- Categoria: Scuola e dintorni
- Scritto da Alessia Travaglini
Il cooperative learning per una costruzione attiva e significativa della conoscenza - La cooperazione: le ragioni di una scelta
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La cooperazione: le ragioni di una scelta
Ciò che sembra trapelare dai dati statistici relativi al nostro sistema di istruzione è la mancanza di investimento degli alunni nelle proposte formative. Tuttavia alcuni fenomeni - quali l’associazionismo giovanile, l’impegno nel volontariato e la diffusione di comportamenti dettati da prosocialità ed altruismo - inducono a pensare, al contrario, che nelle giovani generazioni sia presente un desiderio di cooperare in proposte di particolare significatività e valore formativo.
La contemporanea presenza nell’individuo delle due dimensioni identità/alterità, che consentono all’uomo di realizzarsi attraverso relazioni autentiche, è stata ripetutamente indicata come un elemento insito nella natura stessa del genere umano. Ricordiamo, ad esempio, la filosofia di Buber (1959), secondo il quale l’essenza dell’io si configura come incontro e dialogo, in un rapporto “io-tu” che arricchisce di significati l’esperienza stessa; oppure i contributi di Maritain, che nelle sue opere ha sottolineato l’importanza che l’uomo venga riscoperto secondo una dimensione integrale autentica. In psicologia tale prospettiva è stata centrata, tra gli altri, da Rogers, secondo il quale l’atto terapeutico trae la sua forza da un processo empatico tra i protagonisti di una relazione che deve necessariamente essere attraversata da elementi fondamentali quali l’ascolto, l’accoglienza e l’accettazione incondizionata. In ambito più propriamente educativo ricordiamo la teoria dello sviluppo prossimale elaborata da Vygotskij, in base alla quale l’individuo riesce a sviluppare e migliorare il proprio potenziale sviluppo soprattutto grazie alla presenza di un altro, che agisce con funzione di stimolo e sollecitatore.
In tempi più recenti Robert Roche (2002) e Michele De Beni (1998) hanno ribadito la responsabilità che hanno tutte le istituzioni, e quindi in primis la scuola, nel creare un tessuto sociale fondato sull’empatia, la generosità e l’altruismo. Ricerche sull’apprendimento (Caprara, 2001) hanno poi evidenziato come esista una significativa correlazione tra le due dimensioni della prosocialità e dell’apprendimento: in base ad esse infatti, gli alunni maggiormente empatici ottengono dei risultati scolastici migliori ed hanno minori probabilità di essere esposti con il tempo a fenomeni quali depressione, emarginazione ed insuccesso scolastico.
Vediamo di ricavare ora da tale scenario alcune conseguenze per la didattica.
Innanzitutto è necessario proporre dei percorsi di apprendimento mossi dalla consapevolezza che esso è favorito da un contesto di socializzazione (Brown e coll., 1998). La classe va pensata come una vera e propria comunità, dove si possono sperimentare diversi ruoli scambiandosi compiti, responsabilità e discutendo con gli altri sia le conoscenze già acquisite che quelle dubbie.
Ne consegue una forte attenzione all’inclusione di tutti gli alunni, in quanto ciascuno, con il proprio bagaglio e la propria “intelligenza” (Gardner, 1993), può contribuire attivamente a “costruire” in modo ricco e personale la conoscenza.
Si tratta di un modello divergente da quello tradizionale centrato sulla memorizzazione e la riproduzione di conoscenze predefinite. Oggi diventano cardini centrali del processo di insegnamento-apprendimento le capacità di problem solving, di pensiero critico e di risoluzione dei conflitti.

