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Pensare, agire, sentire ovvero Giocare: la differenza tra gioco e sport nelle attività motorie - Sull'agonismo
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Sull'agonismo
Tra gioco e sport c’è una cosa simile: all’inizio c’è il gioco, poi viene lo sport (gioco + agonismo) sia di tipo cooperativo che competitivo. "Io faccio meglio di te"; "Insieme possiamo fare di più"; "Insieme possiamo batterli". Poi c’è la prova di tutti gli sport l’innamoramento per il calcio per lo sci ecc., quindi la scelta sportiva fino alla fase della specializzazione di alto livello. Proprio per questo motivo lo sport vero, competitivo, impegnato, "agonistico" non è da tutti, proprio perché non è più gioco, ed allora ci deve essere una scelta ben precisa, una scelta di campo, che deve essere esplicitata da un punto di vista educativo. Bisogna sapere quali sono gli scopi, esplicitarli, in modo da poter fare un contratto formativo chiaro tra agenzia educativa e cliente.
La lingua inglese ci corre in soccorso proprio per chiarire meglio la differenza tra gioco e sport: in modo improprio sentiamo talvolta dire "I play football" e questo continua a creare una profonda confusione. Il contratto educativo si lega su un falsità in quanto in inglese c’è una profonda differenza tra TO PLAY e GAME. Oggi i giochi olimpici sono game e non play; il game è il gioco strutturato, play è il giocherellare fine a se stesso. Il game è la partita, di solito competitiva, caratterizzata da regole consensualmente accettate e spesso imposte dall’esterno.
A questo proposito è significativa la risposta di un bambino di 8 anni che, qualche anno fa alla mia proposta di intraprendere una attività di Pentathlon Moderno, disciplina sportiva per lui sconosciuta, mi ha risposto con una domanda: "E’ un gioco per giocare o un gioco per vincere?" interpretando così a modo suo la differenza tra gioco e sport in modo abbastanza evidente.
A questo proposito Caillois suddivideva le tipologie del gioco sportivo-motorio in quattro categorie:
- Agone: categoria in cui rientra anche il gioco del calcio insieme alla lotta ed altri giochi basati sulla sfida;
- Alea: giochi basati in parte sulle leggi del caso (pesca caccia vela);
- Mimesi: cambiamento di ruolo e imitazione (palio storico, giochi carnevaleschi);
- Ilix: giochi di vertigine ed equilibrio (pattinaggio, arrampicata sportiva).
Sono molte comunque le classificazioni dei giochi basate sulle più disparate categorie a partire da Gross Fino a Lowenfeld. In questa sede vorrei ricordare la classificazione proposta da Sotgiu e Pellegrini, perché ci può essere utile per capire cosa si intende per gioco-sport nell’ambito del CONI.
Rispetto alle funzioni cognitive:
- giochi percettivo motori;
- giochi di scoperta e di esplorazione;
- giochi di risoluzione dei problemi;
- giochi di comprensione di regole;
- giochi di strategia, di territorio…; ecc.
Rispetto alle funzioni motorie:
- giochi di attivazione degli schemi motori e posturali;
- giochi di combinazione di schemi;
- giochi di coordinazione grezza;
- giochi di coordinazione fine;
- giochi di coordinazione dinamica;
- giochi di dominio del corpo
- giochi di dominio degli oggetti; ecc.
Rispetto alle funzioni emotivo affettive:
- Giochi di coraggio;
- giochi di decisione;
- giochi di eliminazione;
- giochi di finte;
- giochi di opposizione; ecc.
Rispetto alle funzioni sociali:
- giochi individuali e collettivi;
- giochi senza ruoli;
- giochi con ruoli;
- giochi di gruppo,
- giochi di squadra;
- giochi di collaborazione;
- giochi di cooperazione;
- giochi con arbitraggio; ecc.
Da un punto di vista pedagogico ci si può rifare, invece, alla suddivisione presente in Educazione motoria di base edito dalla IEI:
- Giochi in libertà
- Giochi simbolici
- Giochi imitativi
- Giochi con regole
- Giochi di avviamento allo sport
Come emerge dall’ultima classificazione, gli stessi teorici del CONI affermano che l’avviamento ai giochi sportivi deve contenere, considerare e valorizzare, in un continuum coerente, il gioco libero, quello simbolico, quello imitativo, quello con regole e quello di movimento (Sotgiu 89).
La zona di sviluppo potenziale, sulla quale dobbiamo operare soprattutto fra gli 8 e gli 11 anni, è lo scarto fra gli apprendimenti spontanei e gli apprendimenti guidati.
Considerando il tipo di attività ludica ed il tipo di apprendimento principalmente attivato possiamo ragionare secondo la seguente tabella di correlazione:
|
Forma di attività ludica |
Tipo di apprendimento |
|
Giochi liberi |
Prove ed errori |
|
Giochi simbolici |
Intuizione |
|
Giochi di imitazione |
Imitazione |
|
Giochi di regole |
Comprensione |
|
Giochi di movimento |
Condizionamento |
In questa suddivisione concettuale tra sport e gioco, che cosa è allora il gioco-sport se non una modalità di gioco competitivo, in cui il fine non è il risultato bensì la performance e la sperimentazione del mio io verso l'ambiente?
Attenzione quindi a non snaturare questa attività delle sue peculiarità evolutive, in particolare nella delicata fase di mini-sport che va dai 5 agli 8 anni.
Sarebbe meglio parlare più semplicemente di gioco libero fino agli 8 anni, di gioco di regole fino agli 11-12 anni, e di sport inteso in senso lato dopo i 12; in questo modo eviteremmo confusioni educative pericolose tra gioco e sport.
Bibliografi
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copyright © Educare.it - Anno II, Numero 3, Febbraio 2002

