- Categoria: Pedagogia interculturale
- Scritto da A. Niero, L. Pasqualotto
L'educazione interculturale - Educare alla comunicazione
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Educazione alla comunicazione interpersonale
Nell'intento di favorire nei soggetti la formazione di disposizioni interculturali è fondamentale anche educare ad una corretta e rispettosa comunicazione interpersonale.
La scuola di Palo Alto ha chiarito che, nel trasmettere qualsiasi tipo di messaggio con la parola (scansioni di contenuti e di concetti), l'uomo usa un livello chiamato "numerico", il quale, però, è sempre congiunto ad un altro più nascosto, ma altrettanto importante, definito "analogico", trasmesso dalle pause, dallo sguardo, dalla mimica, dai vari movimenti e pose del corpo, dal tono di voce, ecc.
Il livello analogico, secondo Watzlawick e collaboratori (17), sembra comunicare la definizione che un interlocutore opera sull'altro e quindi il tipo di considerazione per l'altra persona. Pertanto vi può essere nascosta anche nella comunicazione che esprime "numericamente" tolleranza "la più sottile delle violenze: la disconferma nei confronti dell'identità dell'Altro, la mancata presa in carico della provocazione che la sua diversità ci pone di fronte, la squalifica dell'interlocutore" (18).
Larocca, riprendendo e ampliando quanto esposto nel famoso testo "Pragmatica della comunicazione umana", presenta tre diversi tipi di comunicazione analogica.
1. Comunicazione simmetrica, quando ad un comportamento si risponde con uno simile, paritetico. E' il modello tipico della competizione, nella quale tutti e due gli interlocutori vogliono dominare. "La guerra aperta conclude l’escalation" (19) dell'aggressività reciproca.
2. Comunicazione complementare rigida, "quando uno dei due (interlocultori), ... tende a star sempre sopra e l'altro si adatta a stare sotto, uno ad autodefinirsi superiore, migliore e quindi ad avere l'ultima parola e l'altro accetta senza batter ciglio e senza mai cercare una rivalsa. (...) Una simile comunicazione (...) non è da accettare da un punto di vista pedagogico; infatti uno dei due si perde in virtù dell'orgoglio e l'altro non orienta le sue azioni in modo che anche il primo possa realizzare la propria umanità" (20).
3. Comunicazione complementare fluida, in cui i due interlocutori si completano a vicenda, nell'alternanza dei ruoli e della dominanza. "Qui non serve essere riconosciuti migliori dell'altro; non ci si sente sminuiti anche nel caso in cui ci si sottopone" (21). E' il tipo di comunicazione migliore, la sola che dispone in posizioni reciproche di ascolto, che favorisce forme allocentriche ed empatiche con l'altro.
Dunque l'educazione interculturale si realizza anche attraverso la disposizione a questo tipo di comunicazione, nella quale l'accettazione e la conferma si esprimono tanto a livello "numerico" che "analogico". Ma se effettivamente l'ascolto empatico è condizione di un autentico dialogo interpersonale, esso è reso possibile principalmente dal silenzio interiore.
Nel silenzio percepiamo le esigenze profonde del cuore, nostre e degli altri. Esso ci permette di cogliere ciò che l'altro dice oltre le parole, quello che "metacomunica". "Non è uno stato di vuoto assoluto -avverte Silvia Blezza Picherle-, bensì di vuoto parziale, in cui è importante ed essenziale cercare di riconoscere, controllare ed allontanare soprattutto un certo tipo di attività psichica che può impedire in modo vistoso l'accoglimento del messaggio dell'altro, del "Tu"" (22). Il silenzio poi, non solo facilita l'espressione dell'altro, ma è "germinativo", contribuisce cioè alla crescita di entrambi gli interlocutori. (23)

