- Categoria: Pedagogia interculturale
- Scritto da Marialuisa Damini
Bambini e pregiudizio etnico. Ipotesi di lavoro per educare a superare le barriere - Conclusioni
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Un'ipotesi di percorso
In quest'epoca storica in cui sempre più urgente è la spinta a pensare ad attività che insegnino ai bambini il dialogo e il rispetto si stanno certamente moltiplicando pubblicazioni e testi che aiutano gli insegnanti a costruire dei percorsi interculturali. Certamente la strada da fare è ancora molto lunga. Molto c'è ancora da investire nella formazione dei docenti che difficilmente hanno, a tutt'oggi, capacità di elaborare da soli dei progetti a lunga scadenza. Molto si confida in una scuola rinnovata dall'Autonomia, grazie alla quale potranno aprirsi sempre più al territorio e all'aiuto di esperti esterni. Vero è che in alcuni casi sono state compiute delle esperienze significative che vale la pena ricordare (15), anche per creare quelle "buone prassi" da ripetere, riadattandole alla propria realtà locale, dal momento che è proprio il rapporto forte con il territorio che rappresenta - o dovrebbe rappresentare - la forza e la prerogativa della scuola "autonoma".
Una conclusione che non è una conclusione
Quando si discute di qualche argomento, la conclusione è ciò che aiuta a "tirare le fila" del discorso, sintetizzando ed armonizzando i diversi punti di vista.
Esattamente ciò che in questo caso non si vuole fare.
Il compito della presente breve riflessione è stato quello di porre delle domande, degli interrogativi che, nella loro cogenza, chiedono di intentare un lavoro prima di tutto personale e poi un impegno professionale - per chi svolge una professione educativa - per tentare una risposta. Quali siano infatti le configurazioni degli stereotipi e dei pregiudizi in età infantile ci chiedono di pensare in maniera strategica alla questione etnica. Sicuramente, anche nel mondo della scuola, molto va ripensato. In una società sempre più al plurale si chiede moltissimo agli insegnanti: non solo di farsi "mediatori" in tante situazioni concrete della vita di tutti i giorni, ma anche di formarsi per diventarlo, di trovare nella loro vita professionale e quotidiana degli spazi di riflessione e autoriflessione critica. Si tratta perciò di recuperare dai bambini la dimensione del "problema" per insegnare loro a mettere in discussione gli aspetti della vita. Questo, si badi bene, non significa togliere ai bambini le certezze a loro necessarie per crescere, ma ha il significato di insegnare a non dare tutto per scontato: così, la televisione non dice sempre e solo la verità, le notizie dei giornali non si fanno da sole ma vengono filtrate dal punto di vista del giornalista, il "si dice" non sempre rispecchia come stanno in realtà le cose, e così via. Allora non si tratta di aggiungere altre "ricette di vita" a tante altre già preconfezionate: le occasioni per mettere i bambini e le bambine in situazione sono tante e possono e devono diventare parte integrante della programmazione educativa. Solo così sarà possibile non debellare gli stereotipi e i pregiudizi - impresa, come già abbiamo detto, titanica e peraltro valevole più come petizione di principi che come realtà - ma far riflettere su di essi. E' necessario far sperimentare la necessità della solidarietà.
Come sottolinea Sira Serenella Macchietti, la solidarietà è la "prospettiva" preferenziale in cui giova collocare l'azione pedagogica e l'azione educativa. "Essa chiede di essere con (se stessi, gli altri) e di essere per (la propria crescita e quella comunitaria), di considerare il rapporto educativo come relazione di aiuto reciproco e il rapporto tra colleghi come espressione di disponibilità non solo al confronto ma anche all'impegno condiviso, volto a far sì che ognuno possa realizzare se stesso e far crescere il proprio sapere" (16). Al di là, quindi, di ogni stereotipo e pregiudizio.
Note:
1. Cfr. Bruno M. Mazzara, Le radici del pregiudizio, in "Psicologia contemporanea", n. 165/2001, pp. 30-37
2. cfr. M. Mezzini, T. Testigrosso, A. Zanini, La fabbrica del pregiudizio. Per conoscere ed affrontare i pregiudizi culturali nella scuola, Ed. Cultura della Pace, 1994 pp. 135 e ss
3. P. Scilligo, L'incontro tra persone e gruppi: aperture e barriere, in C. Nanni, Intolleranze ed educazione alla solidarietà, LAS, Roma 1992, p. 106, cit. in A: Nanni, L'educazione interculturale oggi in Italia, EMI, Brescia 1998, p. 61
4. cfr. Franco Di Maria, Gioacchino Lavanco, Cinzia Novara, Barbaro e/o straniero. Una lettura psicosociodinamica delle comunità multietniche, Franco Angeli, Milano 1999, p. 12 e ss
5. Per l'elaborazione di questo paragrafo, cfr. Franco Di Maria, Gioacchino Lavanco, Cinzia Novara, Op.cit., p.77 e ss.
6. Cfr. Giuseppe Mantovani, L'elefante invisibile. Tra negazione e affermazione delle diversità: scontri e incontri multiculturali, Giunti 1998, p. 60
7. Morin, E., Il paradigma perduto. Che cos'è la natura umana?, Feltrinelli, Milano 1974
8. Agostino Portera, Educazione umanistica interculturale nella famiglia, in L'educazione umanistica interculturale nelle agenzie educative, a cura Di Luigi Secco e Agostino Portera, CEDAM, Padova 1999, pp. 11-30
9. Del resto, come ci ricorda Paola Tabet, nella sua Introduzione a La pelle giusta, Einaudi , Milano 1997, p. XXXII, attribuire un grande peso ai caratteri biologici non è proprio nemmeno dell'intera storia culturale europea. Ella infatti ricorda come Marco Polo stesso non si sogna mai di insistere sugli "occhi a mandorla" o sul colorito "giallo" dei cinesi o dei tartari, come si evince dalla sua descrizione di Kublai Khan, che riportiamo come molto esemplificativa:
10. La Grande Signore de' signori che Coblai Kane è chiamato, è di bella grandezza, né piccolo né grande, ma è di mezzana fatta. Egli è carnuto di bella maniera (di complessione giusta); egli è troppo bene tagliato di tutte le membre; egli à lo suo viso bianco e vermiglio come rosa, gli occhi neri e begli, lo naso bene fatto e belli siede
(bene posto rispetto al viso).
Da Marco Polo, Il Milione, Adelphi, Milano 1975, p. 123
11. cfr. Franco Di Maria, Gioacchino Lavanco, Cinzia Novara, Op. cit., pp. 88 - 109
12. Paola Tabet, La pelle giusta , Einaudi, Torino 1997, p. XVIV e ss.
13. Cfr. un'importante ricerca compiuta in seno al Centro Studi Interculturali dell'Università di Verona e che ha analizzato la presenza di stereotipi nel libri di testo per le scuole elementari. I risultati della ricerca sono stati raccolti e commentati in Agostino Portera, L'educazione interculturale nella teoria e nella pratica. Stereotipi, pregiudizi e pedagogia interculturale nei libri di testo della scuola elementare, CEDAM, Padova 2000
14. cfr. Franco Di Maria, Gioacchino Lavanco, Cinzia Novara, Op. cit., pp. 99-100
15. Monica Mezzini, Teresa Testigrosso, Alessandro Zanini, Op. cit., pp. 143 ss.
16. Cfr. Clara Silva, Un progetto di educazione interculturale per la scuola: l'esperienza dell'area empolese, in Parole per dire, parole per studiare (a cura di Clara Silva), Edizioni del Cerro, Pisa 2001, pp. 49-66cfr. Sira Serenella Macchietti, Prospettive della pedagogia interculturale, in AA.VV., Cultura , culture, dinamiche sociali, educazione interculturale, Atti del Convegno Fondazione Nazionale "Vito Fazio-Allmayer" (Palermo, 4-5-6 ottobre 1995), pp. 178-179
Bibliografia:
1. Bruno M. Mazzara, Le radici del pregiudizio, in "Psicologia contemporanea", n. 165/2001, pp. 30-37
2. M. Mezzini, T. Testigrosso, A. Zanini, La fabbrica del pregiudizio. Per conoscere ed affrontare i pregiudizi culturali nella scuola, Ed. Cultura della Pace, 1994
3. P. Scilligo, L'incontro tra persone e gruppi: aperture e barriere, in C. Nanni, Intolleranze ed educazione alla solidarietà, LAS, Roma 1992, p. 106, cit. in A. Nanni, L'educazione interculturale oggi in Italia, EMI, Brescia 1998
4. Franco Di Maria, Gioacchino Lavanco, Cinzia Novara, Barbaro e/o straniero. Una lettura psicosociodinamica delle comunità multietniche, Franco Angeli, Milano 1999
5. Giuseppe Mantovani, L'elefante invisibile. Tra negazione e affermazione delle diversità: scontri e incontri multiculturali, Giunti 1998
6. Morin, E., Il paradigma perduto. Che cos'è la natura umana?, Feltrinelli, Milano 1974
7. Agostino Portera, Educazione umanistica interculturale nella famiglia, in L'educazione umanistica interculturale nelle agenzie educative, a cura Di Luigi Secco e Agostino Portera, CEDAM, Padova 1999
8. Paola Tabet, La pelle giusta, Einaudi, Torino 1997
9. Agostino Portera, L'educazione interculturale nella teoria e nella pratica. Stereotipi, pregiudizi e pedagogia interculturale nei libri di testo della scuola elementare, CEDAM, Padova 2000
10. Clara Silva, Parole per dire, parole per studiare (a cura di Clara Silva), Edizioni del Cerro, Pisa 2001
11. Sira Serenella Macchietti, Prospettive della pedagogia interculturale, in AA.VV., Cultura, culture, dinamiche sociali, educazione interculturale, Atti del Convegno Fondazione Nazionale "Vito Fazio-Allmayer" (Palermo, 4-5-6 ottobre 1995)
Autore: Marialuisa Damini è laureata in lettere classiche e perfezionata in Processi formativi, didattica e ricerca interculturale. Collabora con il Centro Studi Interculturali dell’Università di Verona, con l’Associazione "Le Fate", in qualità di coordinatrice di progetti, con il CESTIM (Centro Studi sull’Immigrazione di Verona), in qualità di consulente pedagogico-didattica e formatrice per insegnanti volontari di italiano a bambini stranieri, nonché per progetti interculturali, e curatrice del settore "Scuola e Intercultura" del sito web del Centro. E' inoltre insegnante elementare di ruolo specialista di lingua inglese, presso una scuola di Verona ed incaricata come Funzione Obiettivo dal medesimo Circolo Didattico in qualità di referente responsabile per gli Scambi Educativi con l'estero.
copyright © Educare.it - Anno III, Numero 6, Maggio 2003

