- Categoria: Scuola e dintorni
- Scritto da Luigi De Blasi
Critica della ragione competenziale tra ricerca, antinomie e didattismo - Le competenze, limite temporale e ristrettezza valutativa
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Le competenze, limite temporale e ristrettezza valutativa
Il modo di trattenere contenuti ed espanderli in competenze dipende dalla specificità culturale di ogni soggetto soprattutto dal suo vissuto. La misurazione di una competenza di media e alta complessità è improbabile e incerta e la valutazione può compiersi solo all’interno di una durata campionata a prescindere dagli sviluppi futuri o dagli estendimenti continui nel tempo
Per una rigorosa valutazione calcolare l'estensione di una competenza implica una contraddizione: nessun valutatore è nelle condizioni di verificare una competenza di media difficoltà fuori da un contesto circoscritto e da un tempo stabilito. Essendo la competenza l’insieme di più fattori concatenati e la sintesi organica di conoscenze, abilità, metodi, qualsivoglia valutazione è impraticabile se non in rapporto ad un controllo retroattivo che possa individuare lacune pregresse o fasi cognitive non adeguatamente sviluppate. Recuperare una competenza è un’operazione complessa, l’intervento di recupero dovrebbe rivedere e correggere le fasi che la precedono. L’espansione di più conoscenze oscilla tra l’imponderabile e il prevedibile. Il docente può apprezzare (più che misurare) tutto ciò che può valutare in base ad un progetto limitato dalla specificità obiettivale in un determinato arco di tempo.
L’ampliamento di un concetto (o di più contenuti) nel suo farsi dipende da diverse variabili. Gran parte degli alunni (ciò vale anche per importanti studiosi) è riuscita a sviluppare competenze di una certa importanza a distanza di molti anni, partendo da abilità apprese nel chiuso della realtà scolastica. Un insieme di contenuti assimilati in modo mnemonico senza motivazione è molto probabile che sia destinato a dissolversi nel dimenticatoio. L’apprendimento sottende il modus essendi del soggetto-alunno, per tale aspetto è senz’altro condivisibile la posizione di taluni che insistono sul rapporto tra competenza e soggettività «la logica delle competenze (comporta) mettere le discipline [...] e gli insegnanti [...] al servizio della persona»xvii. Anche se i contenuti possono essere uguali per tutti, la personalizzazione dovrebbe calibrare gli obiettivi in base alle abilità e alle capacità dei ragazzi, l’individualizzazione dovrebbe assicurare il conseguimento delle competenze e degli obiettivi formativi facendo leva su differenti percorsi metodologici.
La vera didattica è una scienza e come tale non può essere il rimedio universale e la soluzione di tutti i problemi legati all’insegnamento. Il modo di trattenere contenuti ed espanderli convenientemente in competenze è sempre riferibile alla specificità culturale e al vissuto di ogni soggetto. Per tale ragione la misurazione di una competenza di media e alta complessità è improbabile e incerta e la valutazione può compiersi solo all’interno di una durata prefissata secondo un’intenzionalità senz’altro condizionante a prescindere dagli sviluppi futuri o dagli estendimenti continui nel tempo.
Con riferimento alla definizione concettuale di competenza bisogna far presente che esiste un altro e interessante modo di intendere il lavoro e il rapporto tra insegnante e alunni. Un processo che abbisogna di una differente impostazione non solo didattica, ma soprattutto etica: il rifiuto del solipsismo, l’inutile competizione e la mania di protagonismo. Se si parte dalla giusta premessa che l’apprendimento per competenze debba sottendere un modo diverso del fare scuola, il lavoro per gruppo può rappresentare un intendimento più sottile e nobile di competenza. Il cum (stare insieme, concordare) e il pètere (da interpretare come un orientarsi, un disporsi nella direzione di un progetto comune) potenziano la funzione educativa e la finalità etico-sociale: l’interazione del soggetto, il suo essere per gli altri da intendere come fine ultimo dell’educazione alla cittadinanza, della religione, della vera politica. Si sta dicendo di una scuola utopica che indichi il transito dall’impossibilità del presente alla possibilità del futuro. Una scuola in cui si possa studiare per migliorarsi e per crescere senza l’ansia da prestazione, senza l’ossessione delle continue verifiche fiscali e burocratiche.

