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  • Categoria: Scuola e dintorni

Critica della ragione competenziale tra ricerca, antinomie e didattismo - Competenzialità e antinomie

Competenzialità e antinomie

La competenza non è una scoperta geniale della didattica, ma la sintesi tra didattica del passato e del presente. Tutto è stato utilizzato per sintesi sussuntiva: conoscenza, capacità, abilità, tutte le tipologie di obiettivi, la tecnologia; innatismo, funzionalismo, pragmatismo deweyano, aspetti socio-culturali vygotskiani, residui piagetiani e quant’altro.

Le più vistose contrapposizioni circa la tematizzazione competenziale possono essere così sintetizzate:

a. Taluni sostengono la necessità di rendere i contenuti solo strategicamente funzionali alla risoluzione dei problemi in situazioni non previste. Pertanto la scuola dà spazio delimitato e bloccato da contenuti disciplinari dovrebbe trasformarsi in un laboratorio attivo e vitale e non artificiale in base alla relazione prassi-teoria-prassi e non teoria-prassi-teoria. Altri studiosi sostengono, invece, l’imprescindibilità delle conoscenze (rete di conoscenze), di contenuti adeguatamente articolati per un’efficace operosità competenzialeiv.

b. Alcuni studiosi di scienze dell’educazione, correlandosi con ricercatori di epistemologia, psicologia, si sono cimentati a riflettere, in modo interdisciplinare, sul concetto di “competenza” pur nella difficoltà di convenire su conclusioni che risultano ancora poco chiare e non sufficientemente definite; elementi di criticità che dipendono dallo scarto tra l’aspetto teoretico-sperimentale e l’applicabilità nei diversi ambiti. Di contro alcuni studi, contrassegnati da un taglio fortemente problematico, hanno sortito una sbrigativa e superficiale applicazione all’interno delle scuole. Una certa didattica ha preteso di impratichire grossolanamente teorie e ricerche ancora in fase di elaborazione e in continua trasformazione. Una competenzialità che oscilla confusamente da livelli minimali ad altri massimaliv.

c. Le competenze sono la sintesi di teorie affini, un composto di modelli più o meno similari, desunti dalla scuolaattiva (il fare, saper fare, la centralità degli alunni), da tracce vygotskiane per ciò che attiene all’aspetto sociale e culturale (l’importanza del contesto sociale entro cui si sviluppano gli apprendimenti) e da problematiche piagetiane, cognitivistiche. Di contro sul concetto di competenza sono giustapposti concetti generici e poco funzionali, scuole di pensiero in aperto conflitto, una babele composta da teorie e da esperienze disparate, un mix composito. Forse si vuole concepire la scuola alla maniera di un laboratorio in cui si possono sperimentare le teorie in base alla verifica dei risultati e comportamenti ottenuti?

d. In passato, il concetto di capacità, insieme a quella di abilità e conoscenza, catalizzò l’attenzione del mondo scientifico con una ricaduta in ambito scolastico: le programmazioni e le valutazioni tassonomiche si strutturarono su questo indicatore da alcuni anni non più utilizzato. La definizione di capacità, ritenuta malferma per non essere legata ad un apprendimento specifico, risultò, nel tempo, poco controllabile in fase di misurazione. La capacità comunque è una dote molto importante ma fu sostituitala con facoltà, con possibilità divi. Di contro per P. Gillet la capacità è una facoltà trasversale rispetto all’«acquisizione di competenze in più settori» «una capacità di analisi più generale che è trasversale rispetto alle varie competenze»vii. Per L. Allal l’accrescimento delle competenze comporterebbe l’acquisizione di capacità che rappresenterebbe la possibilità di attraversare più competenze di gruppo. Un altro studioso, M. Pellerey non riconosce una sostanziale differenza tra competenza e capacità.

e. Taluni considerano l’insegnamento per competenze tanto rivoluzionario al punto da destrutturare la didattica per discipline e la parcellizzazione dei saperi e dei relativi contenuti. Simile tentativo era stato teorizzato da J. Piaget con il concetto di interdisciplinarità (teoria ormai poco tematizzata, salvo rare eccezioni) e soprattutto di transdisciplinarità che non si limiterebbe più alle interazioni o scambi reciproci tra diversi ambiti disciplinari dal momento che il suo scopo sarebbe volto alla costituzione di un sistema culturale e scientifico senza frontiere stabili tra disciplineviii. A differenza dell’interdisciplinarità, che ha solo un intento teoretico (meta-cognitivo), la didattica competenziale avrebbe la pretesa di mediare teoria e realtà, scuola e lavoro. L’idea portante di una formazione competenziale comporterebbe anche il superamento dell’insegnamento per singole discipline. Di contro la genesi delle discipline implica la modalità di risoluzione dell’apprendimento e al contempo «l’approfondimento di ogni problema determina la parcellizzazione con conseguente differenzazione di compiti secondo le competenze»ix. Tuttavia, le discipline conservano la possibilità di superarsi da sé, fuori da se stesse: una sorta di valenza teleologica, una finalità intrinsecax (a livello metodologico e obiettivale), uno scambio che permetterebbe un beneficio e un elevato livello di scientificità per ogni singola disciplina.