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Genesi e struttura della scuola parallela
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"L'affare scuola"
La scuola (con la sanità) è uno dei settori da colpire, almeno così come lo conoscevamo. Occupa troppe persone, è troppo costosa e, se privatizzata, sarebbe un gigantesco affare.
Nel 1998 l'OCSE stimava in 2000 miliardi di dollari l'investimento per la scuola nel mondo ed in 1000 miliardi negli Stati membri. Tale investimento riguarda circa: 4 milioni di insegnanti, 80 milioni di studenti, 315 mila istituti e 5 mila università.
L'istruzione è quindi oggi un potenziale oggetto di mercato con un valore enorme in tutti i Paesi del mondo perché, ad un benessere diffuso in un numero sufficiente di persone, deve poter corrispondere a questa istruzione, un ritorno economico importante.
Una stima approssimata per difetto di tale ritorno, fornita da un documento ufficiale dell'OCSE, informa che il giro di affari sarebbe pari a 30.000 miliardi di dollari, ossia l'equivalente del 3% del totale dei servizi dei Paesi industrializzati.
I dati parlano chiaro; nel mondo 900 milioni di persone sono analfabete (il 70% donne), circa 120 milioni di bambini (per la maggior parte bambine) non hanno accesso alla scuola, mentre 150 milioni di bambini che cominciano la scuola di base abbandonano gli studi dopo il quarto anno.
A questi dati vanno aggiunti i più di 250 milioni di bambini lavoratori (tra i quali vi sono anche i bambini soldato), oltre al fatto che i 2/3 dei governi del mondo investono meno del 6% del PIL per l'istruzione.
Un vero gigantesco affare che ha anche un eminente teorico liberista, Milton Friedman (reclamato come maestro dal democratico Boccia), che nel 1955 scriveva: "Le scuole saranno più efficienti se saranno sottoposte alle leggi del mercato capitalistico e, come tutte le aziende, entreranno in concorrenza le une con le altre per attirare i loro clienti: gli studenti. A questo scopo serve un sistema statale di buoni scuola emessi all'ordine dei genitori di un figlio in età scolare, buoni che potranno essere spesi in una scuola a scelta delle famiglie degli studenti, anche private e/o confessionali". Ed in questa enunciazione manca programmaticamente la scuola statale pubblica che Friedman e tutti i liberisti aborriscono. Infatti quel 20% che conduce le danze avrà sempre, per i propri figli, il meglio dei colleges, delle scuole speciali assistite e dotate di ogni supporto e sbocco dirigenziale.
Quanto discusso e deciso a San Francisco trova subito esecutori in Europa (UE) dove si accavallano Libri Bianchi o consimili (Delors, Cresson, Lamy) che, in modo molto soft ma chiaro, spiegano il nuovo approccio all'educazione in una società globalizzata. La direttiva d'azione la fornisce l'OCSE (Internationalisation of Higher Education, Paris, 1996) quando sostiene che è necessario "un maggiore impegno da parte degli studenti nel finanziamento di gran parte dei costi della propria istruzione". Inoltre gli insegnanti residuali (sic!), che occorrerà portarsi dietro fino alla loro estinzione, si occuperanno della popolazione non redditizia.
Con il teleinsegnamento "gli studenti diverranno clienti, e gli istituti di studi saranno concorrenti in lotta tra loro per ottenere quote di mercato (...). Gli istituti sono incitati a comportarsi come imprese. Non serve osservare la coincidenza con quanto discusso a San Francisco. Ebbene, chi ha seguito lo sviluppo delle vicende scolastiche (almeno) in Europa sa che questa è la politica che tragicamente si è affermata e che è stata sottoscritta in Lisbona 2000.
Vediamo come, in Italia, tutto questo ciarpame è diventato leggi distruttive del massimo bene di un Paese, la scuola e, per di più, senza opposizione alcuna se non di contate persone o associazioni ininfluenti.
La scuola è una delle istituzioni alla base di una società democratica. Essa permette la crescita di tutti, senza distinzioni di sorta. E la transizione da una scuola democratica ad una scuola liberista e globalizzata era un'occasione d'oro per gli ex comunisti, gli unici che avrebbero potuto fare la necessaria opposizione, per far conoscere la loro conversione ed infatti il gioco sporco lo hanno fatto loro, tramite Luigi Berlinguer ed un insieme di pedagogisti buoni per tutte le stagioni. Se si fa una lettura comparata dei documenti sfornati dalla Commissione per la Riforma Berlinguer, da Bassanini e liberisti, comunisti e quelli OCSE si scopre che vi è coincidenza totale. In Italia abbiamo assunto come riforma epocale della scuola l'inizio della sua distruzione poi proseguita da Moratti, Fioroni-Bastico, Gelmini, Profumo.

