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Separazione dei genitori ed età evolutiva

La famiglia per poter funzionare, obbedisce ad una fisiologia ben specifica, come ogni sistema naturale. In talune circostanze tale funzionamento si inceppa e la naturale conseguenza diventa lo sgretolamento del nucleo. La separazione dei genitori si ripercuote sui figli che, a seconda dell’età, evidenziano segni differenti, come dimostrano le storie tre bambini che qui si presentano.

La famiglia come sistema naturale

La famiglia può essere considerata un sistema naturale di organizzazione sociale che per poter vivere e sopravvivere ai diversi cambiamenti, che avvengono nel corso della sua storia, deve sviluppare una serie di variabili che le consentono di superare l’usura del tempo. Tali variabili si compendiano in quattro tipologie [1]:

  1. l’adattamento alle contingenze ambientali;
  2. l’avere degli scopi comuni da perseguire;
  3. la comunanza fra i vari membri, ovvero i componenti di tale sistema devono avere la percezione di far parte del gruppo;
  4. il possedere un’idea di fondo del modello di sistema, cioè avere una ideologia di base che dirige e orienta il sistema stesso.

Storicamente lo scopo della famiglia è sempre stato quello di provvedere alla cura dei nuovi nati [2], [3]. In altre parole, la famiglia nasce e si struttura per assolvere ad una funzione specifica, ovvero quella dell’accudimento delle nuove generazioni.

Secondo tale normativa [4] una famiglia è tale quando:

  • fra i vari membri che la compongono esistono dei legami affettivi;
  • essi abitano nella stessa casa;
  • provvedono, ognuno secondo le proprie possibilità, alle necessità economiche dell'intero nucleo familiare.

 

La fine della famiglia

In Italia il numero dei matrimoni che falliscono anno per anno subisce un incremento esponenziale.

Le ragioni che portano al dissolvimento delle unioni matrimoniali sono molteplici [5]. Le cause si possono compendiare in quattro fenotipi:

  1. il matrimonio inesistente;
  2. il considerare la coppia come ormai priva di legame;
  3. la contingenza di un evento imprevisto di notevole portata;
  4. lo scarso investimento sulle responsabilità che caratterizzano una coppia.

Nel matrimonio inesistente ognuno dei due coniugi ha una sua idea di matrimonio che non collima con quella dell’altro. L’unione giunge a termine quando i due coniugi si rendono conto dell’inconciliabilità delle loro idee.

La seconda tipologia, ovvero il considerare la coppia come ormai priva di legame, si crea in una condizione che avviene ad un’epoca ben precisa, cioè quando i figli vanno via di casa. I coniugi, allora, si rendono conto di non essere più marito e moglie, ma solo madre e padre dei propri figli. In pratica, il legame fra i coniugi non esiste più.

Nella terza evenienza, ossia di un evento imprevisto di notevole portata, succede che un accadimento, come può essere una malattia invalidante di uno dei due coniugi o di un figlio o la morte di un figlio, scuota nelle fondamenta il legame coniugale, privandolo di qualsiasi significato.

Nella quarta condizione, ovvero lo scarso investimento sulle responsabilità, si verifica che la coppia abbia come faro, nella navigazione della quotidianità familiare, solo ed esclusivamente il proprio benessere personale, che orienta la percezione del legame di coppia. Nel momento in cui il lato edonico dello stare insieme viene meno, il legame fra marito e moglie naufraga.

Età evolutiva e separazione dei genitori

Spesso nel bambino più piccolo, che subisce la separazione dei genitori, manca la capacità di distinguere fra la tipologia dei legami che contraddistinguono il nucleo familiare, ovvero il legame coniugale e il legame genitoriale.

Il piccolo pensa che, essendo terminata la relazione fra il proprio padre e la propria madre, termini tutto, quindi anche il legame fra genitori e figli.

Sovente il minore immagina che egli è la causa di tutto, in pratica non è stato capace di essere un buon figlio e questo ha determinato il fallimento del matrimonio dei propri genitori.

Il bambino, poi, vive in prima persona gli accadimenti che caratterizzano la fisiologia di una coppia in via di separazione; in altre parole il papà, che solitamente è quello che va via di casa, viene visto dal piccolo come il personaggio che l’abbandona, che esce completamente dalla sua vita e questo determina una profonda ipoteca sulla vita relazionale futura del bambino.

In pratica, ovunque andrà e a qualsiasi età, nel fondo della sua personalità rimarrà il timore di essere abbandonato, lungo il corso della sua vita, da qualche altra figura affettivamente importante.

La Kubler Ross [6] assimila il vissuto del bambino, i cui genitori si stanno separando, ad un evento luttuoso, caratterizzato da una serie di emozioni e sentimenti che si susseguono.

Dapprima il piccolo nega a se stesso l’evidenza dei fatti, cioè non vuol prendere coscienza che il legame fra i propri genitori è terminato.

Subentra successivamente la rabbia, che in principio è eterodiretta (è veicolata verso il genitore che egli ritiene responsabile della separazione) e successivamente è autodiretta, creando una frantumazione dell’immagine che il bambino ha di sé. Ciò può generare un vissuto depressivo.

In ultimo subentra il convincimento e, quindi, l’elaborazione del lutto. Per far sì che si possa arrivare alla fine del ciclo descritto, ovvero allo sviluppo di emozioni positive, è necessario che si aiuti il bambino ad elaborare il lutto, attraverso la verbalizzazione ed legittimare la sofferenza connessa all’avvenimento.


 

I disturbi dell’età evolutiva connessi alla separazione

Riguardo all’età evolutiva esiste una notevole variabilità nella sintomatologia manifestata dai minori in seguito alla separazione dei genitori. Ci sono alcuni bambini che manifestano nessuna problematica rilevante nell’immediato, ma hanno successivamente delle difficoltà nella progettazione del proprio futuro [7].

Altri, invece, palesano nell’immediato notevoli disturbi sviluppando, per esempio, alterazioni della condotta o sindromi affettive (vissuti depressivi) o sindromi ansiose (fobia della scuola, attacchi di panico ecc.) o sindromi psicosomatiche (cefalea, vomito, enuresi secondaria ecc.).

Chiaramente le risposte che i bambini mettono in atto in tali frangenti sono influenzate da alcune variabili individuali, quali:

  • l’età (più il bambino è piccolo e meno ha strumenti per elaborare in maniera positiva la separazione);
  • il temperamento, considerando che i minori [8] possono avere una natura differente che li porta ad adattarsi più o meno facilmente ai cambiamenti (coloro i quali hanno maggiori difficoltà nell’adattamento, manifestano evidenti conseguenze negative);
  • la capacità di coping, ovvero la resistenza nel fronteggiare gli eventi.



Ci sono poi delle variabili di tipo sociale, dovute:

  • dagli atteggiamenti di ciascun genitore e della famiglia allargata;
  • dai comportamenti dei compagni di classe e degli insegnanti.

Riguardo agli atteggiamenti dei genitori, laddove essi avranno la bontà di spiegare ai propri figli con sincerità e pazienza le ragioni della separazione e terranno conto dei loro tempi, inserendo con estrema gradualità le ovvie variazioni nello stile di vita dei propri figli, produrranno meno effetti negativi sulla prole.

Relativamente alla famiglia allargata, la presenza di zii, cugini e nonni che manifestano fattivamente il loro affetto in forma discreta e non invadente è un predittore positivo, oltre che un fattore protettivo del benessere psicologico dei bambini che subiscono le separazioni.

Nell’ambito scolastico la presenza di insegnanti empatici, che incentivano l’autostima dei propri alunni e che sanno capire i veri bisogni dei propri allievi, è un ulteriore fattore positivo per lenire il disagio del minore.

D’altra parte l’avere fra i propri compagni dei coetanei che hanno vissuto la stessa esperienza, fa sentire il bambino meno solo, fugando il senso di vergogna che egli manifesta, sentendosi diverso dagli altri in quanto figlio di genitori separati [9].


 

Storie di vita: Giorgio

Giorgio è un bambino di quattro anni, i suoi genitori si sono separati da poco e in modo conflittuale.

Luciana, la madre, ha una cattiva opinione del marito che definisce "irresponsabile, egoista ed infantile". Sin dai primi tempi del loro matrimonio si sono succeduti una serie di episodi che l’hanno sempre più convinta dell’attuale opinione.

Loris, suo marito, è sempre stato “coccolato” dalla famiglia di origine, in particolare dalla madre. Sembrava nei primi tempi del matrimonio che avesse trovato un’altra mamma in Luciana. Ella inizialmente era quasi lusingata da tale ruolo.

I problemi veri sono nati quando Luciana ha cominciato a desiderare un figlio e Loris era fermamente persuaso del contrario, veicolando a sua moglie l’idea che un piccolo da accudire l’aveva già.

Su insistenza anche della madre, Loris si è convinto all’idea, riscoprendo un entusiasmo (per certi versi) infantile verso quella novità che stava per arrivare nella sua vita. Dopo la nascita l’incantesimo per il "nuovo gioco" si è subito rotto: quel bambino piangeva sempre, non era ancora autonomo e sua moglie non era più la compagna a sua completa disposizione.

Dopo la nascita di questo primo e unico figlio si è creata, pian piano, una frattura insanabile fra di loro: l’unica soluzione è stata quella di separarsi come naturale conseguenza.

Luciana è una insegnante e attualmente si sente oberata da tante responsabilità: la scuola, la casa e Giorgio.

Loris è ritornato dai suoi e, a parte il piccolo mensile per il mantenimento del figlio, la sua vita è cambiata in meglio. È obbligato a prendere suo figlio nel weekend, ma questo non è un problema, perché sua madre è felicissima di occuparsi del piccolo.

 

Giorgio ha molto sofferto per questa separazione: suo padre giocava con lui e qualche volta lo andava a prendere alla scuola dell’infanzia.

Il bambino vuole molto bene a sua madre, ma ella non ha mai tempo per giocare: è sempre occupata con la scuola e, quando gli impegni scolastici sono finiti, ha la casa da riordinare, la cena da preparare e gli indumenti da lavare e stirare. In queste occasioni Giorgio se ne sta buono nella sua stanza a giocare con l’orsacchiotto, senza fare molto rumore perché la mamma, poi, lo rimprovera per via del mal di testa di cui soffre. Qualche volta sua madre gli ha detto che, se fa il monello, se ne va anche lei, perché è stanca di tutto.

Egli cerca di non farla arrabbiare per evitare che parta anche lei come suo padre, che prima è partito per un viaggio di lavoro e poi, per stare vicino al suo posto di lavoro, si è trasferito a casa della nonna.

Giorgio di notte si sveglia quando sogna che anche sua madre parta per andare a insegnare in una scuola lontana. Vorrebbe piangere, ma non ci riesce. Vorrebbe chiamare la mamma per andare nel suo letto, ma non vuole disturbarla perché l’indomani mattina deve andare dai suoi alunni.

Per fortuna che accanto a lui c’è Geronimo, il suo orsacchiotto, che vorrebbe sempre abbracciarlo. Egli tante volte lo rimprovera perché è proprio l’abbraccio di Geronimo, durante il sonno, che lo fa svegliare. Non vuole, però, allontanarlo perché sa che gli fa compagnia prima di addormentarsi ed è sempre pronto a giocare con lui e ad ascoltare le favole che inventa.


 

Storie di vita: Vanessa

Vanessa ha sette anni e frequenta a tempo pieno la seconda classe della scuola primaria. I suoi genitori sono divorziati, ma lei non lo dice a nessuno in classe. Solo le maestre lo sanno. Si vergogna di fronte ai compagni di avere due mamme e due papà, mentre gli altri ne hanno uno solo e una sola.

L’unica cosa bella è che da quando la mamma si è sposata con il nuovo marito, lei abita in una bella villa con il giardino, dove può custodire il piccolo cane che le è stato regalato dal padre quando ha compiuto cinque anni.

Ha una sorella di quindici anni, Maggy, ma con lei non va d’accordo: sono troppo diverse e c’è tanta differenza di età. Maggy non la vuole mai portare con sé, perché dice che lei è troppo piccola.

Anche suo padre si è sposato con un’altra signora. Vanessa ogni tanto lo va a trovare, ma non è più la stessa cosa, anche se il papà le dice sempre che lei è la sua piccolina.

Guido, il nuovo marito di sua madre non è cattivo, è simpatico, ma vuole che Vanessa lo chiami papà e lei non ci riesce, perché un papà lo possiede già. La mamma la rimprovera per questo ma non può certo obbligarla.

D’altra parte la colpa perché suo padre è andato via, ella pensa, è della madre. Si ricorda che facevano sempre lite e poi Maggy una volta, in una discussione con la mamma, l’ha accusata di aver fatto andare via il padre.

 

Vanessa preferisce stare a casa dei nonni materni, che le vogliono tanto bene e ogni volta che va a trovarli le fanno trovare un regalo. Non è per questo che li adora: è perché a casa dei nonni è tutto più semplice. C’è un solo nonno e una sola nonna ed ella non è obbligata a dire a chi vuole più bene, mentre a casa sua Guido le chiede se vuole più bene a lui o a Walter, che è il suo vero padre. Lei vorrebbe dire "a Walter", ma teme di poterlo ferire, visto che lui è sempre molto gentile e per questo preferisce non rispondere.

A scuola le maestre evitano di chiederle della sua nuova famiglia, mentre agli altri bambini chiedono sempre notizie delle loro famiglie. Vanessa sa quale è il vero motivo per cui non le domandano niente: la sua famiglia è diversa dalle altre. Vania, la compagna di banco, una volta le ha chiesto la ragione del perché le maestre non parlano mai della sua famiglia. In questa occasione si è inventata una scusa, cioè che suo padre vive in America perché fa l’attore e per questo motivo le maestre non le domandano niente, perché sanno che lei soffre per questa lontananza.

Certe volte Vanessa chiude gli occhi e dice tre formule magiche, che ha sentito in un telefilm. Poi li riapre, sperando che la sua famiglia ritorni ad essere quella che era un tempo. Tutto questo non succede mai: forse quelle formule magiche non sono così potenti.


 

Storie di vita: Alessandro

Alessandro ha sedici anni. Suo padre Alberto è andato via di casa da due anni e si è messo con un’altra donna. Sua madre, Luana, non fa che piangere, malgrado siano passati due anni. Alessandro è costretto a consolarla: a volte sente che i ruoli si sono invertiti. Lui è il genitore e sua madre la figlia.

Nei confronti di suo padre prova una grande rabbia e un notevole odio, perchè ha abbandonato la moglie, lui e sua sorella più piccola per andarsene con una poco di buono. Alessandro è profondamente risentito per il fatto che il padre abbia preferito una persona estranea alla famiglia.

Per colpa di questa situazione, egli ha perso un anno di scuola: è stato bocciato e questo basta a rinvigorire l’odio. Alessandro pensa di avere tanti problemi, come il viso pieno di brufoli, che, malgrado le cure, non vanno via; una leggera balbuzie che ultimamente si è accentuata; una perenne difficoltà a relazionarsi con l’altro sesso; una scarsa voglia di studiare. A tutte queste problematiche si è aggiunto il dramma familiare.

 

I soldi, poi, non bastano mai per le varie spese di casa, per pagare l’avvocato che si occupa della separazione, per comprare i libri suoi e di sua sorella.

Sua madre non pensa a queste incombenze pratiche, presa come è dal desiderio di vendetta verso il marito che le ha preferito una donna più giovane.

Alessandro si è comprato un quadernetto dove annota le entrate, poche, e le uscite, tante. Sua madre è così svagata da non rendersi conto che il frigorifero è vuoto, che i detersivi sono finiti, che la casa è in uno stato indicibile. A lui tocca l’incombenza di tutto e quella piccolissima, quasi microscopica, voglia di studiare che ha viene meno.

In molte circostanze invidia i suoi amici per la loro spensieratezza e per il fatto che si godono i sedici anni. Egli si sente già vecchio e di una cosa è certo: non si sposerà mai.

 


Note

  1. Parsons T. e Bales R.F. (a cura di Gilli G.A.), Famiglia e socializzazione, Mondadori, Milano, 1974.
  2. Malinowski B., Argonauti del Pacifico Occidentale. Riti magici e vita quotidiana nella società primitiva, Bollati Boringhieri, Torino, 2011.
  3. Radcliffe-Brown A.R., Structure and Function in Primitive Society, Essay and Addresses, Nabu Press, London, 2011.
  4. Maggiore L., Le conseguenze della separazione, For.Com., Roma, 2012.
  5. Cigoli V., Psicologia della separazione e del divorzio, Il Mulino, Bologna, 1998.
  6. Citata in Maggiore L., op. cit.
  7. Berti A.E. e Bombi A.S., Corso di psicologia dello sviluppo, Il Mulino, Bologna, 2005.
  8. Veggetti Finzi S., Quando i genitori si dividono (Le emozioni dei figli), Mondadori, Milano, 2005.
  9. Thomas A. e Chess S., Temperament and development, Brunner/Mazel, New York, 1977.


Autore: Vincenzo Amendolagine è medico, psicoterapeuta, psicopedagogista. Insegna, come docente incaricato, Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione, Psicologia delle Diverse Abilità, Didattica e Pedagogia Speciale presso l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro. È autore di numerose pubblicazioni scientifiche.


copyright © Educare.it - Anno XIV, N. 1, gennaio 2014