- Categoria: Fabulazione e narrazione
- Scritto da Anna Pace
La fiaba come strumento dell'educazione - Quarta parte
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Nel raccontare le fiabe è sempre buona cosa seguire le indicazioni del bambino. Quando il bambino esprime un suo apprezzamento, dicendo semplicemente "Mi piace", molti genitori reagiscono leggendo subito un’altra fiaba, come se questo accrescesse il suo diletto. Ma un’osservazione come questa potrebbe essere espressione della vaga sensazione che questa storia particolare abbia qualcosa di speciale da dirgli, che potrebbe andar perduto se non gli verrà dato il tempo necessario per cogliere questi elementi significativi, indirizzandolo subito ad altri pensieri. Affinché il bambino possa credere alla fiaba e integrare il suo atteggiamento ottimistico nella sua esperienza nel mondo, è necessario che la senta più volte. Anche se il genitore riesce ad intuire il motivo per cui il bambino è preso emotivamente da una certa fiaba, sarebbe meglio che tenesse per sé l’intuizione, perché le più importanti esperienze e reazioni del bambino sono in larga misura inconsce e dovrebbero rimanere tali finché egli non arrivi ad un’età e una capacità di comprensione molto più mature.
Spiegare ad un bambino perché una fiaba sia appassionante per lui distrugge l’incanto della fiaba, che dipende in misura considerevole dal fatto che il bambino non sa affatto perché la fiaba gli piaccia tanto. Per il benessere del bambino è importante che i genitori condividano le sue emozioni, appassionandosi alla stessa fiaba e che i suoi intimi pensieri siano loro ignoti finché egli non si decide a rivelarli. Se il genitore fa capire di conoscerli già, impedisce al bambino di fargli il dono più prezioso: quello di condividere quanto fino ad allora aveva di segreto e di intimo. Ognuno di noi cresce. Trova significato nella sua vita e sicurezza in sé stesso proprio perché comprende e risolve i propri problemi personali in modo autonomo e non perché altri glieli abbiano spiegati.
La fiaba può esprimere al massimo i suoi messaggi simbolici e interpersonali quando viene raccontata piuttosto che letta. Se viene letta il lettore dovrebbe essere coinvolto emotivamente sia dalla storia sia dal bambino, provare un senso di empatia per quanto la storia può significare per lui.
C’è da considerare anche che l’entusiasmo destato dalla fiaba nel bambino dipende molto dai sentimenti del narratore verso la fiaba. L’affezionatissima nonna che racconta la storia al suo nipotino seduto sul suo grembo, comunica qualcosa di molto diverso da quello che può dare un libro illustrato letto da solo o un genitore annoiato che legge per puro senso del dovere.
L’attivo senso di partecipazione dell’adulto alla narrazione della storia reca un vitale contributo e un enorme arricchimento all’esperienza che ne fa il bimbo. Ascoltare una fiaba e comprendere le immagini che essa presenta può essere paragonato a uno spargimento di semi. Solamente una parte di questi semi germoglierà nella mente del bambino; alcuni immediatamente, altri dovranno riposare a lungo nel suo inconscio, altri non metteranno mai radici. "Ma quei semi che sono caduti sul terreno adatto produrranno fiori meravigliosi e alberi gagliardi – cioè daranno validità a importanti sentimenti, incoraggeranno intuizioni, nutriranno speranze, ridurranno ansie – e così facendo arricchiranno la vita del bambino nel presente e per il resto della sua vita. Raccontare una fiaba con uno scopo particolare diverso da quello di arricchire l’esperienza del bambino trasforma la fiaba in una storia con un monito, una favola, o un’altra esperienza didattica che tutt’al più parla alla mente conscia del bambino, mentre quello di raggiungere anche l’inconscio in modo diretto è uno dei massimi meriti di questa letteratura." (B. Bettelheim, Il mondo incantato, ed. Feltrinelli, pag. 151)
Per questo, non tutte le storie delle raccolte intitolate "Fiabe" sono in realtà fiabe. "Per decidere se una storia se una storia è una fiaba o qualcosa di diverso, - scrive Bettelheim - bisognerebbe chiedersi se si potrebbe definirla a buon diritto un dono d’amore fatto a un bambino."
copyright © Educare.it - Anno I, Numero 3, Febbraio 2001

