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Attenti al lupo! Prevenire gli abusi sui minori
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La frequenza con cui, a partire da pochi anni fa, si sono registrati fatti di cronaca più o meno tragici riguardanti bambini abusati, hanno gettato nella costernazione l’opinione pubblica. Probabilmente per una gran parte di genitori lo stupore doloroso si è trasformato in pesante angoscia, originata anche da una coinvolgente empatia: e se accadesse a mio figlio?
Iniziano qui una serie di agevoli riflessioni sul tema dell’abuso sui bambini, ma soprattutto sulla prevenzione dell’abuso, perché ormai è diventata una realtà emergente, un allarme chiaro e ineludibile, che ha fatto esclamare al professor Giovanni Bollea, padre della neuropsichiatra infantile: qualcuno dica ancora ai bambini che devono difendersi dal lupo!
Qualche dato utile a cogliere la gravità del tragico fenomeno:
- l’ormai famosa associazione umanitaria "Telefono Arcobaleno", guidata da don Fortunato Di Noto aveva segnalato fino al 2001 ben 23000 siti pedofili, oggi (dati giugno 2002) divenuti 52000.
- I bambini abusati sono risultati 4/1000, con un incremento annuo dello 0.8%, dicui 7% femmine e 3% maschi abusati (dati ASPER 2001).
Di fronte a tale realtà da più parti nasce la consapevolezza della necessità di vigilare, riflettere, aggiornarsi, trovare strumenti di lavoro, conoscere per tutelare. Ed è chiaramente un appello rivolto a tutta la società adulta… ma anche giovanile, come precisa il dott. V. Andreoli nel suo convincente libro "Dalla parte dei bambini": la difesa dei bambini è un compito di tutti gli uomini e le donne civili, richiede una mobilitazione di tutti, una forte volontà di educazione.
1. Bambini fragili, bambini a rischio
Abbiamo registrato nella premessa alcuni dati e le motivazioni importanti che ci portano ad interessarci e ad approfondire questo tema psico-pedagogico, con pesanti risvolti sociologici, partendo chiaramente dai bambini. E ci interroghiamo subito sulla realtà psicologica del bambino a rischio, se è vero che la migliore prevenzione è conoscere la realtà che deve essere difesa.
Il bambino è una realtà a dir il vero assai complessa, frutto di delicati equilibri a livelli diversi e nello stesso tempo in interazione stretta e continua tra di loro.
Il livello cognitivo, così sopravvalutato oggi dai genitori, interagisce inevitabilmente con le abilità socio-affettive, con le caratteristiche genetiche temperamentali e fisiche, con le esperienze familiari, ambientali e culturali. E’ frutto di queste dinamiche l’Uomo che agirà direttamente nella società; limitare, ignorare o trascurare lo sviluppo di una di queste abilità significa compromettere la crescita globale di quell’individuo e quindi impedire che egli sia positivamente operativo nella realtà sociale e nel contesto umano.
Ci occupiamo perciò in questa sede in modo particolare, e comunque schematico, degli aspetti salienti dello sviluppo socio-affettivo.
Com’è questo bambino appena nato? Di che cosa ha bisogno per iniziare al meglio questa avventura che lo porterà ad essere uomo?
Gli adulti sono una fonte essenziale di interazione affettiva e sociale.
L’atteggiamento di fiducia e sicurezza, di accettazione che essi comunicano anche analogicamente al bambino sono determinanti per lo sviluppo.
Essenziale è naturalmente la figura materna che, con la costante interazione, contribuisce alla crescita emotiva, nel sottile scambio di messaggi a livello percettivo, affettivo e intellettuale.
La ricchezza di sentimenti e di motivazioni che stanno alla base del rapporto, del processo di attaccamento reciproco, costituiscono il patrimonio di base del futuro sviluppo. E’ necessario che la madre sappia proiettarsi nel mondo del figlio, per comprendere i suoi bisogni, creare il senso di sicurezza, di fiducia, intervenendo a soddisfare i suoi bisogni come prolungamento, senza prevaricare o svalutare.
Sappiamo che l’attaccamento ingenera anche angoscia da distacco, nel bambino, che alle soglie dell’ottavo mese può manifestare con il pianto disperato l’allontanamento dal soggetto materno, dal volto conosciuto. Tale angoscia deve essere vissuta dalla madre senza ansia, ma come una normale conseguenza della fase di crescita.
Accettare e incoraggiare le curiosità, le scoperte e i tentativi, garantiscono inoltre un mantenimento e un potenziamento della sfera cognitiva. Quindi il rispetto della personalità del bambino fin dai primi tempi di vita e una equilibrata stimolazione garantiscono una crescita emotiva ed intellettuale corretta, stimolano un atteggiamento complessivo di sicurezza e fiducia. E’ questa la prima fase (0-1 anno) degli stadi che caratterizzano l’intero ciclo evolutivo della struttura della personalità dell’individuo.
Attraverso la fiducia nella madre e nell’ambiente circostante il bambino acquista progressivamente il senso dell’autonomia e dell’auto-affermazione (2-3 anni), che sfocerà nella coscienza di poter intervenire sulla realtà, processo inteso come acquisizione del senso di iniziativa, attraverso cui sperimentare la propria volontà (4-5 anni). E’ un momento delicato e importante, che si accompagna a crisi di opposizione e competizione, con la crisi edipica, che lo porta ad opporsi e a cercare insieme l’affetto e la stima dell’adulto. D’altra parte la potente e prepotente affermazione dell’Io infantile è la premessa indispensabile al futuro rapporto duale e alla serena evoluzione della sessualità, in un momento in cui il bambino vive l’identificazione, attraverso processi di difesa e di imitazione.
E’ bene precisare, a questo punto, che la conferma della propria realtà affettiva e la promozione dello sviluppo affettivo passano attraverso atteggiamenti di amorevolezza, incoraggiamento e stima da parte degli adulti di riferimento. Questo contesto inoltre è già arricchito, con la frequenza alla scuola materna, dalla presenza stimolante e conflittuale dei coetanei o, in famiglia, dei fratelli, con cui relazionarsi, provarsi e crescere, in una continua ricerca di strategie comportamentali che stimolano un corretto sviluppo sociale ed emotivo.
Cosa è mancato allora ai bambini a rischio?
Alla luce di quanto finora esposto si intuisce chiaramente quali possono essere stati gli elementi deficitari nella crescita globale del bambino fragile e, quindi, a rischio. Fin dai primi momenti l’attenzione, l’interazione materna è stata inadeguata o addirittura assente, l’angoscia da distacco vissuta punitivamente e l’ambiente inadatto ai bisogni di stimolazione e di tempi adatti alle fasi di crescita. E’ mancata così la formazione del senso di sicurezza, che permette la creazione, attraverso un clima di incoraggiamento e di amorevolezza, del processo di socializzazione. Se è mancata una immersione in un clima di fiducia, verranno ad essere carenti tutti gli input alla formazione di un sano livello di autostima, che favorirà l’autonomia personale e una corretta identificazione.
Un bambino a rischio è proprio un bambino sfiduciato, facilmente in regressione, incapace di relazioni sociali, disorientato e soffocato, spesso terribilmente insicuro di sé, forse dietro una patina di ostentazione.
E’ un bambino che non ha potuto chiaramente identificarsi col genitore di riferimento, che non ha voluto o potuto prendersi cura di lui e guidarlo.
Egli ha conosciuto la svalorizzazione, la trascuratezza, spesso l’eccessiva severità, l’autorità e non l’autorevolezza, la prepotenza, l’ansietà continua, il disorientamento educativo e soprattutto l’incoerenza degli adulti che ritiene di riferimento.
Quanto sono mancati comprensione e tenerezza, condivisione delle esperienze, pazienza e attenzione, tempi di guida, ascolto e coerenza?
2. I maltrattamenti sui bambini. Chi è il pedofilo?
Nel capitolo precedente ho sinteticamente tracciato le caratteristiche di un bambino a rischio; in questa fase mi occuperò di delineare la fisionomia del pedofilo, così come appare dalle ricerche fino ad ora effettuate, dopo aver preso in considerazione la natura degli abusi.
Solo verso la fine del ventesimo secolo furono considerate condannabili le sevizie su minori; l’abbandono inoltre, o l’infanticidio, erano considerati praticamente normali nella società europea.
Oggi certamente l’infanzia ha acquisito maggior rispetto e dignità, ma è da registrare una realtà, non proprio così sommersa, di violenza sui bambini certamente allarmante.
I maltrattamenti ai bambini possono avere tratti assai vari sia nelle manifestazioni, sia nella frequenza e nella intensità. I maltrattamenti a livello fisico, anche nei primissimi anni di vita, potrebbero essere i più evidenti e più atroci, ma frequentemente vengono rilevati solo quando raggiungono livello di evidenza significativo.
Preoccupa anche la trascuratezza che caratterizza molte povere esistenze travagliate di bambini, nella nostra opulenta realtà sociale. Spesso tratti di trascuratezza continuata si registrano quando il bambino non viene adeguatamente seguito dal punto di vista fisico, medico ed esistenziale. Se scolarizzato, il bambino può essere oggetto di segnalazione da parte della struttura scolastica, poiché spesso non è in grado di affrontare la giornata scolastica, non potendo avvalersi del supporto nutrizionale ed organizzativo che ogni genitore deve garantire alla prole. La crescita talvolta viene infatti seriamente compromessa anche secondo i parametri pediatrici e i servizi sanitari frequentemente vengono interessati per inadempienze delle normali prassi sanitarie dei genitori, nei riguardi del figlio.
Ma i maltrattamenti sui minori si realizzano anche, e più subdolamente, attraverso i maltrattamenti psicologici: indifferenza, freddezza, umiliazioni, conflitti familiari di coppia che coinvolgono indirettamente, ma pesantemente, anche il bambino, frustrazioni, eccessiva rigidità educativa, con mortificazione di fiducia e autostima, costituiscono il tragico quadro già esaminato del bambino fragile, perciò a rischio. Egli manifesta la sua sofferenza con i comportamenti aggressivi, egocentrici, poco evoluti e insicuri, tipici dei bambini maltrattati o abusati, talvolta anche in ambito familiare, dove ancora in alcune realtà, il bambino viene visto, storicamente, come di proprietà del clan. Inutile nasconderci che i dati di abuso su minori ci segnalano la presenza di questo fenomeno, in alta percentuale, nella famiglia stessa del bambino.
Vedremo successivamente come riconoscere nel bambino i segnali d’allarme di interventi abusanti.
Gli abusi sessuali poi si manifestano attraverso diverse modalità: telefonate, immagini pornografiche, esibizioni, atti sessuali attuati dai pedofili. Essi possono vivere tale perversione sessuale come malattia, una patologia molto nota alla psichiatria. Il vero pedofilo, se condannato, quando esce dal carcere ci riprova perché obbedisce ad un impulso. La pedofilia come forma di trasgressione sessuale è senz’altro la più inquietante, per la frequenza con cui si sta manifestando nella nostra società. Essa va alla ricerca di forme di trasgressività sempre diverse, senza alcuna pietà per le vittime.
Chi è il pedofilo?
Il molestatore o l’esibizionista ha alle spalle esperienze negative e un ambiente di crescita dove sono mancati stabilità, coerenza, affetto e attenzione, per esempio.
Sono immaturi e infantili, incapaci di relazioni stabili e solide.
Solitamente sono attratti ossessivamente dai bambini sotto i 13 anni , maschi o femmine, o di entrambi i sessi.
Si presentano gentili e affettuosi, generosi di regali e compagnia, appaiono senz’altro come persone normali. Le proposte sessuali avvengono dopo aver creato una dipendenza affettiva, ottenuta attraverso strategie specifiche.
Egli studia e conosce la vittima, attende pazientemente che si creino la stima, la considerazione e l’affetto necessari.
Approfitta delle fragilità del bambino, del suo bisogno di affetto, di affermazione, di rassicurazione.
E ricatta la vittima.
Molti hanno famiglia, e per questa ragione insospettabili; possono essere guidati dal bisogno patologico di ferire e di dominare l’altro o da un’antica ferita mai sanata o da violenze mai dimenticate. Quel che più è tragico, è che i bambini abusati difficilmente si ribellano, vivono anche in famiglia tale situazione con angoscia, confusione di ruoli e si instaura un meccanismo che non permette loro di capire e di distinguere vittime ed oppressori. Si sentono colpevoli, hanno paura, oppure pensano, in particolare se vivono in taluni ambienti, che la violenza sia un accadimento normale.
Dobbiamo per questo mettere i bambini nella condizione di riconoscere quando un’attenzione particolare di persone anche a loro vicine è allarmante e di poter contare su qualcuno che può aiutarli se vengono a trovarsi in una situazione di pericolo.
Se prendiamo in considerazione i fatti almeno eclatanti, seguiti dalla cronaca, non possiamo non ritrovare queste caratteristiche negli eventi tragici di cui veniamo informati. A questo proposito non ci si può esimere dall’accennare, anche se rimandata ad altra sede, alla necessità di una analisi del ruolo dei mass-media, della famiglia, del ruolo genitoriale in particolare, e degli altri ambiti educativi nella gestione dell’informazione in tema di pedofilia.
Nel prossimo capitolo vedremo quali sono e come interpretare i segnali dei bambini abusati e quali devono essere le attenzioni dei genitori.
Prevenire è essenziale e di vitale importanza!
3. I segnali dei bambini, le attenzioni dei genitori
Non è certo facile riconoscere un bambino che ha subito violenza, è un tema soggetto a grande prudenza e sensibilità, che prevede comunque l’intervento di professionisti preparati, quali medici e psicologi per una diagnosi precisa.
Le indicazioni comportamentali che vengono ora elencate sono solo indicatori a cui prestare attenzione con grande cautela, per eventualmente rivolgersi all’esperto, in caso di grande evidenza e dopo aver tenuto conto del contesto generale di vita del bambino. Un'eventuale situazione di abuso può manifestare nel bambino più aspetti fra i seguenti:
- improvviso rifiuto di cibo;
- gravi disturbi del sonno come incubi, ripetuti risvegli, ansia nell’addormentamento ed enuresi notturna;
- stanchezza, affaticamento, apatia;
- disturbi fisici localizzati come mal di pancia, sensazioni dolorose alle vie urinarie;
- improvvise fobie e forti angosce, tratti depressivi, malinconia, pianti e chiusura in sé;
- improvvisi mutamenti del comportamento, crollo del rendimento scolastico;
- crisi di aggressività, atteggiamenti ribelli e provocatori non prima manifestati;
- precoci conoscenze di comportamenti sessuali degli adulti;
- comportamenti chiaramente seduttivi nei confronti delle figure adulte, giochi a sfondo sessuale.
Il bambino che opportunamente è stato messo nella condizione di confidare il proprio dramma e che è stato osservato con attenzione, necessita poi di un aiuto tempestivo e concreto. E’ un bambino molto fragile, che spesso ha perso la fiducia negli adulti e che occorrerà preparare, calmando la sua angoscia, a una serie di interventi speciali di aiuto. Tutto ciò presuppone naturalmente l’aiuto di figure che, secondo le loro competenze, possano preparare un progetto terapeutico adeguato per quel bambino, in quella situazione: il medico, lo psicologo, l’assistente sociale, gli insegnanti, il giudice. Tale progetto coinvolge, con il necessario sostegno, anche la famiglia e l’ambiente di riferimento.
E’ essenziale creare intorno al bambino un clima di fiducia e di dialogo, per poterlo ascoltare e permettergli di raccontare, familiarizzare con le espressioni che usa per riferire e raccontarsi, per rivedersi nell’esperienza e percepire quindi anche eventuali campanelli d’allarme. Se un bambino si sente protetto, ascoltato, se avverte la presenza di adulti di riferimento che gli danno sicurezza e protezione, riuscirà a superare più facilmente una esperienza così traumatica, senza che l’abuso lasci tracce indelebili e patologie nella sua personalità.
E’ evidente quanto giochi nell’attività di prevenzione la capacità di comunicazione e di attenzione consapevole dei genitori, in particolare e degli educatori, in generale. (Si veda SOS: attenzione per un figlio)
Favorire la comunicazione è un’arte che viene appresa ed esercitata nella specializzazione delle abilità sociali, in generale; condizione importantissima di crescita per il bambino fin dai primi giorni di vita, diviene strumento di qualificazione della relazione madre-bambino prima e poi bambino-mondo esterno. L’attenzione finalizzata sostiene la qualità della comunicazione, che naturalmente non è solo verbale, anzi è prevalentemente analogica, fatta di comportamenti, espressioni facciali, toni di voce, gesti e… silenzi, che quindi vanno tenuti in considerazione ed esaminati nel contesto.
Si fa qui cenno a due strategie che possono favorire la comunicazione efficace, anche in ottica preventiva: l’ascolto attivo e il messaggio-io. (T. Gordon, vedere in bibliografia)
L’ascolto attivo si realizza nell’esercizio dell’attenzione ai messaggi dei bambini o degli adolescenti, ai sentimenti manifestati per poi attivare, con frasi finalizzate, il racconto del vissuto. Es. Al bambino che rincasa pensieroso e senza il desiderio di raccontare, il genitore espliciterà lo stato d’animo rilevato: "Ti vedo un po’ preoccupato…" Il bambino sarà così messo nella condizione di confidarsi. La domanda "Cosa ti è successo? Dimmelo!" non otterrebbe alcun esito atteso.
Il messaggio-io è la tecnica che sposta l’attenzione dal soggetto al comportamento. Es. "Quando tu non mi avvisi dei tuoi spostamenti, io sono molto preoccupata, perché temo che tu possa trovarti in pericolo, senza volerlo…" Ciò mette il bambino nella condizione di non sentirsi giudicato e lo rende collaborativo.
Esistono fattori, tra i più significativi, che scoraggiano la comunicazione con i bambini; brevemente li elenchiamo:
- il disinteresse
- l’ironia;
- l’umiliazione;
- lo stress e la fretta nella relazione;
- lo scoraggiamento dell’iniziativa;
- l’inflessibilità e l’autoritarismo;
- il permissivismo;
- l’incoerenza educativa… e il cattivo esempio!
Altri atteggiamenti invece favoriscono la comunicazione:
- l’attesa e l’accoglienza;
- la pazienza;
- il favorire momenti di silenzio e di pausa;
- l’ascolto (anche attivo) interessato;
- il perdono reciproco e la metacomunicazione su errori commessi;
- l’attenzione e l’osservazione;
- richiesta di pareri e coinvolgimento dei bambini nel ménage familiare;
- giochi insieme;
- potenziamento del senso dell’umorismo...
Solo una comunicazione sorretta dall’attenzione costante potrà collaborare alla prevenzione degli abusi, tema del prossimo capitolo.
4. COME PROTEGGERE DAGLI ABUSI E COME PARLARNE AI BAMBINI
Nel capitolo precedente sono stati presentati i segnali indicatori di una possibile sofferenza da abuso, da parte di un bambino e quale cautela sia necessaria per interpretarli correttamente.
Tutto ciò, si è visto, necessita di una attenzione allenata e responsabile, anche e soprattutto da parte delle figure genitoriali, nonché di oculati interventi specialistici nell’intervento di aiuto.
Attenzione e comunicazione devono essere quindi qualificate e si possono sviluppare con tecniche adeguate e di facile applicazione, dai risultati efficaci. In questa ultima parte verranno aggiornati i dati del fenomeno e valutate le forme di prevenzione e di protezione dell’infanzia.
Abbiamo visto quanto il fenomeno sia esteso e quanto sia necessario conoscere, per prevenire l’abuso, sia il pedofilo, sia la possibile vittima. Accanto alle notizie diffuse dai mass-media, registriamo sempre più frequentemente iniziative di sensibilizzazione e di controllo diretto.
Sono alla ribalta (agosto 2002) le ultime operazioni della polizia criminale, che segnala, per i primi quattro mesi del 2002, una diminuzione dei minori vittime di reato, 70 minori, con una percentuale inferiore, meno 61,7%, dello stesso periodo del 2001, 183 minori.
Aumenta la fascia di età dei bambini abusati; precedentemente era elevatissima la fascia 0-10 anni, attualmente i dati riportano una distribuzione equivalente fra le diverse fasce: 0-10anni, 11-14, 15-17 anni.
Un altro dato significativo è poi quello riguardante i denunciati. Sono in aumento gli estranei, 57%, in calo i denunciati della cerchia di conoscenza del bambino, familiari, amici o insegnanti.
Non ci è difficile immaginare, dopo quanto relazionato in questo studio, quali capacità investigative, ma anche psicologiche, siano state investite nel contattare le vittime, quali strategie siano state impiegate per permettere a questi minori di raccontarsi e di ritrovare la fiducia negli adulti, per avviarsi poi a percorsi di recupero.
Anche in sede legislativa, a sostegno delle leggi 66/96, 269/98, 154/2001, sei sono le proposte di legge assegnate alla II Commissione Giustizia, per introdurre nuove norme per contrastare e prevenire la violenza sessuale, gli abusi e la pedopornografia, anche su internet.
Tutto ciò può rassicurare, ma riconferma ancora una volta l’urgenza di azioni ampie e decise di carattere preventivo, nonché di informazione e di formazione di genitori e di educatori, a cui si è dato in questa sede un piccolo contributo.
Cosa fare dunque? E come parlarne ai bambini?
I bambini devono essere osservati, conosciuti, ascoltati con intelligenza e poi protetti, ma soprattutto aiutati durante la crescita a diventare autonomi e capaci di cavarsela da soli. Devono riconoscere i pericoli e i rischi che corrono se si affidano alle lusinghe di un adulto.
Vanno educati e informati di ciò che loro può accadere se sono avvicinati da un adulto che dedica loro attenzioni insistenti. Senza ingenerare in loro ansie eccessive, o mortificare la fiducia negli adulti, devono capire se il comportamento di un adulto è qualcosa che va al di là delle normali attenzioni e manifestazioni affettive.
Man mano che il bambino cresce deve diventare più accorto e attento. Deve essere informato, in modo rispettoso e adeguato all’età sulle tematiche relative alla sessualità, alle perversioni e alle devianze. Tutto ciò deve essere graduale, idoneo all’età, ma anche alla sensibilità e all’evoluzione psicologica bambino stesso.
Se il bambino s’imbatte in un episodio sgradevole, per esempio di esibizionismo, è necessario rassicurarlo che per quanto gravi siano, si tratta di episodi da cui si può "uscirne", con attenzione, rassicurazione, dialogo che suscita la confidenza, iniezione di esperienze e forze "positive".
Può essere utile insegnare ai bambini a stare in gruppo, per imparare a difendersi.
"Torniamo a parlare di virtù, non dobbiamo avere paura di parlare ai giovani di valori etici. Spieghiamo cos’è la violenza, la sopraffazione, la cattiveria… diciamo ai bambini con chiarezza di stare attenti…" (Giovanni Bollea in Avvenire 1/10/2000).
Inoltre vorrei ricordare ai genitori
LE OTTO REGOLE D'ORO PER I GENITORI
(fonte: Telefono Arcobaleno)
- Non facciamo sentire soli i bambini perché la solitudine li rende fragili.
- Ascoltiamo sempre i bambini con attenzione e pazienza: le cose che a noi possono apparire meno importanti potrebbero essere significative per loro.
- Diciamo ai bambini che la sessualità con gli adulti è sempre sbagliata. Ci sono persone che possono fare loro del male. E’ un’amara considerazione ma bisogna dirglielo.
- Se i bambini possiedono oggetti o soldi chiediamo loro da dove provengono.
- La pornografia minorile , in qualunque forma deve essere sempre tempestivamente denunciata all’autorità.
- Non lasciamo i bambini soli davanti a Internet ma non facciamo loro mancare questo straordinario strumento di progresso, di conoscenza e di cultura.
- Se abbiamo dei sospetti di abuso, chiunque sia il sospettato, occorre chiedere subito aiuto. Eviteremo così per quel bambino ulteriori abusi.
- La pedofilia non è un problema dei bambini, ma degli adulti che hanno il dovere di affrontarlo.
"Quello che sta accadendo è il frutto della cultura della trasgressione. E’ l’ultimo gradino di questa cultura." (G. Bollea)
"Bisogna che l’educazione fissi ben saldi i paletti fra desiderio e realtà, e insegni l’importanza di dire no alle proprie pulsioni, senza per questo reprimere le proprie fantasie. Bisogna che un’educazione sottolinei la capacità di imporsi un comportamento sulla base di una necessità sociale." (V. Andreoli – Dalla parte dei bambini- Rizzoli).
Fare prevenzione
Ecco allora che, anche su queste considerazioni, si fa sempre più strada una prassi vincente in termini di prevenzione: essa si realizza essenzialmente con azioni di rifiuto e di contrasto capillare di tutto ciò e di tutti coloro che attaccano e minacciano i piccoli di questa società.
L’educazione alla difesa dei bambini, quale bene e valore sociale, diventa prevenzione dell’abuso minorile, ma questa educazione passa attraverso una presa di coscienza di vastissime proporzioni, che coinvolge tutta la società, nella sua globalità.
Il gruppo sociale diventa solidale nelle sue realtà più note: la scuola, il comune, la parrocchia, i gruppi sportivi.
I parenti dei bambini, i vicini di casa, i negozianti, gli insegnanti, i giovani, i compagni delle classi superiori, tutti… sentono e devono avvertire la necessità della difesa e della vigilanza dei minori, dei "cuccioli" di questa società.
Devono avvolgere i piccoli in un manto di protezione che non lascia scampo ai provocatori, che isola i tentativi pedofili, che diventa condanna vivente dell’attacco all’infanzia. Pronti a dare aiuto, sostegno.
Le esperienze sono ormai numerose. Qualche piccolo esempio:
una mamma brasiliana, contattandomi per chiedere una collaborazione per la preparazione di uno spettacolo per i numerosi bambini di una scuola mi disse: "Ho coinvolto un sacco di gente, ma così ci conosciamo e lavorando insieme stiamo creando un bel clima fra genitori e bambini. E’ così che combattiamo, uniti, i pericoli… e facciamo barriera intorno ai nostri figli!"
Occasione di sensibilizzazione e di educazione alla prevenzione è stata quella che la scuola elementare di Lonigo (Vi) ha proposto ai ragazzi di 9 e 10 anni. Essi hanno assistito all’animazione del racconto di Nik, il cucciolo che riesce a salvarsi dal "lupo", che ha approfittato della sua ingenuità e della sua fragilità, grazie all’attenzione di una madre accorta e comunicativa e di un padre attivo e coraggioso (vedere bibliografia). Ai 200 ragazzi è stato chiesto di tracciare la mappa dei comportamenti di Nik e degli altri personaggi significativi, riconoscendo i punti di forza e di debolezza, in termini di prevenzione. Ma è stato loro chiesto anche di comporre il manifesto della difesa dei più piccoli, individuando dall’esperienza fatta, quali consigli e quali strategie consigliare ai compagni più piccoli, per difendersi… convinti quindi che i più piccoli vanno davvero difesi!
I ragazzi, con grande responsabilità hanno saputo essere molto attenti e provvidenzialmente alcuni dei loro suggerimenti hanno coinciso con
LE OTTO REGOLE D'ORO PER I BAMBINI
(fonte: Telefono Arcobaleno)
- Quando esco di casa, dico sempre ai miei genitori con chi esco e con chi vado.
- Io non parlo mai con gli estranei e non mi lascerò convincere ad andare da nessuna parte con qualcuno che i miei genitori non conoscono.
- Io dirò sempre NO a qualsiasi persona, anche se adulta, che proverà a toccarmi in modo che non mi piace.
- Se qualcuno prova a toccarmi e a portarmi via, io scapperò molto velocemente. Griderò "questo non è il mio papà" o "questa non è la mia mamma" e "aiutatemi".
- Racconterò ai miei genitori che qualcuno prova o a toccarmi in modo che non mi piace.
- Io non devo mai avere segreti davanti ai miei genitori, io parlerò loro delle cose o delle persone che mi fanno paura.
- I miei genitori mi vogliono bene, mi ascolteranno e mi aiuteranno se ho dei problemi.
- Se qualcuno prova a minacciarmi le mie regole sono: dire NO! Scappare Raccontarlo a qualcuno.
Significativa risulta l’esperienza proposta dal Centro tutela minori del Comune di Vicenza, che ha dedicato al lavoro di prevenzione dell’abuso sessuale, un progetto denominato creativamente "Carovana", in quanto si compone di "carri", proposte che vanno ad arricchire le esperienze dei ragazzi in un percorso vario e articolato. Ai centri estivi i ragazzi hanno "camminato" con gli operatori su percorsi riguardanti la corporeità, la prevenzione e la diversità.
Uno dei "carri" inoltre molto opportunamente ha affrontato in termini informativi e preventivi le problematiche poste dall’utilizzo della rete di Internet, strumento così importante , ma anche sotto accusa, proprio per il proliferare di siti pedofili e di rischi nell’adescamento in chat.
Due gli utenti preferenziali di questo servizio: i ragazzi con i laboratori di conoscenza creativa e critica dello strumento e i loro genitori ed educatori.
Uno degli esempi di come è possibile lavorare per assicurare un futuro sereno e dignitoso dei nostri bambini, nel rispetto inoltre dei loro fondamentali diritti.
"Voglio nascere" disse il bambino "perché voglio giocare con le stelle e sorridere al sole che sorge. Voglio prendere per mano tutti per volare su nel cielo, in alto e vedere dove va a finire la luna quando va a dormire. Mi accompagni anche tu?"
Bibliografia:
- V. Andreoli, Dalla parte dei bambini, Rizzoli
- G. Pietropolli Charmet, Segnali d’allarme, Mondadori
- G. Maiolo, L’occhio del genitore, Erickson
- B. Cyrulnik, I brutti anatroccoli, Frassinelli
- G. Petter, Problemi psicologici della preadolescenza e dell’adolescenza, NIS
- G. Petter, Il mestiere di genitore, BUR
- T. Gordon, Genitori efficaci, La Meridiana
Libri consigliati a genitori ed educatori, per i ragazzi come introdurre il tema della prevenzione e dell’abuso:
- Anni 6/11: A. Gatti, Nik e la banda del levriero, I colori del mondo-Città Nuova
- Anni 12: J. Pope, E.mail, Mondadori
- J. Lesenby, Il lago, Mondadori
copyright © Educare.it - Anno IV, Numero 8, Luglio 2002

