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  • Categoria: Scuola e dintorni

Critica della ragione competenziale tra ricerca, antinomie e didattismo

competenzaDalla didattica delle performances degli anni ’70-80 fino all’apprendimento per competenze un filo conduttore sembrerebbe unire le molteplici prospettazioni sul modo d’intendere il fare scuola: la semplificazione e l’ottimizzazione dei processi didattici più facilmente spendibili soprattutto con il sistema competenziale.

Dare una definizione esaustiva di ‘competenza’ non è facile e forse impossibile. Si può definirla in negativo, vale a dire cosa non può essere: non è un insieme di conoscenze, di abilità, di capacità; non coincide con la formazione o con la cultura. Ma potrebbe rappresentare la sintesi non ancora compiuta di più teorie didattiche in base a due principali caratteristiche: l’estendimento di tutto ciò che si è appreso da utilizzare nei diversi ambiti inconsueti (dal noto al non noto) e la spendibilità, ossia la possibilità applicativa del patrimonio culturale acquisito nel tempo.

La competenzialità dovrebbe, quindi, comportare un ottimale approccio culturale e uno studio più strutturale al fine di limitare al massimo il dispendio dei tempi didattici e al contempo ottimizzare il processo intellettuale.

L’insegnamento per competenze sarebbe un valido orientamento didattico per rivedere l’apprendimento degli alunni generalmente svolto per scordare parte delle conoscenze in un certo arco di tempo. La strutturazione competenziale, tuttavia, può comportare alcuni gravi rischi:«l’appiattimento in un sapere eseguire dei compiti secondo una concezione riduttiva ..., e l’oblio della dimensione critica»i.

La logica competenziale tra didattica e didattismo

Alcune teorie didattiche, apparentemente differenziate per scuole di pensiero solo per visibilità strategica, sembrano confermare tutto ciò che non hanno adeguatamente sperimentato né esperito, non si dimentichi che l’insegnamento per competenze è in una condizione di pura sperimentazione, è uno studio in continua espansione scientifica.

In questi ultimi tempi ogni riflessione sulla scuola non può non riflettere sull’apprendimento per competenze. Che cos’è una competenza? In teoria esistono vari modi per definirla. Non basterebbero centinaia di pagine per elencare tutto ciò che è stato scritto, beninteso, l’ultima definizione deve essere concepita come più ‘semplificativa’, giammai esemplificativa, la pratica e l’esemplificazione sono rovesciate sulle teste degli insegnati e degli alunni. Il saper fare non regge più, meglio considerare l’enunciato saper agire. Al saper fare si appone il saper essere, una sorta di autocoscienza dei ruoli, delle funzioni di un adolescente.

La terapia competenziale possiede il rimedio per tutti i problemi non risolti? Per la vera didattica non esiste una soluzione definitiva, per il didattismo, invece tutto è possibile, proponendosi come la panacea per tutte le difficoltà legate all’educazione e alla formazione. Il didattismo non ammette l’esistenza di tutto ciò che sfugge al controllo e alla misurazione. Emozionarsi, leggendo una poesia dipende dà un sapere competenziale? L’amore per la filosofia, per la matematica ... (che è alla base del successo scolastico) ha origine dalla didattica o dal rapporto tra l’alunno e il docente (?). Spesso i successi educativi derivano non dal didattismo (alterazione dell’autentica didattica) ma dalla relazionalità, dalla soggettività di quei docenti capaci di attirare l’attenzione: le più interessanti lezioni, che rimangono scolpite nelle menti dei giovani, sono ideate con originalità. La didattica non è solo scienza ma è anche arte. È immaginazione e logica, è dialettica e dialogica, sistema e al contempo divergenza.

Il sentiero ininterrotto che porta all’intendimento di competenza è tortuoso, confuso e problematicoii, tuttavia la certificazione delle competenze chiave alla fine di un percorso formativo esige abilità e capacità da estendere convenientemente nei diversi ambiti in cui l’alunno dovrebbe efficacemente operare.

Come programmare, valutare, misurare e insegnare per competenze? Allo stato attuale non si può rispondere in modo efficace, la babele polisemica sottende enunciazioni spesso contraddittorie. Pur differenziando il concetto di conoscenza da quello di competenza, all’inizio del Duemila si riteneva «complesso definire chiaramente cosa si intende con questo secondo termine»iii. Purtroppo a scuola non è più possibile riflettere, porsi troppe domande, l’importante è agire e subire l’effetto vetrina, la solita esposizione estetica della scuola in cerca di materia prima. Riguardo agli alunni, tutto deve essere regolato in funzione del fare ... per l’addestramento di teste ben testate, altro che ben fatte, pronte ad affrontare il sistema perverso per testing, indipendentemente dal livello di partenza e di formazione.