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  • Categoria: Monografie

La questione di genere tra Costituzione, legislazione e religione - Profilo cristiano: la libertà


4. Profilo cristiano: la libertà

Quanto esaminato nei paragrafi precedenti può essere letto come la giuridicizzazione del rispetto della dignità della donna, d'ogni età e in ogni condizione, valore riconosciuto per primo, duemila anni fa, da Gesù.
Tra i numerosi episodi evangelici al femminile (ragione per cui alcuni parlano di “Vangeli in rosa”), uno dei più significativi è quello (Vangelo di Luca, cap. 10, vv. 38 - 42) in cui si narra delle due sorelle di Betania, Marta e Maria, l’una “tutta presa dai molti servizi” e l’altra intenta ad ascoltare Gesù.
Al di là dell’interpretazione teologica, questo brano è rilevante perché supera la sempre più avvertita inconciliabilità delle attività femminili, o casa o carriera, evidenziando l’importanza per la donna di avere una vita culturale e relazionale e la necessità di coniugare il tempo di vita e di lavoro (come previsto nel decreto legislativo 11 aprile 2006 n. 198 “Codice delle pari opportunità tra uomo e donna” che, a sua volta, rimanda alla legge 8 marzo 2000 n. 53 “Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle città”, in particolare all’art. 9).
Se in questo brano emerge la “libertà di fare” per la donna, o in generale la “libertà di”, in altri episodi evangelici echeggia la “libertà di essere” e quindi la “libertà da”, come per esempio nel miracolo all’emorroissa (Vangelo di Marco, cap. 5, vv. 25 - 34) o nel perdono alla donna adultera (Vangelo di Giovanni, cap. 8, vv. 1 - 11).
Dalla lettura di questi passi evangelici si potrebbe affermare, pertanto, che per tutti, ma in particolare per le donne, come deve esistere la libertà di religione così l’esperienza religiosa dovrebbe essere fonte di libertà, in altre parole dovrebbe favorire il processo di crescita, emancipazione, formazione della persona [4].

Su tutte, però, nei Vangeli primeggia la figura di Maria [5], esempio di libertà (sia per la sua libertà di rispondere sì o no all’annuncio della nascita di Gesù, sia per la libertà riconosciuta al progetto di vita di Gesù), responsabilità, femminilità (Gesù stesso la chiama “donna”), sponsalità, maternità (da quella biologica a quella allargata a figli non suoi; Vangelo di Giovanni, cap. 19, vv. 26 - 27).
Come Maria, la donna (dal latino domina, padrona di casa, signora) dovrebbe essere o tornare ad essere “padrona” della propria vita e consapevole di essere padrona della nuova vita.

Con questo processo di acquisizione di consapevolezza, non solo da parte della donna ma anche di chi la circonda (i soggetti richiamati nell’art. 1 della Carta dei diritti della bambina), si rende concreto quell’empowerment, che, insieme a mainstreaming (di cui non esiste una precisa traduzione giuridica), è stata una parola chiave della Conferenza Mondiale di Pechino.

 


Note:

1. Fra i tanti, Lilli Gruber, Figlie dell’Islam, Rizzoli, Milano 2007, cap. 12 “In nome del padre”, pp. 140-151; AA. VV., Di padre in padre. I tempi della paternità, La Meridiana, Molfetta 2008.

2. Cfr. Giovanni Cucci, Il padre, figura decisiva nella vita di fede in La civiltà cattolica, n. 3818 del 18 luglio 2009, pp. 118-127.
3. Cfr. “Il problema degli effetti discriminatori dell’eccesso di tutela” di Giulio Prosperetti in AA.VV. La tutela della salute della donna nel mondo del lavoro, FrancoAngeli, Milano 2007.
4. Cfr. Giovanni Cucci, Esperienza religiosa e psicologica, Elledici, Torino 2009.
5. Angelo Scola, Maria, la donna, Cantagalli Edizioni, Siena 2009.


pubblicato sulla rivista online Filodiritto, compare su Educare.it per gentile concessione dell'Autrice