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Lo spazio magico della relazione - Quarta parte

Confronto tra le qualità della cultura infantile e di quella cultura adulta

L'incontro tra adulto e bambino è anche l'incontro (o lo scontro) tra due culture che presentano caratteristiche diverse, che incarnano modi diversi di interpretare il mondo e le esperienze personali.
La "cultura adulta" è prevalentemente di tipo digitale, razionale, ipotetico-deduttiva; prevalentemente si esprime attraverso spiegazioni, dimostrazioni, o descrizioni che si presumono oggettive.
La "cultura infantile" è, invece, soprattutto analogica, magico-animistica, empirica; si esprime soprattutto attraverso il comportamento (es: se vivo un disagio creo disagio intorno a me), oppure creativamente attraverso il gioco e l'utilizzo di linguaggi simbolici.
In sé, entrambe le impostazioni hanno dei valori, esprimono delle potenzialità per capire e affrontare alcuni aspetti della realtà che ci circonda. Pensiamo, anzi, che una buona integrazione tra il linguaggio analogico e quello digitale, tra il mondo magico e quello razionale, possa agevolare lo sviluppo intellettivo e le capacità comunicative tanto degli adulti quanto dei bambini.
L'adulto, però, si comporta spesso con il bambino in modo colonialista, tentando, cioè, di cancellare la cultura ritenuta più debole e inadeguata per imporre la propria, i propri punti di vista, il proprio linguaggio.
Riteniamo viceversa opportuno costruire un ponte comunicativo, un linguaggio comune che permetta alla comunicazione tra adulto e bambino di essere efficace.
In questo senso, quindi, la relazione necessita - per configurarsi come oggetto di interesse, osservazione e intervento utile - di un contesto preciso di riferimento, la cosiddetta "strutturazione di campo" (Minolli, 2009).

Ci proponiamo quindi di organizzare un tempo e uno spazio dedicato all'elaborazione delle dinamiche relazionali, luogo che chiameremo Lo Spazio Magico della Relazione.
Ogni esperienza si gioca nello spazio e nel tempo. Tempo e spazio sono determinanti, in quanto permettono, impediscono, condizionano quantità e qualità dell'esperienza, dunque vanno organizzati. E' per ciò che lo definiamo spazio magico, in quanto non si tratta di uno spazio di analisi del reale, ma di esplorazione del possibile.
Uno spazio in cui il linguaggio del corpo e l'aspetto simbolico del gioco possano esprimere desideri, pulsioni, timori, contraddizioni,conflitti, normalmente inesprimibili nello spazio reale. Uno spazio non solo di libera espressione, ma un luogo entro il quale scoprire e sperimentare le chiavi di elaborazione di eventuali situazioni che creano disagio.

Caratteristiche dello spazio magico

Si tratta di uno spazio sufficientemente ampio, che permetta di sperimentare il piacere senso-motorio (ideale una palestra); i confini dello spazio devono essere chiaramente definiti.
Lo Spazio Magico deve essere protetto da qualsiasi interferenza esterna: l'attività che si svolge al suo interno non può essere disturbata da telefonate, chiacchiere tra colleghi, ingresso di bidelli, etc...; i partecipanti all'attività devono essere protetti con una sorta di privacy, che garantisce la "magia" dello spazio.
All'interno di questo spazio, a disposizione del conduttore, si trovano oggetti adeguati a stimolare e a costruire il gioco simbolico: dunque oggetti che possono favorire giochi di costruzione, travestimento, lotta... e non giochi che prevedano il raggiungimento di un risultato pre-determinato.

Compito del conduttore è quello di introdurre il bambino all'interno dello "spazio magico" e di accompagnarlo, discretamente e consapevolmente, in un viaggio che è espressione metaforica del suo percorso evolutivo.
L'itinerario di questo viaggio non può essere predeterminato in partenza: sarà il bambino, con le sue scelte, le sue scoperte, le sue conquiste, a definire modalità, tempi e strategie del suo procedere.
L'adulto, all'interno dello Spazio Magico, assumerà queste funzioni:

  • definire e garantire i confini e le regole, per permettere ad ogni bambino di giocare serenamente;
  • stimolare il gioco e aiutare il bambino a conoscere e sfruttare tutte le risorse di questo spazio, attraverso la proposta di oggetti, consegne, etc.;
  • essere il testimone attivo e attento di ciò che accade, e rimandare correttamente al bambino i suoi vissuti più significativi;
  • infine, garantire l'uscita dal gioco e il ritorno alla realtà.

Per poter utilizzare correttamente il Metodo LO SPAZIO MAGICO DELLA RELAZIONE occorre frequentare con profitto il Corso di Formazione organizzato dalla Associazione Spazio Magico.

 


Nota: 1) Teoria gnoseologica nella quale si sostiene la corrispondenza puntuale tra realtà e intelletto: in questo senso, la mente riflette, senza sostanziali modificazioni, ciò che esiste in sé, fuori di noi.

BIBLIOGRAFIA

  • Beebe B., Lachmann L., Jaffe J. (l999). Tr.it. Le strutture d'interazione madre-bambino e le rappresentazioni presimboliche del sè e dell'oggetto. (1999) In Ricerca Psicoanalitica, X, 2: pp. 9-63.
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  • Minolli M. (2011). Tu sei me e io sono te. In Ricerca Psicoanalitica, XXII, 2: pp. 9-26.
  • Petitti C. (1994) Psicomotricità nel Castello dei Fantasmi – Progetto Psicomotricità – giugno 94.
  • Sameroff A., Chandler M. (1976) Reproductive risk and the continuum of caretaking casualty. In Horowitz F. D. Review of child development research vol. 4. Chicago: University of Chicago Press.
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Autori:

Daniela Negretti, Psicologa clinica, specializzanda in psicoanalisi della relazione all'istituto SipRe di Milano. Oltre all'attività specificamente clinica con bambini, adolescenti, genitori, collabora a progetti di formazione per insegnanti e a progetti di psicopedagogia e prevenzione nelle scuole primarie del territorio comasco.

Carlo Petitti di Roreto, TNPEE Psicomotricista Relazionale, insegnante. Responsabile scientifico dei progetti di psicomotricità dell'Associazione Spazio Magico. Ha pubblicato, tra l'altro: "Speriamo che sia dislessico!" Strumenti Cres n. 59, 2012; "La negoziazione e le dinamiche di potere nella relazione adulto-bambino" - L'Autore Libri, Firenze 1995.

Angela Sasso, Educatrice professionale, specializzata in Psicomotricità Relazionale presso l'Associazione Accamaman di Padova. Assunta dai Servizi Educativi del Comune di Varese, collabora come psicomotricista nell'Associazione Spazio Magico di Malnate (Va).


copyright © Educare.it - Anno XIII, N. 3, Marzo 2013

DOI: 10.4440/201303/NEGRETTI-PETITTI-SASSO