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Disagio giovanile: quando il "senso" è cura - Quando il
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Quando il "senso" è cura
Va comunque osservato che se c'è una relazione tra la devianza sotto forma di atti di violenza e bullismo ed il vuoto esistenziale, non sappiamo in effetti quanto sia causale tale relazione, nè quanto essa sia lineare, come avviene nel caso delle dipendenze; ma va osservato che sembra esistere anche una relazione tra la scoperta e la dedizione ad un significato, e la diminuzione delle tendenze devianti aggressive (eteroaggressive nel nostro studio, ma tante volte anche autoaggressive come nel caso della depressione o dell'autolesionismo...).
"Tre gruppi di giovani - leggiamo in un articolo di DER SPIEGEL del 15 marzo 1996 - trovatisi da soli in un campeggio, distante da qualunque centro abitato, alimentavano con continui atti di teppismo e piccola rappresaglia la propria aggressività, nell'intento di dimostrarsi reciprocamente qual era il gruppo più forte. Successe però una cosa strana: una sola volta tra i giovani la carica di aggressività fu spazzata via, e ciò avvenne quando, tutti insieme, essi dovettero spingere un carro che trasportava i loro viveri e che si era impantanato per la pioggia nel terreno paludoso.
La sfiancante, eppure così significativa, dedizione ad un compito aveva fatto letteralmente dimenticare la loro aggressività".
Aggressività, diremmo ora, che forse serviva a loro solo per riempire il "vuoto" e l'insignificanza esistenziali.
Come dire: non sapendo dove andare, corro più in fretta per stordirmi e illudermi di arrivare prima(!). Ma dove? -ci chiediamo-: questa, forse, è una chiave di lettura del fenomeno oggetto della relazione leggibile quale disabilità a vivere, e non causata da uno stato oggettivo di malattia.
Conclusioni e prospettive
A conclusione di queste brevi riflessioni possiamo riconoscere che, anche se esistono interrogativi per quanto riguarda i passaggi tra il vuoto esistenziale, il senso di inutilità ed insignificanza, e i disagi sociali con aggressività e bullismo, vi sono relazioni che non possono essere trascurate nella pianificazione di interventi sociali volti a diminuire o arginare i fenomeni.
Abbiamo constatato che nei casi di aggressività, sia essa giovanile che adulta, in cui il disagio richiami direttamente in causa i bisogni emersi dagli studi di Logoterapia e dall'analisi Labos citata più sopra, l'impegno e la ricerca di occupazioni e nuovi "significati" per cui vivere possono, per così dire, incanalare e dirigere quelle stesse tendenze aggressive che in questi casi, e più che mai, sembrerebbero essere davvero una sintomatologia dei fenomeni cosiddetti noogeni.
Sono questi i presupposti per interventi socio-riabilitativi, e quindi non più in una sola ottica assistenziale, che i Servizi alle Persone (Politiche Sociali) pubblici (o soggetti privati convenzionati, ai sensi della Legge 328/2000) preposti possono mettere in atto per affrontare queste aree di disagio sociale.
Un obiettivo per gli interventi volti ad affrontare situazioni di bullismo e aggressività, quali fenomeni sintomo-effetto di stati di malessere fors'anche legati a situazioni quotidiane di micro-vuoto, può essere quello volto al riequilibrio del senso di utilità e significatività della vita; sappiamo che, per quanto sia evidente una relazione tra il vuoto esistenziale e i disagi sociali, non sappiamo quanto sia causale tale relazione. Ci sono d'altro canto alcuni lavori ed esempi applicativi di politiche sociali che, al di là di ogni ipotesi e di ogni verifica causale, hanno mostrato che interventi volti al senso del quotidiano e all'evitamento del senso di frustrazione connesso alla sua mancanza, riescono a dare risultati apprezzabili. Ciò ci spinge a considerare ancora più attentamente le intuizione antropologiche e cliniche che abbiamo presentato, e ad intensificare la ricerca e gli sforzi applicativi.
Se, come diceva Schopenhauer, l'uomo è costantemente in oscillazione tra il bisogno e la noia, è nostro compito quali educatori fare in modo che tra il primo e la seconda vi sia sempre un altro tassello che eviti proprio la seconda; perché se questa è presupposto per fenomeni di devianza, proprio il tassello nella forma di un "senso" che colmi il vuoto, diviene ad un tempo terapia in senso lato e, soprattutto, un'educazione ad un'impostazione della vita psicoigienicamente sana, ed in grado di porre l'individuo capace di affrontare e superare tutte quelle situazioni simili che, nella vita anche adulta, potrebbero sempre ripresentarsi.
copyright © Educare.it - Anno III, Numero 11, Ottobre 2003

