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La cultura umanistica salverà il mondo? - La crisi dell'istruzione umanistica
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La crisi dell'istruzione umanistica
La nota studiosa statunitense Martha C. Nussbaum, docente di Law and Ethics nell’Università di Chicago, ha affrontato in alcuni saggi il problema della crisi dell’istruzione nelle democrazie occidentali4. Una crisi che nasce dalla volontà di favorire abilità di carattere tecnico-pratico e scientifiche, mentre la complessità del mondo attuale necessita di intelligenze duttili, di menti critiche e riflessive, di uomini che possano esercitare davvero una cittadinanza attiva e democratica. «Sono in corso radicali cambiamenti riguardo a ciò che le società democratiche insegnano ai loro giovani, e su tali cambiamenti non si riflette abbastanza. Le nazioni sono sempre più attratte dall'dea del profitto; esse e i loro sistemi scolastici stanno accantonando, in maniera del tutto scriteriata, quei saperi che sono indispensabili a mantenere viva la democrazia. Se questa tendenza si protrarrà, i paesi di tutto il mondo ben presto produrranno generazioni di docili macchine anziché cittadini a pieno titolo, in grado di pensare da sé, criticare la tradizione e comprendere il significato delle sofferenze e delle esigenze delle altre persone»5. Non a caso la Nussbaum cita John Dewey, il più grande pedagogista del XX secolo, colui che, in Democrazia e educazione, scrisse: «la chiave della felicità è scoprire che cosa una persona è adatta a fare e darle l’opportunità di farlo»6.
È chiaro che uno dei luoghi principali nei quali lavorare per poter stimolare nei giovani l'acquisizione di una dimensione critica del sapere è la scuola. L'istituzione scolastica dovrebbe mettere gli allievi in condizione di realizzare se stessi come persone. La scuola dovrebbe favorire la crescita personale degli individui, consolidando in essi l'acquisizione di una memoria storica che li spinga a riconoscere le proprie radici culturali per poter poi al meglio conoscere, rispettare e accogliere la diversità e convivere con essa in realtà sociali sempre più eterogenee. Più che mai risulta attuale il progetto deweyano di istruzione, così come anche la Nussbaum asserisce: «Dewey era convinto che il modo migliore per rendere attivi i giovani fosse trasformare l'aula scolastica in uno spazio senza soluzione di continuità con il mondo esterno - un luogo dove si dibattono problemi concreti, dove il sapere trova attuazione pratica.[...] Dewey sottolineò sempre il fatto che in una buona scuola gli allievi apprendono il senso della cittadinanza condividendo progetti e risolvendo insieme problemi, in uno spirito rispettoso ma critico»7.
L’istruzione potrebbe favorire questa crescita e consapevolezza critica nei giovani attraverso la rivalutazione e non la ghettizzazione degli studi umanistici, per poi adottare strategie e metodologie educative che spingano alla riflessione critica, al porsi domande, più che a fornire risposte esatte.

