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L’educazione alla salute nell'età evolutiva come fattore preventivo dei disturbi del comportamento alimentare

eating disorder

I disturbi del comportamento alimentare, oggi molto frequenti, hanno una genesi multifattoriale. Secondo una serie di studi, tuttavia, vi sono dei fattori di rischio che aumentano la possibilità di ammalarsi, fra cui il sesso, l’etnia, l’età, la familiarità, gli abusi subiti nell’infanzia. Parimenti esistono alcuni fattori preventivi, tra i quali un ruolo importante è svolto dai programmi di educazione alla salute e al benessere in età evolutiva, che si servono dei costrutti della dissonanza cognitiva e dell’alfabetizzazione mediatica.

I disturbi del comportamento alimentare (DCA)

I disturbi del comportamento alimentare sono delle patologie in cui è alterato il rapporto che l’individuo ha con il cibo. Il DSM 5 (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) distingue 8 disturbi. In pratica, i DCA possono essere classificati in:
• pica;
• disturbo di ruminazione;
• disturbo dell’alimentazione evitante/restrittivo;
• anoressia nervosa;
• bulimia nervosa;
• disturbo da alimentazione incontrollata;
• altro disturbo della nutrizione o dell’alimentazione specificato;
• disturbo della nutrizione o dell’alimentazione non specificato.
I disturbi più frequenti sono rappresentati dall’anoressia nervosa, bulimia nervosa e disturbo da alimentazione incontrollata [1].


Anoressia nervosa (AN), Bulimia nervosa (BN) e Disturbo da alimentazione incontrollata (DAI)

Nell’anoressia nervosa si ha una riduzione dell’assunzione di cibo, con conseguente marcata perdita di peso, che appare notevolmente inferiore rispetto a quello che ci si aspetterebbe, considerando il sesso, l’età e l’altezza. Inoltre, è presente la paura di ingrassare e un’alterata percezione del proprio corpo (ci si vede grassi malgrado la magrezza estrema) [1].
Nella bulimia nervosa è presente la tendenza alle abbuffate compulsive. In altre parole, la persona non è in grado di smettere di mangiare. Alle abbuffate compulsive seguono dei comportamenti compensativi, quali il vomito autoindotto, l’esercizio fisico fatto fino allo sfinimento, l’uso eccessivo di lassativi o diuretici, periodi di completo digiuno. In chi soffre di bulimia nervosa, l’autostima e la percezione di sé dipendono dalla forma fisica. Perché si possa parlare di bulimia nervosa, le abbuffate e i comportamenti compensativi devono essere presenti per almeno una volta alla settimana per tre mesi consecutivi [1].
Nel disturbo da alimentazione incontrollata sono presenti le abbuffate compulsive, ma mancano i meccanismi di compenso (vomito autoindotto ecc.). L’individuo sperimenta un notevole senso di colpa, dopo ogni abuso alimentare. Questo non controllo del comportamento alimentare deve manifestarsi come minimo una volta alla settimana per tre mesi consecutivi [1].

I fattori di rischio

Esistono numerosi fattori di rischio che possono implementare la possibilità di sviluppare un disturbo del comportamento alimentare.
• Riguardo al sesso, le donne hanno maggiori probabilità di ammalarsi di DCA rispetto agli uomini, in particolare di anoressia nervosa e bulimia nervosa [2].
• Relativamente all’etnia, l’etnia caucasica ha una maggiore suscettibilità per questi disturbi [3].
• In relazione al lavoro, le ballerine, le modelle e le atlete più facilmente contraggono un DCA, nello specifico l’anoressia nervosa [3].
• Le adolescenti che vivono con madri che posseggono un elevato grado di istruzione manifestano una maggiore propensione ad ammalarsi di anoressia nervosa [4].
• L’età adolescenziale, fra le varie età del ciclo di vita, è quella più vulnerabile relativamente all’anoressia mentale [3].
• Le ragazze che presentano un’eccessiva preoccupazione per il proprio peso e una cronica insoddisfazione per il proprio corpo si ammalano frequentemente di DCA [5].
• Il seguire una dieta vegetariana può predisporre all’insorgenza di comportamenti bulimici [3].
• Chi ha un familiare che soffre di disturbi del comportamento alimentare o disturbi dell’umore (sindrome depressiva) o disturbi d’ansia (disturbo da attacchi di panico, disturbo da ansia generalizzata, disturbo ossessivo compulsivo) o abuso di sostanze può presentare una maggiore suscettibilità ad ammalarsi di DCA [2].
• I bambini obesi e quelli che presentano difficoltà digestive hanno una maggiore presumibilità di sviluppare un disturbo del comportamento alimentare, più specificatamente la bulimia nervosa e il disturbo da alimentazione incontrollata [3].
• L’abuso sessuale, fisico e psicologico e le cure parentali scadenti, durante l’infanzia, predispongono ad anoressia nervosa e bulimia nervosa [6].
• Alcuni studi sembrano suggerire una predisposizione genetica che favorirebbe lo sviluppo di disturbi del comportamento alimentare [7].


I programmi di prevenzione

Fra i programmi preventivi, quello basato su interventi di educazione alla salute e al benessere, durante l’adolescenza, ha maggiore probabilità di ridurre l’incidenza e la frequenza dei disturbi del comportamento alimentare. Capisaldi di tale programma sono i seguenti obiettivi:
• debellare l’idea della magrezza come sinonimo di bellezza;
• migliorare la percezione della propria immagine corporea;
• ristrutturare l’affettività, in maniera da incidere sui vissuti depressivi eventualmente presenti;
• eliminare le abitudini alimentare distoniche, come, per esempio, il seguire delle diete drastiche;
• implementare l’autostima e l’autoefficacia.
Per giungere a questi obiettivi, le strategie più efficaci appaiono essere quelle che si servono dei costrutti della dissonanza cognitiva e della alfabetizzazione mediatica [3].

La dissonanza cognitiva è una teoria che spiega il rapporto che esiste fra cognitività e comportamento. Solitamente, gli individui tendono ad essere coerenti, ovvero a creare sintonia fra quello che pensano (credenze, idee, opinioni) e come si comportano. Tale condizione è denominata consonanza cognitiva [8]. Laddove non c’è coerenza fra pensieri e comportamenti si crea una condizione di dissonanza cognitiva. L’individuo vive, allora, uno stato di disagio dovuto proprio all’incoerenza. Generalmente, la dissonanza si supera o attraverso il cambiamento delle proprie condotte o mediante la ristrutturazione dei propri pensieri (ristrutturazione cognitiva) [8].
Gli interventi di educazione al benessere, basati sulla dissonanza cognitiva, finalizzati al raggiungimento degli obiettivi sopramenzionati, sono risultati efficaci nel prevenire i disturbi del comportamento alimentare [9].
Attraverso l’alfabetizzazione mediatica si incentiva «la promozione di una capacità critica rispetto ai media ...(per ridurre) la credibilità e l’influenza persuasiva» [10]. In altre parole, si abituano i ragazzi a decondizionarsi dall’ideale di bellezza e dal paradigma della forma fisica perfetta veicolati dai media. Tale intervento ha un effetto estremamente positivo nella prevenzione dei DCA nell’età evolutiva [7].

 


Note Bibliografiche

  • 1. American Psychiatric Association (APA) (2014). DSM-5 Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Milano: Raffaello Cortina Editore.
  • 2. Hautala, L., Helenius, H., Karukivi, M., Maunula, A.M., Nieminen, J., Aromaa, M. (2011) The role of gender, affectivity and parenting in the course of disorder eating: a 4-years prospective case-control study among adolescents. Int. J. Nurs. Stud., 48 (8), 959-972.
  • 3. De Virgilio, G., Coclite, D., Napoletano, A., Barbina, D., Dalla Ragione L., Spera G., Di Fiandra, T. (Ed.) (2013). Conferenza di consenso. Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) negli adolescenti e nei giovani adulti. Roma: Istituto Superiore di Sanità (Rapporti ISTISAN 13/6).
  • 4. Ahren, J.C., Chiesa, F., Klinteberg, B., Koupil, I. (2012). Psychosocial determinants and family background in anorexia nervosa - results from the Stockholm Birth Cohort Study. Int. J. Eat Disord., 45 (3), 362-369.
  • 5. Stice, E., Ng, J., Shaw H. (2010). Risk factors and prodromal eating pathology. J. Child Psychol. Psychiatry, 51 (4), 518-525.
  • 6. Jaite, C., Schneider, N., Hilbert, A., Pfeiffer, E., Lehmkuhl, U., Salbach-Andrae, H. (2012). Etiological role of childhood emotional trauma and neglect in adolescent anorexia nervosa: a cross-sectional questionnaire analysis. Psychopathology, 45(1), 61-66.
  • 7. Stice, E., Marty, C.N., Durant, S. (2011). Risk factors for onset of eating disorder: evidence of multiple risk pathways from an 8-year prospective study. Behav. Res. Ther., 49 (10), 622-627.
  • 8. Festinger, L. (1957). Theory of Cognitive Dissonance. Stanford (CA): Stanford University Press.
  • 9. Stice, E., Presnell, K. (2011). Progetto corpo. Promuovere l’accettazione del corpo e prevenire i disturbi dell’alimentazione. Verona: Positive Press.
  • 10. De Virgilio, G., Coclite, D., Napoletano, A., Barbina, D., Dalla Ragione L., Spera G., Di Fiandra, T. (Ed.) (2013), op. cit., pag. 42.

copyright © Educare.it - Anno XVI, N. 2, Febbraio 2016