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La scuola sovversiva nell’analisi di Neil Postman - La scuola come ri-creazione

La scuola è, così, il luogo della resistenza, dell'interruzione e della ri-creazione del mondo. Ciò che occorre, la condizione indispensabile perché si dia un altro modo di fare scuola, è una rivoluzione dello sguardo adulto, perché per insegnare non basta essere, ma è necessario esser-ci. Lo sguardo dell’altro è un appello, una richiesta, una messa in questione e la scuola è il luogo del suo riconoscimento. Essa non è un mero territorio del medesimo, ma spazio di alterità e insularità dove approdare e s-confinare, dove poter accogliere le differenze/divergenze.

Una scuola capace di partire dalla persona, intesa come individualità, singolarità, inviolabile e non addomesticabile, per promuovere maritainianamente la personalità di ognuno, quel dover essere che trascende le conoscenze e si attualizza in un essere ri-creato attraverso l’incontro significativo con l’altro, è il vero compito.

L’auspicio è che la scuola possa essere luogo di bellezza capace di favorire quella seconda nascita al mondo di cui è strumento e mai fine. Perché questa trasfigurazione possa darsi è necessario liberarsi di quell’immagine dell’Altro come contenitore deputato ad accogliere tutto quanto le direttive ministeriali immaginano come equipaggiamento necessario per il farsi dell’uomo e del cittadino e comprendere che il soggetto, il destinatario di ogni processo educativo, è un attivo costruttore del suo stesso conoscere, che è l’abitatore e l’interprete di un mondo extrascolastico che va disvelato attraverso un’azione costante di spoliazione.

Scrive Daniel Pennac: «I nostri studenti che vanno male non vengono mai soli a scuola. In classe entra una cipolla: svariati strati di magone, paura, preoccupazione, rancore, rabbia, desideri insoddisfatti, rinunce furibonde accumulati su un substrato di passato disonorevole, di presente minaccioso, di futuro precluso. Guardateli, ecco che arrivano, il corpo in divenire e la famiglia nello zaino. La lezione può cominciare solo dopo che hanno deposto il fardello e pelato la cipolla. Difficile spiegarlo, ma spesso basta uno sguardo, una frase benevola, la parola di un adulto, fiduciosa, chiara ed equilibrata per dissolvere quei magoni, alleviare quegli animi, collocarli in un presente indicativo. Naturalmente il beneficio sarà provvisorio, la cipolla si ricomporrà all'uscita e forse domani bisognerà ricominciare daccapo. Ma insegnare è proprio questo: ricominciare fino a scomparire come professori. Se non riusciamo a collocare i nostri studenti nell'indicativo presente della nostra lezione, se il nostro sapere e il piacere di servirsene non attecchiscono su quei ragazzini e quelle ragazzine, la loro esistenza vacillerà sopra vuoti infiniti»[10].

Solo scomparendo riusciremo forse a dar forma a quella rinascita in quell’utero secondo che è la scuola.


Non c’è un sapere che insegni l’arte di fare scuola; se per fare scuola s’intende farla davvero,
a certi giorni, a certe ore, via via, a certi alunni sempre nuovi, con animo sempre nuovo,
in circostanze sempre diverse, su problemi che mai non si ripetono.
Anche la scuola, come tutto, è, in ogni momento in cui si consideri, un atto assoluto senza precedenti;
un atto in cui tutto quello che abbiamo appreso è nulla rispetto a quello che dobbiamo ancora sapere.
E guai al maestro che non sappia procedere se non sulle dande dei precetti! La vita è creazione eterna
G. Gentile

NOTE

[1]) Cfr. J. Dewey, Scuola e società, trad. it. La Nuova Italia, Firenze, 1967

[2]) “Due correnti apparentemente contrapposte, egualmente dannose nella loro azione e infine concordanti nei loro risultati, dominano nell’epoca presente le nostre scuole, che in origine erano fondate su basi del tutto diverse: da un lato, l’impulso verso la massima estensione della cultura, e d’altro lato l’impulso a sminuirla e indebolirla. Conformemente al primo impulso, la cultura dev’essere portata entro ambienti sempre più vasti; nel senso dell’altra tendenza, si pretende dalla cultura che essa deponga le sue supreme pretese di sovranità, per sottomettersi al servizio di un’altra forma di vita, a quella cioè dello Stato. Di fronte a queste fatali tendenze dell’estensione e della diminuzione, ci sarebbe da disperare senza alcuna prospettiva, se in qualche modo non fosse possibile favorire la vittoria di due tendenze opposte, veramente tedesche e specialmente gravide di avvenire, ossia aiutare l’ impulso verso la restrizione e concentrazione della cultura, in antitesi alla sua massima estensione possibile, e aiutare l’impulso al rafforzamento e all’autosufficienza della cultura, in antitesi al suo indebolimento. A credere nella possibilità di una vittoria, d’altronde, ci autorizza il sapere che quelle due tendenze dell’estensione e dell’indebolimento sono contrarie alle intenzioni eternamente eguali della natura, nella stessa misura in cui una restrizione della cultura a poche persone è una legge necessaria della natura, e in genere una verità. A quegli altri due impulsi, per contro, potrebbe riuscire soltanto di fondare una finta cultura” (F. Nietzsche, Sull’avvenire delle nostre scuole, trad. it. Adelphi, Milano, 1982, p.31.)

[3]) Cfr. N. Postman, Technopoly, trad, it. Bollati Boringhieri, Torino, 1993

[4]) Ivi, p. 53

[5]) Ivi, p. 110

[6]) N. Postman, La scomparsa dell’infanzia, trad. it Armando, Roma, 1984, p. 103

[7]) Ivi, p. 154

[8]) Cfr. N. Postman, Technopoly, cit.

[9]) N. Postman, Ecologia dei media, trad. it. Armando, Roma, 1981, p. 23

[10]) D. Pennac, Diario di scuola, Feltrinelli, Milano, 2010, p. 55


Autore: Paola Martino, Dottore di ricerca in Metodologia della ricerca pedagogica e psicologica, è attualmente titolare di un assegno di ricerca presso il Dipartimento di Scienze Umane, Filosofiche e della Formazione dell'Università di Salerno. È autrice del volume Pedagogia contemporanea. Teorizzare l'umanizzazione dell'uomo tra ontologia e biotecnologie (Anicia, 2010) e di diversi saggi pubblicati in Riviste e volumi collettanei.


copyright © Educare.it - Anno XIII, N. 11, novembre 2013

DOI: 10.4440/201311/martino