aspetto emotivo che include un colloquio con le famiglie. Nei momenti di confronto sulla valutazione di un bambino, si mettono in gioco aspettative, sentimenti, preconcetti, che vanno rispettati e affrontati con metodo, non potendo essere lasciati all'improvvisazione.
[x] Introdotto dalla Direttiva del Ministro della Funzione Pubblica il 17 febbraio 2006, è il documento di rendicontazione sociale attraverso cui la scuola rende noti agli stakeholders quali sono i risultati raggiunti dall'istituzione e le risorse utilizzate.
Autore: Serena Gregorini. Si laurea in Giurisprudenza ma coltiva la passione per gli studi sociali e pedagogici, frequentando corsi di aggiornamento e master in Didattica delle lingue straniere, sui Disturbi specifici di apprendimento, sui Diritti dei minori. Partecipa a un gruppo esperienziale regionale sul Maltrattamento e abuso a danno di minori. È attualmente insegnante di scuola dell'infanzia.
copyright © Educare.it - Anno XIII, N. 10, Ottobre 2013

