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Pensare, agire, sentire ovvero Giocare: la differenza tra gioco e sport nelle attività motorie - Gioco, sviluppo cognitivo e sociale

Gioco e sviluppo cognitivo

Il gioco contribuisce fortemente anche allo sviluppo cognitivo. A dar vita a questo filone di ricerche sono stati sicuramente Gross da una parte con il suo studio sui giochi motori e Piaget col suo approccio clinico-genetico.
Quest'ultimo ha studiato soprattutto le funzioni simbolica ed imitativa del gioco che influiscono sugli apprendimenti.

In particolare egli suddivide i giochi in quattro gruppi :

  • ripetitivi, sviluppano gli schemi sensomotori e il padroneggiamento dell'oggetto e dello schema corporeo;
  • gioco imitativo (riproduzione di comportamenti ed attività tipiche di altri o dell'ambiente che lo circonda);
  • gioco simbolico (trasposizione di comportamenti, far finta di... );
  • gioco normativo centrato sulle regole (la partita);

Su questi temi ci sarebbe da dilungarsi molto ma lo spazio a disposizione non ce lo permette e, per questa ragione, passiamo oltre.

Lo sviluppo sociale è altrettanto fortemente influenzato dal gioco ed il suo sviluppo possiamo trovarlo espresso in Merleau-Ponty, in Wallon ed in Cousinet. A questo proposito è interessante il concetto di gioco cooperativo di Orlick che precede e segue il gioco competitivo, giustificandolo anche in chiave di sport di squadra.
In particolare Vigotsky parlando di mediazione sociale nello sviluppo delle capacità infantili implicitamente ammette il valore del gioco come potenziale educativo.

Analizzando proprio i lavori di Piaget ma anche quelli di Huizinga e Moltman notiamo che il comportamento ludico ha una base biologica forte, che, essendo radicato sugli aspetti ontogenetici dello sviluppo e su quelli filogenetici, è di tipo etologico.

Potrebbe per questo diventare pericoloso tentare di utilizzare il gioco a fini apertamente didattici; Schiller infatti ha verificato con gli scimpanzé che il tentativo di dirigere il gioco, tramite il rinforzo del comportamento ludico finì con l'inibire il comportamento stesso.
Questo in altre parole significa che il gioco libero deve essere diretto e guidato solo dopo che sono state acquisite le tappe di sviluppo necessarie a introdurre giochi strutturati e questo assolutamente non prima dei 3 anni e in misura equilibrata fino agli 8 anni (Le Boulch, 1991).