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Attenti al lupo! Prevenire gli abusi sui minori - Bambini fragili, bambini a rischio

1. Bambini fragili, bambini a rischio

Abbiamo registrato nella premessa alcuni dati e le motivazioni importanti che ci portano ad interessarci e ad approfondire questo tema psico-pedagogico, con pesanti risvolti sociologici, partendo chiaramente dai bambini. E ci interroghiamo subito sulla realtà psicologica del bambino a rischio, se è vero che la migliore prevenzione è conoscere la realtà che deve essere difesa.
Il bambino è una realtà a dir il vero assai complessa, frutto di delicati equilibri a livelli diversi e nello stesso tempo in interazione stretta e continua tra di loro.

Il livello cognitivo, così sopravvalutato oggi dai genitori, interagisce inevitabilmente con le abilità socio-affettive, con le caratteristiche genetiche temperamentali e fisiche, con le esperienze familiari, ambientali e culturali. E’ frutto di queste dinamiche l’Uomo che agirà direttamente nella società; limitare, ignorare o trascurare lo sviluppo di una di queste abilità significa compromettere la crescita globale di quell’individuo e quindi impedire che egli sia positivamente operativo nella realtà sociale e nel contesto umano.

Ci occupiamo perciò in questa sede in modo particolare, e comunque schematico, degli aspetti salienti dello sviluppo socio-affettivo.
Com’è questo bambino appena nato? Di che cosa ha bisogno per iniziare al meglio questa avventura che lo porterà ad essere uomo?
Gli adulti sono una fonte essenziale di interazione affettiva e sociale.
L’atteggiamento di fiducia e sicurezza, di accettazione che essi comunicano anche analogicamente al bambino sono determinanti per lo sviluppo.
Essenziale è naturalmente la figura materna che, con la costante interazione, contribuisce alla crescita emotiva, nel sottile scambio di messaggi a livello percettivo, affettivo e intellettuale.

La ricchezza di sentimenti e di motivazioni che stanno alla base del rapporto, del processo di attaccamento reciproco, costituiscono il patrimonio di base del futuro sviluppo. E’ necessario che la madre sappia proiettarsi nel mondo del figlio, per comprendere i suoi bisogni, creare il senso di sicurezza, di fiducia, intervenendo a soddisfare i suoi bisogni come prolungamento, senza prevaricare o svalutare.

Sappiamo che l’attaccamento ingenera anche angoscia da distacco, nel bambino, che alle soglie dell’ottavo mese può manifestare con il pianto disperato l’allontanamento dal soggetto materno, dal volto conosciuto. Tale angoscia deve essere vissuta dalla madre senza ansia, ma come una normale conseguenza della fase di crescita.
Accettare e incoraggiare le curiosità, le scoperte e i tentativi, garantiscono inoltre un mantenimento e un potenziamento della sfera cognitiva. Quindi il rispetto della personalità del bambino fin dai primi tempi di vita e una equilibrata stimolazione garantiscono una crescita emotiva ed intellettuale corretta, stimolano un atteggiamento complessivo di sicurezza e fiducia. E’ questa la prima fase (0-1 anno) degli stadi che caratterizzano l’intero ciclo evolutivo della struttura della personalità dell’individuo.

Attraverso la fiducia nella madre e nell’ambiente circostante il bambino acquista progressivamente il senso dell’autonomia e dell’auto-affermazione (2-3 anni), che sfocerà nella coscienza di poter intervenire sulla realtà, processo inteso come acquisizione del senso di iniziativa, attraverso cui sperimentare la propria volontà (4-5 anni). E’ un momento delicato e importante, che si accompagna a crisi di opposizione e competizione, con la crisi edipica, che lo porta ad opporsi e a cercare insieme l’affetto e la stima dell’adulto. D’altra parte la potente e prepotente affermazione dell’Io infantile è la premessa indispensabile al futuro rapporto duale e alla serena evoluzione della sessualità, in un momento in cui il bambino vive l’identificazione, attraverso processi di difesa e di imitazione.

E’ bene precisare, a questo punto, che la conferma della propria realtà affettiva e la promozione dello sviluppo affettivo passano attraverso atteggiamenti di amorevolezza, incoraggiamento e stima da parte degli adulti di riferimento. Questo contesto inoltre è già arricchito, con la frequenza alla scuola materna, dalla presenza stimolante e conflittuale dei coetanei o, in famiglia, dei fratelli, con cui relazionarsi, provarsi e crescere, in una continua ricerca di strategie comportamentali che stimolano un corretto sviluppo sociale ed emotivo.

Cosa è mancato allora ai bambini a rischio?

Alla luce di quanto finora esposto si intuisce chiaramente quali possono essere stati gli elementi deficitari nella crescita globale del bambino fragile e, quindi, a rischio. Fin dai primi momenti l’attenzione, l’interazione materna è stata inadeguata o addirittura assente, l’angoscia da distacco vissuta punitivamente e l’ambiente inadatto ai bisogni di stimolazione e di tempi adatti alle fasi di crescita. E’ mancata così la formazione del senso di sicurezza, che permette la creazione, attraverso un clima di incoraggiamento e di amorevolezza, del processo di socializzazione. Se è mancata una immersione in un clima di fiducia, verranno ad essere carenti tutti gli input alla formazione di un sano livello di autostima, che favorirà l’autonomia personale e una corretta identificazione.

Un bambino a rischio è proprio un bambino sfiduciato, facilmente in regressione, incapace di relazioni sociali, disorientato e soffocato, spesso terribilmente insicuro di sé, forse dietro una patina di ostentazione.
E’ un bambino che non ha potuto chiaramente identificarsi col genitore di riferimento, che non ha voluto o potuto prendersi cura di lui e guidarlo.
Egli ha conosciuto la svalorizzazione, la trascuratezza, spesso l’eccessiva severità, l’autorità e non l’autorevolezza, la prepotenza, l’ansietà continua, il disorientamento educativo e soprattutto l’incoerenza degli adulti che ritiene di riferimento.
Quanto sono mancati comprensione e tenerezza, condivisione delle esperienze, pazienza e attenzione, tempi di guida, ascolto e coerenza?