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Il cane come mediatore educativo nell’esperienza di pet-therapy con soggetti affetti da disabilità intellettiva - Piera


Progetti

In questo capitolo presenteremo i progetti dei singoli ragazzi, delineando un breve profilo introduttivo, gli obiettivi inquadrati all'interno del progetto educativo individualizzato, generale del Centro e l'utilizzo del cane per il raggiungimento delle finalità.

PIERA di anni 27

Piera presenta una diagnosi di cerebropatia connatale con disturbi comportamentali. Parla e capisce senza particolari problemi. E' autonoma nel camminare ma molto distratta, gradisce molto passeggiare ma non rispetta le regole stradali. Molto affettuosa, espansiva curiosa ed attenta ad ogni novità, scherza volentieri. Teme ed esagera il dolore fisico proprio ed altrui. Ha bisogno di essere continuamente stimolata.

Il progetto educativo individualizzato prevede come finalità generale un aumento delle autonomie orientate a definire meglio la propria personalità e individualità, attraverso scelte personali e le capacità di esprimere bisogni personali. Il quadro di riferimento presenta grossi vincoli in riferimento al nucleo familiare di origine e all'intervento farmacologico importante che impediscono l'immediato manifestarsi delle capacità cognitive presenti.

PROGETTO DI PET-THERAPY

Per Piera si è pensato di insistere sul comando dato al cane come comportamento che richiede una sua intenzionalità di fondo, principalmente realizzato anche attraverso il gioco. Principio base del comando è rappresentato dalla conoscenza del significato delle parole utilizzate nei confronti del cane, poiché Piera manifesta un'incapacità di collegamento se queste non sono interiorizzate. Buttare la palla, riportare la palla sono esercizi che avvengono solo a condizione che Piera sappia trasmettere i comandi opportuni al cane e ne comprenda il significato. Proporre a Piera un lavoro in un luogo protetto senza la presenza né del conduttore né dell'educatore, ma solo con il cane per permetterle un aumento dell'intenzionalità nell'interazione col cane e dell'autonomia nell'esecuzione di sequenze operative. Favorire inoltre un aumento dell'autostima attraverso i risultati ottenuti nell'interazione col cane in completa autonomia.

RISULTATI OTTENUTI DA PIERA

L'intervento di Piera è strutturato in tre momenti:

  • 1. all'inizio l'ambientamento, dove Piera va a prendersi il cane successivamente è accompagnata in una stanza dove rimane da sola col cane;
  • 2. nel secondo momento porta il cane all'esterno dove, con l'aiuto del conduttore, si lavora sul rinforzo dei comandi da dare al cane;
  • 3. la terza parte prevede una passeggiata dove lei è libera di andare dove vuole con il cane.

Il tutto termina riportando il cane nel suo box.

Il lavoro nella stanza è stato ipotizzato per creare momenti in cui, in assenza di qualsiasi intervento esterno da parte dell'adulto, Piera riesca a costruire o ad attivare comportamenti intenzionali, gesti spontanei verso il cane che siano un segnale di autonomia. In questo modo si dà la possibilità all'educatore di verificare l'avvenuta interiorizzazione dei comandi da dare al cane. Ogni momento è stato filmato in cieco e sorvegliato dall'educatrice e dal conduttore, pronti ad intervenire ad ogni possibile manifestazione di comportamento inadeguato o ansiogeno. Le competenze strumentali nell'interazione col cane sono state: dare da bere, dare da mangiare, lanciare la pallina per il gioco. Queste fasi sono state apprese separatamente nei mesi precedenti durante il lavoro di branco. All'interno della stanza Piera ha sperimentato prima separatamente le tre competenze; poi accoppiate tra loro acqua-cibo, cibo-pallina, pallina-acqua. Attualmente ha a disposizione le tre competenze ed ha libertà di scelta non avendogli dato nessuna sequenza operativa. La durata dell'intervento è arrivato fino ad un massimo di 20 minuti. Il comportamento di Piera all'interno della stanza è andato via via strutturandosi in direzione di una sempre maggiore iniziativa e autonomia, incontrando difficoltà nei momenti in cui non riesce a concludere un'azione (chiudere lo zainetto, il cane che non risponde al comando, ecc.). Piera entra in difficoltà sull'incapacità di concludere un'azione da lei iniziata; questo aspetto si manifesta anche in contesti più allargati nei confronti di eventi quali la malattia, la prolungata assenza, l'ospedalizzazione di persone da lei conosciute, dove manifesta un'ansia su come si andranno a concludere le vicende. In questo contesto il cane è stato utilizzato come elemento di realtà. La presenza del cane e l'interazione intenzionale con esso hanno creato lo spazio mentale in Piera che le permettevano una restituzione della realtà che in quel momento si trovava a vivere.

La seconda parte del lavoro prevede un momento di natura prettamente strumentale sul rinforzo dei comandi che Piera deve dare al cane. L'importanza di questa fase è data dalla necessità di rinforzare degli apprendimenti a fronte di un aspetto cognitivo carente.

La terza fase prevede la passeggiata in completa libertà di Piera con il cane seguita a distanza dal conduttore e dall'educatore. Sono ribaltati i termini della relazione.

Il risultato maggiore lo si è ottenuto nel rinforzo del comando che ha permesso il cambiamento di ruolo.

Ora Piera non subisce la relazione, ma riesce ad imporla ed a gestirla. Questo aspetto la gratifica molto ed aumenta la sua autostima.