- Categoria: Scuola e dintorni
- Scritto da Alessia Travaglini
Il cooperative learning per una costruzione attiva e significativa della conoscenza - Risultati di ricerca
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Risultati di ricerca
Le ricerche condotte sull’efficacia del cooperative learning si sono concentrate soprattutto in contesti diversi da quello italiano (Slavin, 1983a, Johnson & Johnson, 1985c), anche se da alcuni anni l’argomento ha iniziato ad essere oggetto di riflessione anche da parte dei nostri ricercatori. I risultati principali ai quali questi sono pervenuti sono tutti generalmente positivi: in particolare, viene osservato che nelle classi sperimentali, rispetto ai gruppi di controllo, si registrano dei forti miglioramenti in tutti gli aspetti indagati (cognitivi, affettivi e motivazionali). In quasi tutte le classi osservate, pur nella diversità delle situazioni specifiche e dei diversi modelli di riferimento adottati, alcuni elementi si sono rivelati efficaci ai fini del miglioramento dei livelli di partenza. In particolare l’interazione diretta in un piccolo gruppo, all’interno del quale vengono incoraggiati comportamenti quali il dare ed il chiedere aiuto; la differente strutturazione delle attività didattiche, che prevedono il confronto e l’argomentazione di molteplici punti di vista; il diverso ruolo assunto dall’insegnante, che crea contesti di apprendimento consoni con il livello di maturazione raggiunto dagli allievi.
Al contrario, nelle situazioni nelle quali prevalgono approcci basati sulla competizione o sull’individualismo che sacrificano la dimensione dell’interdipendenza positiva, gli studenti sembrano mossi prevalentemente da motivazioni di natura estrinseca (la necessità di apprezzamento da parte di genitori ed insegnanti), manifestando una persistenza minore nella prosecuzione di un compito, fino al raggiungimento degli obiettivi (si veda, ad esempio, Johnson & Johnson, 1979; D. Johnson, R. Johnson & Anderson, 1978).
E’ evidente che l’applicazione di una tale metodologia potrebbe, nella fase iniziale, non risultare semplicissima: il nostro pensiero è che la sua adozione risulta tanto più naturale ed efficace quanto più frutto di condivisione all’interno del team docenti. Se infatti gli insegnanti acquisiscono anch’essi una modalità di lavoro basata sul cooperative learning, che li vede decidere insieme i percorsi di insegnamento-apprendimento proposti agli alunni e gli obiettivi da sottoporre ad accurata valutazione, riescono poi ad affrontare in un modo meno individualistico le inevitabili difficoltà spesso legate ad una prima implementazione di un metodo non completamente conosciuto.
Concludiamo le parole di S. Kagan, che ha sviluppato il cooperative learning secondo un approccio strutturale: “Se applichiamo i principi della cooperazione ad una scuola intera, ed ancora oltre, il risultato è un mutuo sostegno tra studenti ed insegnanti di una scuola, tra le scuole e tra le scuole e la comunità più estesa” (Kagan, 1992, 22:1).
Abstract
Secondo quanto si evince da numerose ricerche il cooperative learning può essere una via da esplorare per garantire percorsi di insegnamento-apprendimento caratterizzati dalla flessibilità e dal rispetto delle differenze individuali. L’articolo esplora i principi per l’applicazione di tale modello didattico nella scuola primaria, con l’auspicio che possa rappresentare un rimedio alla demotivazione ed all’abbandono che ancora tanto affligge la scuola italiana.
Bibliografia
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- Sharan Y, Sharan S., Gli alunni fanno ricerca, Erickson, Trento 1998
- Slavin R., Cooperative learning: theory, resarch, and practice, Englewood Cliffs, N.J., Prentice-Hall 1990
- Varriale C., Cervello, emozioni, prosocialità, Liguori, Napoli 2002
L'autore: Alessia Travaglini è laureata in Scienze dell’Educazione e dottoranda in Toeoria e Ricerca educativa presso la facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi Roma Tre. Dal 1998 insegna presso una scuola primaria di Roma. Negli anni 2012-2013 ha collaborato con l’Invalsi nell’ambito del progetto Valutazione & Miglioramento sostenuto da fondi europei.
copyright © Educare.it - Anno XIV, N. 5, Maggio 2014
DOI: 10.4440/201405/TRAVAGLINI

