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Scuola: esperienze e progetti

Lo spazio scolastico: dinamiche e conflitti

Studiare l’organizzazione dello spazio in cui si dispiega l’accadere formativo significa anche volgersi a cogliere regole e norme che lo disciplinano. L’infrazione della norma e il conseguente riequilibrio dei poteri sono qui colti, secondo un approccio clinico e critico, quali momenti particolarmente rivelatori del dispositivo pedagogico sotteso alle pratiche in atto in un determinato contesto. Il danneggiamento degli arredi, in una scuola superiore, è occasione per rinegoziare la gestione degli spazi, ma anche l’ordine normativo e pedagogico.

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Scuola e territorio: la relazionalità possibile

Il termine "didattica" deriva dal greco didakticos e significa "relativo all'apprendimento", la didattica infatti è quell'area della pedagogia che si occupa dei metodi dell'insegnamento; quindi il primo problema da porsi è in che modo insegnare affinché si ottenga il raggiungimento degli obiettivi prefissati utilizzando strategie idonee ed efficaci, in che modo cioè favorire la formazione degli apprendimenti, in questo caso specifico di quegli apprendimenti che consentono un approccio cognitivo ed emozionale proficuo ai beni culturali.

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  • Scritto da F. Berto, P. Scalari
  • Categoria: Esperienze a scuola

La rottura della relazione tra genitori ed insegnanti

Quante volte abbiamo sentito gli insegnanti chiedersi: "Perché la madre di Carlotta si rifiuta di venire a colloquio con me?", "Perché il padre di Guglielmo non si fa mai vedere nei giorni di ricevimento genitori?", "Perché mamme e papà hanno tanta diffidenza nei confronti di noi insegnanti?". Sono questi, ma ce ne sono molti altri, gli interrogativi che circolano nelle aule insegnanti, negli atri delle scuole e nei corsi di formazione frequentati dai docenti.

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  • Scritto da Patrizia Marchegiani
  • Categoria: Esperienze a scuola

Di fronte alle irrisioni dei compagni. Un episodio con un adolescente oggetto di bullismo

Come quasi ogni giorno da qualche tempo a questa parte, anche oggi Elir, un ragazzo albanese di tredici anni adottato da cinque da una famiglia italiana, torna a casa da scuola in preda ad una forte tensione, così nervoso e agitato da non riuscire ad acquietarsi in nessun modo. Risponde in malo modo a qualsiasi input gli giunga, scatta di nervi in ogni movimento, schizza la sua irritazione e insofferenza nei confronti di tutto ciò che, anche benevolmente, lo circonda, si mostra sprezzante e in atteggiamento di sfida verso tutti e tutto. Anche oggi deve aver ‘subito’ qualcosa che ora sta ‘vomitando fuori’ in questo modo. Dopo un po’ è lui stesso a volermelo raccontare. Gli comunico che ho tutto il desiderio e l’intenzione di ascoltarlo molto attentamente e seriamente, ma voglio evitare che questo si trasformi, come certe volte è accaduto, in un modo per alimentare in lui una ‘dinamica di vittimismo’ in cui al suo ruolo di vittima, corrisponde quello di chi lo ascolta guardandolo e inducendolo a sentirsi ancor più fortemente tale: voglio accogliere la sofferenza di Elir, ma la voglio pure ‘contenere’, non ‘amplificare’.

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