- Categoria: Disegno ed espressioni artistiche
Musica e memoria, itinerari pedagogici da Halbwachs a Benjamin - Terza parte
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Il sociologo Maffesoli, in modo raffinato, ravvisa nella rivalutazione del dionisiaco il grande movimento antropologico che marca l’uomo della modernità come soggetto fluttuante all’interno di un neotribalismo ludico. Qui si rivela il potere dell’insignificante, cioè di quegli aspetti della vita abituale, e tra questi la canzone, che appaiono solitamente poco determinanti ma concorrono invece a delimitare la potenza sociale, ossia la trama che costituisce il fluire delle pratiche quotidiane [8].
Ne consegue che anche la canzone, come tutto quel campo dell’esperienza che tradizionalmente è rimasto estraneo alle istituzioni educative formali, è oggetto dell’indagine pedagogica. Lo è, a maggior ragione, per una pedagogia che sappia rinunciare alla gestione dell’ordinario, e preferisca uscire dal tepore delle aule scolastiche per affrontare a viso aperto le sfide urgenti poste da una struttura sociale che si rivela, a parere di molti, sempre più orientata verso un tramonto, che sia la colonizzazione completa delle coscienze o l’autodistruzione del genere umano.
Sub specie pedagogica la canzone può essere considerata attraverso due lenti: quella estetica e quella narrativa. È naturalmente possibile anche un’ottica storica, ma qui si intende proprio sottrarre le suggestioni musicali alle ricostruzioni dominanti e alla voce dei padroni: si tratta, piuttosto, di scavare sotto le macerie della discografia per portare alla luce una storia altra, occultata ma preziosa come strumento di formazione. Pasolini diceva che le canzoni, a volte, hanno un potere magico, abiettamente poetico, e quel richiamo a una dimensione abietta ci indica che occorre cercare al di sotto e contro le certezze incrostate, occorre confrontarsi con l’impuro [9], proprio in periodi in cui il suono ripulito della produzione tecnologica riversa effluvi di anestetico sulle potenzialità sovversive della musica. Le correzioni e le adulterazioni del prodotto musicale non rispondono a inevitabili leggi di mercato, ma traducono un modello che punta esattamente ad affogare le forze perturbanti della musica all’interno di un flusso onnivoro e normalizzatore il cui scopo è, essenzialmente, mondare la canzone dal sudore, sbucciarla dall’eventuale pericolosità sociale, raschiare via l’anima fino ad occultarne la memoria.
Ecco, qui la canzone va considerata primariamente nel suo legame con la memoria, in quel suo saper marchiare e differenziare il ricordo e, con esso, l’abbozzo di formazione che ne deriva.
Viene in aiuto, in questa direzione, l’opera di un autore per molti versi anomalo: Maurice Halbwachs, che ha indagato proprio il rapporto tra musica e memoria [10] e, attraverso pagine cristalline ha evidenziato alcuni tratti che vale la pena di schematizzare.
Il musicista e il suo pubblico fanno riferimento a una memoria comune. Questo sfondo condiviso rende possibile la relazione reciproca che si instaura tra i soggetti che partecipano all’intero ciclo della rappresentazione musicale: la composizione e l’esecuzione dei brani, la loro collocazione lungo gli orizzonti di senso, il riconoscimento da parte degli uditori e le successive elaborazioni di stili e contenuti rimandano tutti alla medesima dinamica sociale. Il carattere collettivo della musica, evidente nelle società arcaiche in cui perfino l’autore è indistinguibile dal pubblico, rinforza la coesione del gruppo, ne certifica l’identità e crea legami da trasmettere da una generazione all’altra. Anche oggi qualsiasi insieme sociale desideroso di sottolineare la comune appartenenza trova utile dotarsi di inni e cori da eseguire ritualmente o in circostanze rilevanti.
Beninteso, la memoria a cui attinge il musicista non è un contenitore statico, ma un flusso suscettibile di emendamenti e variazioni che, attraverso un equilibrio dinamico, esprimono il mutare degli interessi e delle forze attive nel presente. Vi è, quindi, un margine oscillatorio che non solo permette la varietà di stili e contenuti all’interno del medesimo gruppo, ma ne segue, e a volte sembra anticiparli, i cambiamenti. Il rimando reciproco tra espressione musicale e mutamento sociale apre questioni di grande interesse anche in ambito pedagogico, perché sottrae la prima alle concezioni tendenti a confinarla nell’ambito del divertissement banalizzante e pone precisamente il problema di definirne modalità di trasmissione, funzioni e significati. Le canzoni svolgono un ruolo che eccede l’imbellettamento della vita quotidiana: sono spesso veicolo di una intenzionalità seduttiva che, come una pedagogia di massa, tende ad affinare il lavoro svolto dalla società per gestire se stessa e per direzionare i nuovi arrivati.

