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Attenti al lupo! Prevenire gli abusi sui minori - Chi è il pedofilo
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2. I maltrattamenti sui bambini. Chi è il pedofilo?
Nel capitolo precedente ho sinteticamente tracciato le caratteristiche di un bambino a rischio; in questa fase mi occuperò di delineare la fisionomia del pedofilo, così come appare dalle ricerche fino ad ora effettuate, dopo aver preso in considerazione la natura degli abusi.
Solo verso la fine del ventesimo secolo furono considerate condannabili le sevizie su minori; l’abbandono inoltre, o l’infanticidio, erano considerati praticamente normali nella società europea.
Oggi certamente l’infanzia ha acquisito maggior rispetto e dignità, ma è da registrare una realtà, non proprio così sommersa, di violenza sui bambini certamente allarmante.
I maltrattamenti ai bambini possono avere tratti assai vari sia nelle manifestazioni, sia nella frequenza e nella intensità. I maltrattamenti a livello fisico, anche nei primissimi anni di vita, potrebbero essere i più evidenti e più atroci, ma frequentemente vengono rilevati solo quando raggiungono livello di evidenza significativo.
Preoccupa anche la trascuratezza che caratterizza molte povere esistenze travagliate di bambini, nella nostra opulenta realtà sociale. Spesso tratti di trascuratezza continuata si registrano quando il bambino non viene adeguatamente seguito dal punto di vista fisico, medico ed esistenziale. Se scolarizzato, il bambino può essere oggetto di segnalazione da parte della struttura scolastica, poiché spesso non è in grado di affrontare la giornata scolastica, non potendo avvalersi del supporto nutrizionale ed organizzativo che ogni genitore deve garantire alla prole. La crescita talvolta viene infatti seriamente compromessa anche secondo i parametri pediatrici e i servizi sanitari frequentemente vengono interessati per inadempienze delle normali prassi sanitarie dei genitori, nei riguardi del figlio.
Ma i maltrattamenti sui minori si realizzano anche, e più subdolamente, attraverso i maltrattamenti psicologici: indifferenza, freddezza, umiliazioni, conflitti familiari di coppia che coinvolgono indirettamente, ma pesantemente, anche il bambino, frustrazioni, eccessiva rigidità educativa, con mortificazione di fiducia e autostima, costituiscono il tragico quadro già esaminato del bambino fragile, perciò a rischio. Egli manifesta la sua sofferenza con i comportamenti aggressivi, egocentrici, poco evoluti e insicuri, tipici dei bambini maltrattati o abusati, talvolta anche in ambito familiare, dove ancora in alcune realtà, il bambino viene visto, storicamente, come di proprietà del clan. Inutile nasconderci che i dati di abuso su minori ci segnalano la presenza di questo fenomeno, in alta percentuale, nella famiglia stessa del bambino.
Vedremo successivamente come riconoscere nel bambino i segnali d’allarme di interventi abusanti.
Gli abusi sessuali poi si manifestano attraverso diverse modalità: telefonate, immagini pornografiche, esibizioni, atti sessuali attuati dai pedofili. Essi possono vivere tale perversione sessuale come malattia, una patologia molto nota alla psichiatria. Il vero pedofilo, se condannato, quando esce dal carcere ci riprova perché obbedisce ad un impulso. La pedofilia come forma di trasgressione sessuale è senz’altro la più inquietante, per la frequenza con cui si sta manifestando nella nostra società. Essa va alla ricerca di forme di trasgressività sempre diverse, senza alcuna pietà per le vittime.
Chi è il pedofilo?
Il molestatore o l’esibizionista ha alle spalle esperienze negative e un ambiente di crescita dove sono mancati stabilità, coerenza, affetto e attenzione, per esempio.
Sono immaturi e infantili, incapaci di relazioni stabili e solide.
Solitamente sono attratti ossessivamente dai bambini sotto i 13 anni , maschi o femmine, o di entrambi i sessi.
Si presentano gentili e affettuosi, generosi di regali e compagnia, appaiono senz’altro come persone normali. Le proposte sessuali avvengono dopo aver creato una dipendenza affettiva, ottenuta attraverso strategie specifiche.
Egli studia e conosce la vittima, attende pazientemente che si creino la stima, la considerazione e l’affetto necessari.
Approfitta delle fragilità del bambino, del suo bisogno di affetto, di affermazione, di rassicurazione.
E ricatta la vittima.
Molti hanno famiglia, e per questa ragione insospettabili; possono essere guidati dal bisogno patologico di ferire e di dominare l’altro o da un’antica ferita mai sanata o da violenze mai dimenticate. Quel che più è tragico, è che i bambini abusati difficilmente si ribellano, vivono anche in famiglia tale situazione con angoscia, confusione di ruoli e si instaura un meccanismo che non permette loro di capire e di distinguere vittime ed oppressori. Si sentono colpevoli, hanno paura, oppure pensano, in particolare se vivono in taluni ambienti, che la violenza sia un accadimento normale.
Dobbiamo per questo mettere i bambini nella condizione di riconoscere quando un’attenzione particolare di persone anche a loro vicine è allarmante e di poter contare su qualcuno che può aiutarli se vengono a trovarsi in una situazione di pericolo.
Se prendiamo in considerazione i fatti almeno eclatanti, seguiti dalla cronaca, non possiamo non ritrovare queste caratteristiche negli eventi tragici di cui veniamo informati. A questo proposito non ci si può esimere dall’accennare, anche se rimandata ad altra sede, alla necessità di una analisi del ruolo dei mass-media, della famiglia, del ruolo genitoriale in particolare, e degli altri ambiti educativi nella gestione dell’informazione in tema di pedofilia.
Nel prossimo capitolo vedremo quali sono e come interpretare i segnali dei bambini abusati e quali devono essere le attenzioni dei genitori.
Prevenire è essenziale e di vitale importanza!

