- Categoria: Studi e articoli sulla disabilità
- Scritto da Luciano Pasqualotto
L'adolescente con debolezza mentale - Per un'analisi dell'adolescenza
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Per un'analisi dell'adolescenza
La vita umana, considerata nella sua evoluzione, può essere rappresentata come una parabola in cui si distinguono tre fasi principali. La prima - la cui caratteristica è l'incremento di materia, di organizzazione interna, di relazioni fra l'individuo e l'ambiente circostante- inizia con il concepimento e termina con l'ingresso nella seconda fase, quella adulta, la cui nota specifica è la stabilizzazione. La terza è la fase del declino, del decremento, che si conclude con la morte.
Come scrive Quadrio (1), la prima fase ha due momenti caratteristici, la nascita e l'adolescenza. Entrambe costituiscono un mutamento radicale: la nascita rappresenta, per ciò che concerne la respirazione e la nutrizione, il passaggio alla indipendenza dalla totale dipendenza materna, mentre l'adolescenza determina, con la messa in funzione del sistema ormonale, la capacità di generare e l'inizio della maturità e segna, quindi, il periodo di passaggio dalla fanciullezza alla maturità. I termini cronologici, che segnano l'inizio e la fine dell'adolescenza, variano da individuo a individuo, secondo i diversi ritmi di accrescimento su cui agiscono fattori razziali e genetici, usi e costumi sociali.
Sarebbe questa, secondo la schematizzazione operata da Coleman (2), l'interpretazione sociologica dell'adolescenza: in altre parole, il fenomeno biologico della pubertà sarebbe fisiologicamente simile in ogni contesto sociale mentre la direzione e gli esiti dello sviluppo dipenderebbero dall'interazione tra il soggetto e l'ambiente circostante.
Diversamente, la letteratura psicoanalitica evidenzia soprattutto i risvolti psicologici dell'adolescenza. Tale posizione è così riassunta da Cacciaguerra (3): "questo momento di sviluppo non è da immaginarsi al modo di una marea che sale gradualmente, ma come una burrasca violenta perché lo stato di ansia confina con il panico e nella loro solitudine interiore il ragazzo e la ragazza sono presi da confusione, incubi, irrequietezza. (...) Anna Freud spiega che gli istinti, ora, e non solo quelli sessuali aumentano di intensità e quantità: l'aggressività diventa turbolenza; la fame voracità; la cattiveria sfocia in comportamenti di crudeltà o antisocialità; la mancanza di pulizia si trasforma in disordine e sporcizia; la modestia e la simpatia danno luogo a tendenze esibizionistiche. (...) Seguendo Erikson sappiamo che riemergono ora le fasi di sviluppo precedente con il ripetersi del prevalere di una delle due polarità da cui ogni periodo è dominato, come è avvenuto al suo momento fiducia o sfiducia; autonomia o dubbio; inibizione o colpevolezza; produttività o inferiorità. Naturalmente questa reviviscenza può accentuare gli orientamenti positivi o negativi prevalsi nei periodi precedenti, oppure modificarli, correggerli".
Coleman, dal canto suo, ridimensiona la problematicità del periodo adolescenziale: gli adolescenti "affrontano un problema per volta. Distribuiscono il processo di adattamento nel tempo, tentando di risolvere prima un problema e poi l'altro. Problemi diversi, questioni relative a diversi rapporti entrano in campo in momenti diversi, cosicché i disagi provocati dal bisogno di adattarsi a nuove modalità comportamentali sono raramente concentrate tutte in una volta"(4). Secondo l'Autore un approccio di questo tipo permette di "riconciliare l'apparente contraddizione tra l'entità dell'adattamento richiesto durante l'intero processo di transizione e l'abilità della maggior parte dei giovani di affrontare adeguatamente le varie pressioni di tale processo"(5).

