- Categoria: Conflitto e mediazione
- Scritto da Nicla Lattanzio
Per una pedagogia del conflitto - Ascolto e mediazione
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Le vie dell’ascolto e della mediazione
Torrego Seijo afferma che “alla base della maggior parte dei conflitti è possibile che ci sia una cattiva comunicazione. Quando una persona interpreta male ciò che un’altra ha voluto dire e reagisce difendendosi di fronte a ciò che considera un’offesa, la tensione del conflitto aumenta e ci si allontana dal trovare la soluzione” (5). Ciò, però, deve andare di pari passo con l’ascolto attivo, in quanto modalità capace di connettere empaticamente due persone e di consentire l’immedesimazione al punto da comprenderne le posizioni personali. Ascoltare attivamente in una situazione conflittuale permette di evidenziare i sentimenti che sono dietro lo scontro, di riflettere sui propri e su quelli dell’altro: “ma perché l’ascolto sia veramente attivo e non una forma di ipocrisia […] deve configurarsi come realmente empatico. Soltanto l’empatia conferisce un valore ‘terapeutico’ alla comunicazione e permette di comprendere l’altro” (6). Avviare un processo di comunicazione e di ascolto fa sì che si eviti l’emissione di giudizi stigmatizzanti perché “il giudizio è il contrario dell’ascolto. Giudicare in senso stigmatizzante implica umiliare” (7), sostiene Novara; solo sospendendo pregiudizi, in presenza di ferite affettive, si può creare “uno spazio dove i sentimenti dolorosi possono uscire allo scoperto senza danneggiare o insultare nessuno, mantenendo la dignità di entrambe le persone” (8). Per una gestione salutare del conflitto, occorre che tutte le parti coinvolte affrontino la diagnosi insieme “trattando le questione annesse e connesse come un problema comune” (9). Nonostante ciò, spesso la gestione dei conflitti fatta direttamente dalle persone implicate diventa talmente faticosa da risultare inefficace: “il problema è che la competenza, il sapere e la fantasia delle parti in conflitto non possono trovare espressione fintantoché esse sono in guerra tra loro. La soluzione può cambiare se terzi imparziali, in funzioni di mediatori, interrompono il processo di inasprimento e mostrano ai contendenti la strada per poter arrivare a soluzioni costruttive” (10). La mediazione fa in modo che tutti gli attori interni al conflitto, riescano ad esporre il proprio punto di vista e le proprie personalissime informazioni senza astio, ottenendo un quadro preciso della situazione.
Una gestione costruttiva, sia che passi attraverso il dialogo, l’ascolto attivo e/o la mediazione, rappresenta il punto chiave del conflitto per trasformarlo in occasione di crescita e cambiamento; nel conflitto le persone imparano a conoscere gli aspetti positivi e negativi del proprio comportamento e le conseguenze sugli altri e questo richiede un cambio di mentalità: occorre superare i vecchi principi su cui si è fondato finora il concetto di conflitto dando spazio all'intelligenza emotiva, ossia a quella capacità di entrare in relazione empatica con gli altri: solo attraverso il superamento della concezione del conflitto come vincita e perdita, possiamo riconoscerne la sua potenziale forza innovatrice nonviolenta: “la conflittualità salva le differenze, permette di pensare […] la costruzione di un futuro diverso e migliore rispetto a quello odierno; la conflittualità è vita” (11) quando non opprime, ma dialoga e ascolta e sa costruire.
Note:
1) Buccoliero E., Maggi M.( 2005), Bullismo, bullismi, Franco Angeli, Milano, p.35
2) Novara D. (2001), L’alfabetizzazione al conflitto come educazione alla pace, in Scaparro F. (a cura di), Il coraggio di mediare, Guerini e Associati, Milano, p.182.
3) Cotesta V., Bontempi M., Nocenzi M. (a cura di) (2010), Simmel e la cultura moderna, Morlacchi editore, Perugia.
4) Contessa G. (1998), Attualità di Kurt Lewin, CittàStudiEdizioni, Torino.
5) Torrego Seijo J.C. (2003), Vinco Vinci. Manuale per la mediazione dei conflitti nei gruppi educativi, La Meridiana, Molfetta.
6) Cambi F. (a cura di) (2000), Nel conflitto delle emozioni. Prospettive pedagogiche, Armando, Roma.
7) Novara D. (2001), L’alfabetizzazione al conflitto come educazione alla pace, op. cit.
8) Pagni M., (2008), La comunicazione autentica, Apogeo, Milano.
9) Ibid., p.200.
10) Besemer C. (1999), Gestione dei conflitti e mediazione, EGA, Torino, p.33.
11) Cozzo A.(2004), Conflittualità nonviolenta. Filosofia e pratica di lotta comunicativa, Mimesis, Milano.
Autore: Nicla Lattanzio, laureata in Scienze dell'educazione e specializzata in Pedagogia e gestione dei servizi di territorio. E' esperta nella conoscenza degli aspetti inerenti lo sviluppo sociale, cognitivo e affettivo del bambino, sul modello organizzativo - relazionale dei servizi educativi per la prima infanzia, sulle tematiche relative all'educazione e alla trasmissione culturale.
Socia Sostenitrice Ens, ha pubblicato il libro “L’Inserimento al nido del bambino sordo e ipoacusico”, Altromondo editore, 2009 ed alcuni articoli su analoghi tematiche.
copyright © Educare.it - Anno XII, N. 2, gennaio 2012

