- Scritto da Nicoletta Perseo e Myriam Perseo
- Categoria: Esperienze a scuola
Dentro le storie fra carta e cartone, giochi e colori
Tutti i genitori dovrebbero vivere e condividere per almeno una giornata dentro la scuola dell’infanzia, sentirne gli odori, ascoltare i rumori, le voci, i suoni, guardare i bambini mentre sono assorti nelle attività, partecipare alla realizzazione di esperienze condivise. Da queste riflessioni prende avvio la proposta di regalare ai bambini della scuola dell’infanzia un percorso di gioco, di ascolto di storie, di creatività e libertà di esprimersi. Una mamma o un papà possono costruire e offrire ai bambini le proprie competenze, risorse, fantasie, scoprendo che la scuola dell’infanzia è una scuola a tutti gli effetti: aperta, partecipata e vissuta dalle famiglie, accogliente e disponibile al cambiamento. È la scuola del bambino e della bambina, titolari di specifiche prerogative, capaci di dialogo, di pensiero e di intuizione, di sentimenti e di fantasia, soggetti di diritti e co-costruttori della propria storia. Un luogo in cui sperimentare linguaggi nuovi e diversi codici interpretativi della realtà, in cui la dimensione cognitiva e corporea si fondono e si integrano con quella relazionale, in un equilibrato progetto di crescita; in cui si apprende attraverso il gioco, in cui sviluppare la capacità di guardare la realtà con tutti i sensi. Mettersi in gioco attraverso i sensi, significa aprirsi a nuovi e differenti punti di vista: una scuola da toccare, da guardare, da odorare, in cui muoversi verso gli Altri e verso il mondo, in cui si impara a vivere la realtà con tutti i sensi e in tutti i sensi. L’arte stessa è per sua natura sensoriale e corporea (sensazioni visive, acustiche, tattili, olfattive, percezione ed organizzazione dello spazio) e coinvolge emozioni e processi cognitivi. Essa è una modalità speciale di utilizzare linguaggi che esprimono profondi contenuti interni all’individuo. Partire dalle storie, dalle fantasie che esse sollecitano per arrivare ad esprimere se stessi attraverso il colore è ciò che la proposta si pone quale traguardo.

La scuola dell’infanzia si colloca all'inizio del percorso formativo di base, è la scuola dei bambini e delle bambine, fondata sull’accoglienza, il rispetto delle diversità, sul riconoscimento e la valorizzazione dei pensieri, delle idee, dei sentimenti e delle emozioni di ciascuno, sulla possibilità di organizzare spazi adeguati e tempi distesi in cui ogni alunno possa riconoscersi.
“C’era una volta...” è indubbiamente l’incipit più famoso e conosciuto da tutti, adulti e bambini, narratori ed ascoltatori. Narrare storie fa parte integrante della vita, della cultura, della crescita dell’uomo dalla notte dei tempi. Le storie creano identità, memoria, condivisione; rappresentano una metafora della vita e della crescita, identificandone le tappe evolutive, i passaggi, i riti. Chi si occupa di educazione conosce bene le valenze pedagogiche della narrazione e considera fondamentale, nella giornata scolastica – soprattutto al nido e nella scuola dell’infanzia - il “tempo della narrazione”. I bambini amano ricevere e produrre storie. I bambini amano raccontare e raccontarsi, nutrendo così il pensiero narrativo, rispondendo a quel bisogno innato di dare un senso alle cose.
Il bullismo a scuola esiste da tempo ma solo a partire dagli anni settanta è diventato oggetto di studi e ricerche. In Italia si inizia a parlare di bullismo alla fine degli anni 90 e la prima ricerca è del 1997, curata da Ada Fonzi. I dati che emergono sono allarmanti e testimoniano una diffusione massiccia del fenomeno nelle scuole. Il report Istat del 2014,“Il bullismo in Italia: comportamenti offensivi e violenti tra i giovanissimi” evidenzia che fra i bambini/ragazzi d’età compresa fra gli 11 e i 17 anni, 2 su 10 hanno subito atti di bullismo una o più volte al mese. Le prepotenze vanno dalla derisione agli insulti, dalle minacce alle aggressioni fisiche. Il dossier realizzato da Telefono Azzurro, relativo all’anno scolastico 2015-2016, parla di 270 casi gestiti, con bulli in prevalenza maschi (il 60% dei casi) e di un abbassamento dell’età delle vittime fino ad arrivare a bambini di 5 anni (22% dei casi).