- Categoria: Genitorialità
- Scritto da Rita Bimbatti
Educare il bambino all’autostima - Accrescere l'autostima
Article Index
Come renderlo più sicuro di se ed accrescere la sua autostima
Un bambino non è un adulto in miniatura. A parole ne siamo più o meno persuasi, ma di fatto è più difficile di quanto si creda conciliare l’esigenza di impartirgli regole e insegnamenti col rispetto del suo modo di essere, del suo carattere, già ben delineati fin dalla più tenera età.
Nella fanciullezza il bambino prende le distanze dai suoi sentimenti più infantili e lavora a un canovaccio più complesso: si fa degli amici, comincia ad avere una propria opinione sulle cose e sui sentimenti che prova, risolve a suo modo i conflitti con l’ambiente, impara cose nuove, sperimenta capacità e le attua, sviluppa le prime autonomie dai genitori. Per tutto questo, sentendosi anche un individuo distinto da mamma e papà, dovrebbe trovare in loro degli alleati per credere in se stesso e sapere che, così com’è, ha le risorse che gli servono per rapportarsi felicemente a se stesso e agli altri.
Condizionati da una cultura che ci vuole tutti speciali per emergere, finiamo col confondere la parola “autostima” con “tendenza a primeggiare”, come se chi non ama farsi notare dovesse per forza essere un "perdente". C’è chi è nato per fare il leader, l’attore o il comunicatore e chi per fare il ricercatore, l’artista, il letterato. Intelligenza, sensibilità, capacità di raggiungere i propri obiettivi sono doti comuni a tutti i bambini.
In chiave educativa, proviamo a riflettere su alcuni atteggiamenti:
- Non giudichiamolo. Ricordiamo che forse lo stiamo osservando con uno sguardo statico che non tiene conto della “mutevolezza” intrinseca della gioventù.
- Non guardiamo nostro figlio con gli occhi del passato. Ogni bambino è diverso dall’altro. Crescerlo secondo schemi prestabiliti e universali significa ostacolare la crescita del suo “seme”.
- Smettiamo di ripetere sempre le stessi frasi. “Sii più coraggioso”, “Datti da fare”, “Non avere paura…”: così lo rendiamo solo più titubante.
- Evitiamo esempi che lo umilino. “Tuo fratello non è così…”, “Se ci fosse il tuo amico al tuo posto…”.
- Osserviamo i suoi comportamenti dalla giusta distanza. Così ci accorgeremo che nostro figlio con le sue indecisioni cresce costruendo “mondi” tutti suoi.
Possiamo poi identificare alcuni indicatori sul livello dell'autostima; sarà più "alta" se nostro figlio si fa amici facilmente, gli piace fare conoscenze; mostra entusiasmo nei confronti di nuove attività; è collaborativo e segue le regole se sono giuste; gli piace essere creativo e ha le sue idee personali.
Viceversa sono indicatori di bassa autostima quando il nostro bambino ha scarsa considerazione di sé ("non so fare le cose bene come gli altri");
non rischia ("non voglio provarci, tanto so che non ci riuscirò"); fugge da eventuali fallimenti; di solito idealizza gli altri ("il mio amico, lui si che è bravo!").
Essere bambini non vuol dire essere incompleti, piccoli adulti imperfetti. Non c’è nulla da correggere nell’essere bambini. Se consideriamo l’infanzia solo una fase di allenamento per la vita adulta, se ci adoperiamo solo per pianificare attività rivolte al futuro rischiamo di soffocare nei nostri figli le caratteristiche specifiche del pensiero infantile: spontaneità, assenza di filtri morali, curiosità, attenzione alla dimensione “magica” e intuitiva. Se non si coltivano queste qualità, i bambini diventano solo brutte copie degli adulti e delle loro frustrazioni, delle loro ansie, di tutti i luoghi comuni che gli adulti hanno in testa. E soprattutto, diventano bambini spenti e tristi: il peggior delitto che si possa compiere. La "ricetta", se vogliamo, è semplicissima: meno impegni “utili”, più gioco, più creatività.
I bambini non ci chiedono di vivere per loro, ma di essere d’esempio “vivendo per noi stessi”, ossia di far fruttare prima di tutto i nostri talenti, esprimendo al meglio la nostra gioia di vivere, un bene che non si esaurisce con l’uso, ma al contrario si moltiplica. Viceversa metterli su un piedistallo, al centro di tutto, li carica di doveri, vivranno nella paura di deluderci. Coltiviamo allora i nostri interessi, le nostre passioni, ovunque esse ci portino. Meglio un genitore che dedica una sera in meno ai figli ma che ha una buona autostima e quindi rappresenta un buon modello di vita, che una mamma o un papà frustato che riversa inutili e ossessive attenzioni sui figli.
Bibliografia
- Airone, n.344 dicembre 2009, Editoriale G. Mondatori, Milano
- Farmacia Salute, anno XII n. 1-2009, Editore UNIFARM S.p.A., Ravina di Trento
- Figli Felici, n. 07 settembre 2009, Edizioni Riza S.p.A. , Milano
- Figli Felici, n. 09 novembre 2009, Edizioni Riza S.p.A., Milano
- Genitori si diventa, di M. Rosci, marzo 2007, Edizioni Giunti Demetra, Firenze
- Il libro per i genitori sul bullismo, di W. Voors, febbraio 2009, Universale Economica Feltrinelli, Milano
- Psicologia Oggi, gennaio/ febbraio 2010, Editoriale Riziero Bellocci, Milano
Autore: Rita Bimbatti, infermiera professionale, laureata in Scienze dell’Educazione, laureanda in Sociologia e Politiche per la Salute presso Università Ruffilli di Forlì
copyright © Educare.it - Anno XI, N. 5, Aprile 2011

