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Genesi e struttura della scuola parallela - La scuola secondo l'OCSE

 

La scuola secondo l'OCSE

L'OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) è anche l'agenzia che promuove le indagini comparative sulla scuola dei vari Paesi membri. L'interesse per la scuola di una agenzia per lo sviluppo economico, che lavora per favorire l'espansione del commercio mondiale, è tutto un programma finalizzato ad armonizzare i sistemi d'istruzione con un mondo globalizzato. Fu proprio l'OCSE nel 1997 che raccomandò all'Italia alcune riforme scolastiche poi realizzate dai citati Berlinguer e Bassanini (1998).
Noi raccomandiamo che sia istituito un sistema di valutazione indipendente, che incentri la sua attività sulla definizione di parametri di valutazione, per mettere le scuole nella condizione di autovalutarsi con riferimento a tali parametri, sviluppi test, svolga verifiche ai vari livelli scolastici e fornisca consulenza su come devono essere allocate le risorse perché si ottengano risultati più equi e migliori.
Raccomandiamo altresì che il Governo consideri l'opportunità di istituire un ente indipendente incaricato di svolgere ricerche indipendenti in materia di istruzione utilizzando sia fondi pubblici che fondi provenienti da altre fonti, se c'è interesse ad avere un parere indipendente sul funzionamento del sistema formativo.
Furono allora introdotte le indagini PISA/OCSE che sembravano uno strumento innocuo in più, a sostegno della valutazione scolastica tradizionale. Ma poi queste indagini sono diventate INVALSI (si vadano a vedere i curricula dei preparatori di tests Invalsi e si troveranno statistici ed economisti oltre agli immancabili psicologi. Tutti comunque di provenienza Pisa/Ocse.
Proprio ciò che occorre nella scuola, (o no ?) e sono diventate obbligatorie con una piccola nota che dovrebbe far infuriare chi alla scuola dà tutto il suo impegno (a fronte di salari vergognosi): non ci fidiamo delle indagini interne, non ci fidiamo cioè della vostra valutazione. Serve spiegare a questi valutatori di regime che non esiste una valutazione interna al sistema d'istruzione indipendente dai fini (obiettivi) che ci si è prefissi ? Altra cosa è la valutazione che farebbe un datore di lavoro che volesse assumere.
Altra dallo Stato che deve garantire una corretta e sana preparazione e non si deve occupare delle esigenze di chi vuole assumere (se non in seconda battuta).
Ma l'OCSE/INVALSI si nasconde dietro una accattivante enunciazione: non vuole misurare quanto si è appreso dalla scuola stricto sensu, ma le competenze che sono state acquisite nella scuola ed utilizzabili al di fuori di essa. E, fatto importante, occorre tendere alla standardizzazione delle misure delle competenze acquisite. E nessuno si stupisca perché queste cose sono all'interno della Sintesi Maragliano, documento ufficiale del 1997 che annunciava le riforme Bassanini e Berlinguer, (riforma dettata dall'OCSE): Occorre passare dalla scuola delle conoscenze a quella delle competenze, o, se vogliamo esprimere il movimento in un altro modo, transitando dalla logica centralistica (del «castello») a quella dell'autonomia (della «rete»), con una definizione di autonomia che dovrebbe servire a spegnere ogni entusiasmo dei suoi cantori.
Ad evitare reazioni sociali che possono essere incontrollabili, coloro che hanno di mira la privatizzazione della scuola operano un vero, continuo lavoro istituzionale, di diffusione ideologica, di discredito dell'esistente, di programmazione delle controriforme (è più facile sbarazzarsi di una istituzione poco stimata). Con prove apparentemente asettiche, assegnate uguali a tutti gli studenti, occorre convincere i cittadini che la scuola, qualunque scuola statale pubblica, così com'è non funziona risultando uno spreco enorme del denaro pubblico.
Non ha alcun senso intervenire dall'esterno su processi didattici in corso con dei tests preparati altrove che ingannevolmente vorrebbero misurare le conoscenze in determinati ambiti per ricavarne competenze. In realtà questi tests servono per modificare il piano di lavoro nell'educazione formale che, non a caso, è decaduta da quando sono iniziati gli interventi OCSE ed UE a partire da Luigi Berlinguer, attraverso i tests PISA/OCSE.
Sono anni che sentiamo i vari ministri dell'istruzione affermare che occorre modificare l'insegnamento in modo da rendere i nostri studenti in grado di rispondere a quei tests.

Qualche domandina facile facile per i valutatori: come si può con un test evidenziare le capacità di dimostrazione di un teorema? La stretta logica che vi è dietro? E come si possono evidenziare acquisizioni di capacità logiche, astrattive, analitiche e sintetiche? Insomma: dove si fanno i tests? come funzionano? le scuole dove si fanno tests forniscono risultati migliori nella preparazione degli studenti? se si, dove, come e quando?
I docimologi di oggi, che si suppone abbiano letto Gattullo, hanno l'obbligo di dire tutte queste cose ed aggiungere: chi prepara i tests? chi li testa? dove si testano? sono state previste classi di controllo ? oppure andiamo come sempre random? Oppure ancora, e forse è questa l'eventualità più probabile, costoro non lavorano neppure per individuare competenze ma solo per uniformare ad una conoscenza gregaria, funzionale ad uno scopo più subdolo, e quindi le domande precedenti non hanno alcun senso?