- Categoria: Conflitto e mediazione
- Scritto da Nicla Lattanzio
Per una pedagogia del conflitto - Il conflitto positivo
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Il conflitto positivo
E' possibile indagare il significato del conflitto da un punto di vista teorico partendo dal pensiero di Eraclito, nel quale si fa forte l’idea di conflitto come motore delle cose e forza costruttiva. Per il filosofo greco, tutte le cose accadono secondo contrasto e necessità: la sua è una visione che va verso la risoluzione creativa della discordia e dunque il conflitto non deve essere valutato come momento di appiattimento o viceversa di mortificazione e subbuglio. Attraversando il suo pensiero filosofico possiamo percepire quanto il conflitto, già nell’antichità, non avesse un significato necessariamente di morte, intolleranza, avversione ma anche di bene, di nascita, di vita. Secoli più tardi saranno Machiavelli e Spinoza ad affermare che il conflitto è una tendenza inevitabile nella vita degli individui ma comunque positiva perché indice di libertà. Attorno a questi due pensatori, si apre un orizzonte assai originale di conflittualità: lo accolgono come momento necessario di sviluppo, differentemente da Aristotele e Platone, secondo i quali il conflitto è un elemento da eliminare, un problema da risolvere.
Il “ruolo positivo del conflitto, del contrasto e della lotta è un fattore primario nella costruzione di legami sociali” (3) anche per Simmel, il quale identifica due tendenze parallele e distinte degli esseri umani: una cooperativa e una individualistica definendo così l’esistenza sociale dell’individuo come sostanzialmente ambivalente e fondata su due bisogni fondamentali uno di appartenenza, di identificazione, che lo spinge verso gli altri e l’altro di distinzione. Nel conflitto si presenta questa tensione dualistica poiché gli atti conflittuali sono comunque interazioni ovvero riconoscimento reciproco tra le parti. Le cause dello scontro, per Simmel, sono rintracciabili non nel conflitto in sé ma nella cupidigia umana, nell’odio verso l’altro, nelle avidità antagoniste; il conflitto in questo senso svolge un ruolo “mediatico” della comunicazione, deve essere considerato un momento importante sia per il mutamento, sia per lo sviluppo degli individui poiché il confronto aiuta a prendere coscienza si sé. Tutto quanto detto fino ad ora ha un filo conduttore: l’opportunità del conflitto di produrre un cambiamento nella vita di ogni individuo. Anche per Kurt Lewin, la conflittualità è un elemento positivo, vitale e arricchente anche se “il termine è percepito come minacciante e poco gradevole: fa pensare ad un combattimento, a un confronto spiacevole, a una guerra, con immagini più o meno violente. Eppure ogni volta che compiamo una scelta abbiamo superato un conflitto fra due o più opzioni. Per Lewin il conflitto significa esplicitazione della diversità, del confronto, espressione della propria energia, utilizzo del proprio potenziale” (4). Il conflitto è un vero e proprio ‘motore’ di creatività, uno spazio dove è possibile trasformare le difficoltà in circostanze produttive e dove i soggetti sono capaci di vivere lo scontro rendendolo produttivo, perché nonostante tutto le situazioni di crisi sono una grande occasione di apprendimento.

