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Genesi e struttura della scuola parallela - La scuola strumentale

 

La scuola strumentale

A coloro che non se ne sono accorti faccio notare che nella Sintesi Maragliano si dice esplicitamente e con brutale chiarezza ciò che oggi è patrimonio comune degli estremisti del liberismo al potere:
«[...] Far sì che la scuola metabolizzi progressivamente una nuova cultura del lavoro significa investire su due fronti: l'orientamento e la proposta formativa. Per il primo fronte, si tratta di introdurre nella didattica alcuni contenuti innovativi propri di questo nuovo approccio: il superamento della 'cultura del posto' a vantaggio di una nuova visione delle opportunità e delle professioni; la cultura della flessibilità attraverso la conoscenza delle nuove forme di organizzazione dei processi lavorativi; le nuove forme del lavoro, da quello autonomo a quello artigianale, a quello atipico; la preparazione all'autoimprenditorialità. Per il secondo, considerata la maggiore velocità di trasformazione dei processi strutturali rispetto a quelli culturali, il problema più urgente è di por mano all'impianto metodologico della scuola: è in gioco non solo una questione di contenuti, ma anche e soprattutto una questione di metodo di studio e di impegno umano. Si tratta allora di utilizzare e valorizzare le forme dell'apprendere proprie del mondo esterno alla scuola, sviluppando il senso di responsabilità e di autonomia che richiede il lavoro, le capacità etiche ed intellettuali di collaborazione con gli altri, la pianificazione per la soluzione di problemi concreti e la realizzazione di progetti significativi (competenze di tipo trasversale da promuovere nella scuola e nell'educazione permanente). In questo quadro andrà particolarmente valorizzato il rapporto costruttivo fra scuola, comunità locali, mondo produttivo».

Per far questo, che è il vero fine delle riforme che si rincorrono, non serve sprecarsi tanto con una massa eccedente di insegnanti per di più preparati e, per quanto pagati miseramente, pur sempre costosi. Bastano insegnanti raccogliticci chiamati direttamente dalla scuola e pagati ancora peggio e solo quando usati (si confronti quanto detto con il precariato immenso che è stato creato). E' inutile reclamare le scuole di Gentile, Lombardo Radice, Gramsci, ... bastano le scuole di Luigi Berlinguer, quelle che come dice Maragliano non sanno di scuola ed insegnano con figure, filmati, dibattiti, molti dibattiti, internet e, come no!, videogiochi.

Una questione collegata alla valutazione è, a cascata, relativa a che scuola si vuole. Le parole utilizzate sono accattivanti. Pensate ad autonomia, a riforme, ... tutto bello.
Chi dice a priori di no? E qui vi è la frase clou: educazione per tutta la vita (lifelong learning) con il condimento di e-learning.
Bello, no? E' bello solo per chi non sa cosa c'è dietro.
La Commissione Europea (1991-1992) aveva intravisto ciò in contemporanea con gli USA: un'università aperta è un'impresa industriale e l'insegnamento superiore a distanza è una nuova industria. Quest'impresa deve vendere i suoi prodotti sul mercato dell'insegnamento permanente, un grande mercato degli strumenti didattici offerti sul mercato dell'insegnamento permanente (i tablet di Profumo, le lavagne interattive di tutti gli analfabeti all'Istruzione, ...).
Nelle scuole pubbliche degli USA, come racconta Naomi Klein in No Logo, le lezioni sono prodotte in video (Channel One) da multinazionali varie. Con una sola condizione: 2/3 ed 1/3, 20 minuti di lezione e 10 minuti di pubblicità. Tutto in video, tanto per non distrarre gli studenti (clienti) dall'amata TV.
E' questa la società disegnata a San Francisco ed è quella verso la quale ci avviamo se non reagiamo con estrema forza contro gli ignavi al governo (qualunque governo) che neppure sanno queste cose.



Ed il lifelong learning cos'è, come funziona? Inizio con quanto spiega la stessa OCSE: «l'apprendimento a vita non può fondarsi sulla presenza permanente di insegnanti ma deve essere assicurato da "prestatori di servizi educativi" (...). La tecnologia crea un mercato mondiale nel settore della formazione».
Chiaro, no? Non si tratta di avere una scuola come riferimento stabile, ma una sorta di servizio d'urgenza fornito a pagamento attraverso TV ed Internet. E' inutile sprecare soldi per una scuola pubblica per educare milioni di persone quando a noi ne servono poche, ben preparate ed a costi infinitamente minori. E quest'ultima cosa va sotto il nome di nuove tecnologie didattiche, delle quali sono esperti venditori i suddetti pedagogisti.
E se questo non potesse realizzarsi o finché non si realizza? Vi è sempre la possibilità di educarsi nei cinema, nelle piazze, nelle strade, nei centri commerciali. Cioè vivendo come normalmente si vive ed educandosi con i rapporti sociali (comunque sempre più volatili). Per dire boiate come queste, ma accattivanti, servono pedagogisti, docimologi, statistici e psicologi? E la scuola? Non c'è più o sta morendo (è diventata parallela) con tutti gli ammennicoli di cui parla magistralmente De Blasi.
Con linguaggio commerciale, economico-finanziario (crediti, debiti, efficacia, efficienza, ...), che entra nella scuola, con i programmi che spariscono per far posto alle cose che occorre fare per dare risposte confortanti (i ministri) alle prove Invalsi e con la burocrazia che ammazza quelli che restano con buona volontà a lavorare su infinite inutili cartuccelle che si ripetono uguali ormai da anni (un pacco per ogni riforma), come dice De Blasi, con il copia-incolla.