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Lo spazio magico della relazione - Terza parte

La formazione alla relazione

L'educazione e il confronto con il principio di realtà (...)
obbligheranno il bambino a scoprire, in funzione delle esperienze vissute,
strategie multiple che gli permetteranno non solo di affermarsi di fronte agli altri,
ma anche di fare le connessioni necessarie per essere accettato, riconosciuto,
e, se possibile, amato.

(A. Lapierre, prefazione a "Quasi quasi gli sparo" di P. Bergonzoni – C. Petitti)

Riscontriamo che molto spesso il percorso formativo degli insegnanti non comprende una formazione specifica della relazione, rimandando al buon senso e alla buona volontà individuale la gestione del problema.
Riteniamo che sia necessario intervenire su questo aspetto così importante della formazione in modo più direttamente professionale, offrendo agli insegnanti proposte di conoscenza e di riflessione teorica, accanto a proposte pratiche di intervento che consentano di gestire la relazione con gli alunni e tra gli alunni in modo costruttivo e creativo, con significative ricadute anche in riferimento alle sempre più variegate situazioni di disagio scolastico che ci si trova spesso ad affrontare.
Ci proponiamo, allora, di offrire agli insegnanti e agli operatori della Scuola un metodo di intervento concreto che possa aiutare gli alunni a sperimentare situazioni relazionali costruttive e motivanti, e che nello stesso tempo permetta agli insegnanti di comprendere con competenza e creatività i bisogni e le istanze evolutive di ciascun alunno, promuovendo così la ricerca di un benessere e di un contesto qualitativamente migliore per tutti i protagonisti del percorso educativo.
Siamo certi che questo possa aiutare docenti e discenti a costruire una nuova Etica dell'Incontro, che si prefigga di sostenere la conoscenza nella relazione.

La relazione è un percorso

Sappiamo bene che quando ci riferiamo alla relazione non parliamo di un fenomeno etero-determinato né immutabile: la relazione è il risultato di un percorso da costruire e che può essere modificato nel tempo.
Ognuno di noi è responsabile di una parte di questa costruzione: non possiamo coltivare l'illusione narcisistica di poterne esserne gli unici artefici, né cedere all'impotente convinzione di non poter modificare niente. La relazione si costruisce attraverso una complessità di elementi, consci ed inconsci; riteniamo che l'adulto debba assumere la responsabilità di rendere espliciti il maggior numero di questi elementi, in modo da favorire uno scambio relazionale consapevole.
Alcuni di questi elementi sono di ordine culturale: abbiamo visto quanto sia importante l'idea di bambino che abbiamo costruito; altrettanto determinante sarà l'idea di adulto che il bambino si è formato nella sua esperienza e che metterà in gioco nel suo incontro con noi. Nella definizione della relazione è poi importante considerare come la scuola viene impostata:

  • le attività di accoglienza (per esempio io faccio l'appello non tanto per vedere chi è assente: sono i presenti che vengono chiamati per nome, salutati, riconosciuti come individui all'interno del gruppo);
  • i tempi di svolgimento delle diverse attività, didattiche e non;
  • la diversificazione delle proposte, la capacità di formulare progetti;
  • la presenza o meno di alcuni momenti destrutturati o auto-organizzati, etc.;

Sarà necessario valutare come il bambino si pone di fronte a queste proposte:

  • la sua motivazione, i suoi desideri espliciti ed impliciti;
  • il suo livello di interesse, le sue competenze espressive;
  • la sua "tempistica personale" rispetto a quella normalmente richiesta;
  • eccetera eccetera...

Altri elementi sono di ordine più soggettivo e personale:

  • simpatie o antipatie reciproche;
  • proiezioni (sempre reciproche) legate a vissuti personali precedenti, etc.;

La relazione sarà comunque la risultante di una serie di feed-back reciproci: per questo occorre avere un buon linguaggio comune, che permetta a tutti gli attori della relazione di confrontarsi e comunicare in modo costruttivo.