- Categoria: Studi e articoli sulla disabilità
- Scritto da Luciano Pasqualotto
L'adolescente con debolezza mentale - L'adolescente con debolezza mentale
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L'adolescente con debolezza mentale
Nella prima parte abbiamo delineato i compiti evolutivi che tutti gli adolescenti devono affrontare, tentando talvolta un sommario raffronto tra normodotati e portatori di handicap. Ora focalizzeremo il discorso sulle modalità con cui affrontano e risolvono tali compiti i deboli mentali, comprendendo in questa categoria non solo coloro che classicamente presentano un ritardo intellettuale di tipo lieve (9), ma anche coloro che forniscono prestazioni giudicate tardive o carenti nell'ambiente familiare, scolastico o sociale a causa di gravi forme di disadattamento o di svantaggio socio-culturale (handicap indotto). Tale accezione allargata -e per certi versi impropria- della debolezza mentale è giustificata dalla relativa omogeneità degli output prestazionali propri delle tipologie di soggetti che abbiamo voluto includervi.
Durante l'adolescenza il debole mentale si presenta in generale con le seguenti caratteristiche (10):
- scarso possesso dei minimi strumentali;
- comportamenti ed apprendimenti contraddistinti da: labilità attentiva, disinteresse, scarsa motivazione, indifferenza, difficoltà ad apprendere nuovi comportamenti, difficoltà nella comunicazione;
- relazioni con gli altri connotate da fissità nei rapporti con pericoli di possibile isolamento;
- pericoli di interferenza nella sequenza di apprendimento; l'interferenza disturba e disperde;
- difficoltà ad andare oltre la percezione immediata con conseguente tendenza a ripetere e riprodurre schemi già precostituiti o ricordi abituali;
- scarso arricchimento personale della percezione degli oggetti. Incontra difficoltà a scoprire relazioni, non inventa nuove utilizzazioni degli arnesi;
- difficoltà ad operare in modo valido associazioni, discriminazioni, analisi e sintesi.
Nella gerarchia dell'apprendimento il debole mentale funziona generalmente ai livelli primari attraverso codici di elaborazione, di codificazione e di decodificazione molto semplici. Egli non apprende (per lo meno nell'ambito scolastico) secondo le modalità tipiche del pensiero adolescenziale (formale, ipotetico-deduttivo).
"La condizione di insufficienza tende, col passare del tempo, ad avere sempre minore possibilità di compenso: ne deriva una limitazione delle risorse che può dar luogo ad un sensibile aumento della rigidità mentale ed alla conseguente diminuzione delle capacità di apprendimento" (aumento della "fissità funzionale")(11).
Si tratta di problemi neuro-psico-mentali che amplificano quelli naturalmente connessi all'adolescenza ma che tuttavia non impediscono al soggetto di avere una percezione di sé, di confrontarsi con i coetanei, di accedere alla scuola secondaria, di aspirare, in definitiva, ad una "normalità" tanto sfuggente quanto dolorosa.
Secondo gli studi di Cannao e Moretti (cui faremo riferimento anche nel paragrafo seguente) il 70-75% dei soggetti riesce a far fronte alle difficoltà adolescenziali e a raggiungere un equilibrio armonico con l'ambiente mentre la restante percentuale di soggetti, anche se non gravemente impediti, sviluppa atteggiamenti e comportamenti disadattati.
Il disadattamento può manifestarsi secondo modalità interne o esterne:
- si può verificare il fallimento del progetto esistenziale, che può dare il via a varie risposte patologiche.
- si può assistere ad una retrazione dell'Io che, nella maggior parte dei casi, assume l'aspetto di un rinchiudersi passivo ed inerte alla vita relazionale con un lungo corteo di ansia, paure, reazioni psicosomatiche;
- si possono creare nuovi equilibri impropri che spesso assumono la veste di soluzioni perverse (alcolismo, aggressività, ipersessualità).
Per quel che riguarda le patologie psichiatriche che insorgono come effetto dell'incapacità di far fronte ai compiti adolescenziali, Moretti e Cannao (12) precisano che esse non derivano direttamente dalle disfunzioni intellettuali ma sono indotte dalla maggiore fragilità della persona handicappata. Si tratta disturbi psichici lievi, facilmente curabili, riconducibili a due grandi tipologie:
- psicotizzazione. Sotto l'effetto di fattori fisici (ad esempio ormonali), psichici e sociali, il preadolescente va incontro ad episodi di disequilibrio che, in presenza di una condizione deficitaria, possono assumere la connotazione di una vera e propria sindrome psicopatologica (depressione, angoscia, impulsività, confusione, turbe del comportamento alimentare, sessuale, ecc.). Si tratta di quadri talora imponenti, ma quasi sempre a prognosi favorevole. In genere, essi sono preceduti da manifestazioni minori (isolamento, piccole bizzarrie, insonnia, paure immotivate). Talvolta, inoltre, sembra che il soggetto handicappato stia regredendo a fasi precedenti dello sviluppo psichico, ma fortunatamente si tratta di un'eventualità assai rara. La regressione può riguardare ogni settore, ma soprattutto concerne la qualità delle prestazioni fondamentali (memoria, linguaggio, psicomotricità, controllo emozionale, autonomia delle funzioni che erano già state bene acquisite).
- nevrotizzazione. La struttura deficitaria non rappresenta un presupposto delle nevrosi, ma facilmente va incontro a turbe pseudo-nevrotiche che prendono il nome di nevrotizzazione. Non si tratta, come avviene nelle nevrosi propriamente tali, dell'espressione di conflitti inconsci, ma di risposte difensive a stress prolungati di natura psichica e psicosociale. Inibizione, manifestazioni ossessive, retrazione dell'Io, turbe psicosomatiche sono le manifestazioni più comuni e (...) richiedono un intervento precoce onde impedir loro di "fissarsi" dando luogo a distorsioni del carattere e della personalità.

