- Categoria: Fabulazione e narrazione
- Scritto da Anna Pace
La fiaba come strumento dell'educazione
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Bimba dalla fronte pura, dai tratti sereni
dagli occhi sognanti, di meraviglia pieni!
Benché tanti anni per me sian passati,
anche se da mezza vita noi due siam separati,
il tuo sorriso amorevole gradirà di cuore
una fiaba come mio dono d'amore
C.L. Dogson, Alice attraverso lo specchio
In una società delle immagini dove la realtà (la natura) è sostituita dall’immagine della realtà, dove l’uomo è sempre più solo ed isolato in quanto l’interazione privilegiata è tra uomo-macchina, avanza la consapevolezza che la preziosità della fiaba popolare va ben oltre la funzione letteraria, come filone narrativo di produzione per l’infanzia.
La famiglia e la scuolacercano attraverso la loro opera educativa di recuperare i linguaggi verbali, la parola come media primario, allo scopo di ricostruire solide comunicazioni dirette tra le generazioni; in questa prospettiva la fiaba rappresenta uno degli strumenti classici, naturali, primitivi.
La fiaba realizza una naturale relazionalità, non apparente come quando nei salotti tutti parlano ma ognuno per sé, ma una compartecipazione comunicativareale, che coinvolge gli apprendimenti, le motivazioni, le espressioni creative. La fiaba infatti viene letta o raccontata e non "mostrata" e nella relazione narrativa che si instaura tra l’adulto e il bambino-ascoltatore si attivano proficui momenti di convergenza di affetti e di intenzioni. L’adulto è spinto a dedicare ogni attenzione al bambino, a partecipare per intero al fatto narrativo perché non è ammessa la distrazione. Il bambino infatti è giustamente esigente e difende questi momenti di possesso del genitore, approfittando dell’occasione per godere dei propri legittimi diritti di convivialità famigliare, che così spesso gli sono negati.
Narratore ed ascoltatore così vivono la storia per intero, partecipando senza riserve: il bambino vi si abbandona fino allo smarrimento, l’adulto trascura o dimentica, per pochi momenti, problemi e pensieri. L’autentico significato e impatto di una fiaba possono essere apprezzati e il suo incontro può essere recepito solo se la storia è nella sua forma originale. Riassumere una fiaba non ci permette di coglierne l’essenza così come riassumere una poesia non ci permette di apprezzarla. Le fiabe parlano simultaneamente a tutti i livelli della personalità umana, comunicando in modo tale da raggiungere sia la mente semplice del bambino sia quella del "sofisticato" adulto.
Applicando il modello psicoanalitico della personalità umana, le fiabe recano importanti messaggi sia a livello conscio (attraverso significati palesi) sia a livello preconscio e inconscio (attraverso significati velati). La fiaba è così uno strumento di interazione educativa.
Da un certo punto di vista attraverso i momenti dedicati alla fiaba, si rendono visibili tratti della personalità dei bambini che altrimenti sarebbero potuti sfuggire all’adulto: la sua capacità attentiva, l’interesse per il mondo narrativo, la comprensione del linguaggio verbale, le preferenze affettive, le paure, le emozioni, le attitudini all’imitazione, al raccontare, la memoria… "[…] non esiste la fiaba buona o cattiva, utile o inutile. Essa è semplicemente uno strumento a disposizione dell’adulto, un grande magico canovaccio mediante il quale entrare nel mondo del bambino." (M. Giuli, "Quale analisi delle fiabe?" in "Psicologia Contemporanea", n° 70/1985 pp. 40-45).
Alcuni dei motivi che autorizzano a considerare la fiaba una forma di educazione sono:
- è tendenzialmente neutra
- non veicola valori consumistici
- non esalta violenza e lotta
- determina momenti di comunione tra adulti e bambini
- fa scoprire ai genitori i tratti della personalità dei figli
- fa appropriare l’adulto del linguaggio idoneo
E’ importante perciò come si legge la fiaba:
- sollecitazione occasionale di stupore e curiosità
- personalizzazione del raccontare (adattamento del linguaggio all’età e capacità del bambino)
- rispetto di formule e detti ripetuti
- provocazione del bambino a narrare
- corretta pronuncia fonetica e ortofonica
- alternanza discorso diretto-indiretto, dei tempi (passato, presente, futuro)
- recupera il linguaggio verbale
- sollecita l’immaginazione
- suscita il piacere di ascoltare, narrare, leggere
- normalizza il fantastico
- conduce il bambino a scoprire il reale per le vie della fantasia
- consente utili esperienze psicologiche

