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Il termine “bullismo”deriva dall’inglese “bullyng” con cui si indica la prepotenza che si esercita sugli altri,con diversi mezzi. Il termine si riferisce alla situazione nel suo insieme e comprende sia il persecutore che la vittima. E’ un fenomeno sociale da attenzionare e combattere perché la maggior parte delle volte si sviluppa proprio negli ambienti educativi:a scuola, nelle ludoteche,nei centri sportivi. I recenti dati sono allarmanti: il bullismo si manifesta in età sempre più precoce e la fascia a rischio è tra i 6 e i 13 anni.
Nei contesti scolastici accade di frequente che uno studente possa divenire oggetto di persecuzione da parte del gruppo dei pari. Questo fenomeno è universalmente diffuso: infatti, lo si ritrova in tutte le latitudini geografiche, sia nelle scuole pubbliche che in quelle private, al di là del contesto sociale di appartenenza.
I comportamenti antisociali sono caratterizzati da uno stile relazionale interpersonale che non è sintonico con i valori positivi di gruppo. Sovente le persone che manifestano questo tipo di comportamento, tendono a manipolare gli altri e ad ingannarli. Inoltre, mostrano mancanza di empatia, insensibilità sociale, impulsività, scarso impegno e frequentemente disobbediscono alle direttive ricevute. I comportamenti antisociali si compendiano in condotte che trasgrediscono le regole del vivere sociale e, in alcuni casi, giungono all’aggressione dell’altro, sia fisica che psicologica. Queste condotte hanno la massima espressione nel periodo adolescenziale, anche se indizi abbastanza precoci si riscontrano nella media fanciullezza, a cominciare dai 6 – 7 anni. Nella genesi dei comportamenti antisociali un ruolo fondamentale lo svolgono i contesti familiari dai quali l’individuo proviene.
Marco ha 5 anni e come figura di genitore ha solo me (il padre ci ha lasciato appena scoperta la gravidanza). Fino ad un mese vivevamo con i miei genitori, ora viviamo io e lui poco lontano dai nonni.
Marco con gli adulti è molto bravo e rispettoso. Il problema è con i suoi compagni specie con quelli più piccoli o a detta delle sue maestre più deboli. Se non ottiene quello che vuole alza subito le mani e ha questi scatti di rabbia. La sua maestra ha provato a girare la questione non dal punto di vista del perché lo fai ma dal punto di vista del "perché questa cosa/ situazione ti spaventa e reagisci così?". Ha ottenuto un pianto a dirotto e poco altro...
Premetto che come le da le prende anche. A volte arriva a casa con graffi o morsi. Quando gli chiedo cosa è successo lui si rinchiude in se stesso e non dice più nulla... Abbiamo istituito l'angolo della verità senza castigo, il cerchio delle emozioni e una mezz'ora ogni giorno di "comanda Leo"... Senza risultati. Ora mi hanno suggerito di portarlo da una pedagogista.
Ma vorrei tanto aiutarlo perché spesso lo vedo spaesato e solitario anche al parchetto o in mezzo ad altri bimbi... Di contro portato in un posto nuovo con play zone è partito alla grande a giocare con tutti i bimbi (tutti sconosciuti) tanto da fare i capricci al momento di andare (e direi meno male!!)... Capisco che la mancanza di una figura paterna possa influire su questi atteggiamenti però vorrei capire come aiutare Marco ad interagire meglio con gli altri bimbi.
Sono la mamma di Angela, una bimba di 3 anni. Da 2 mesi e' arrivato un fratellino e la sua aggressivita' e' decisamente aumentata. Gia' da prima la piccola, ogni volta che si trovava a giocare con la sua cuginetta della stessa eta', litigava con lei per i giochi provocandole o dei lividi o dei graffi in viso.
Ora ha iniziato la scuola da due settimane e dopo i primi giorni il problema si e' presentato anche a scuola. Infatti ha iniziato a menare dei bimbi proprio perche' voleva gli stessi giochi loro. Non so quale metodo adottare: ho provato a metterla in punizione seduta, a levare i giochi preferiti, a spiegare che sono cose brutte che non si fanno e che le maestre non vogliono bimbi così. Non l'ho nemmeno mandata a scuola per un giorno ma tutto questo non ha funzionato! Dov'e' che sbagliamo?
Grazie per una vostra gentile risposta.
La recrudescenza di atti violenti tra i giovani sembra un film già visto, anche se in questo periodo, in varie città italiane, si assiste sempre più spesso a scontri verbali e fisici molto accesi e incontrollati. Come sempre, nei dibattiti televisivi, ci si interroga sulle origini di questo malessere, di questa rabbia repressa che esplode e si configura come un trend quasi omologato, la accettata "normalità" che si manifesta nelle relazioni interpersonali e che dai ragazzi viene accolta senza riserve e perplessità, un modo di interagire spontaneo, la rottura di un fragile equilibrio nel quale la comunicazione appare uno strumento inutile e inadeguato.
I disturbi del comportamento comprendono due patologie, ovvero il disturbo della condotta (DC) e il disturbo oppositivo provocatorio (DOP). I tratti distintivi di entrambi i disturbi sono l’aggressività ed i comportamenti distonici nei confronti degli altri. Queste patologie tendono ad aggravarsi nel corso dell’età evolutiva, raggiungendo il periodo di maggiore acuzie durante l’adolescenza, in particolare il disturbo della condotta. L’aggressività è l’elemento base di entrambe le patologie, che può essere distinta in due tipologie: l’aggressività predatoria (o aggressività proattiva) e l’aggressività affettiva (o reattiva). La prima è contrassegnata da comportamenti violenti che sono pianificati e non producono conseguenze fisiche sul soggetto che la pratica, la seconda rappresenta una forma di aggressività che non obbedisce ad una logica strategica, si rivela episodica e contestuale con una forte caratterizzazione impulsiva, la cui conseguenza è rappresentata anche da autolesioni. La prima forma di aggressività è tipica del disturbo della condotta, mentre la seconda forma la si ritrova nel disturbo oppositivo provocatorio.
Sono la madre di Luigi, un bambino di tre anni e mezzo e di Rosa (15 mesi). Quest'anno il più grande ha iniziato la scuola materna e si è trasformato. E' sempre stato un bambino gestibile, i suoi capricci e i "no" supportati da una spiegazione bastavano. Adesso invece ha delle vere e proprie esplosioni, delle crisi aggressive sia a casa che a scuola. Spesso non vuole rimanere a scuola e le maestre mi chiedono di riprenderlo quando sono appena andata via perchè lancia le sedioline, piange, urla, picchia e chiede di me.
A casa dorme poco e pensando che fosse per via della sorellina, stiamo cercando di metterli nella stessa stanza. A me e mio marito ripete spesso in questi momenti di rabbia "Non ti voglio più bene!" a cui rispondo sempre "Io sì, anche quando fai il cattivo".
Ultimamente mi picchia e lancia ogni oggetto che gli capita a tiro. Siamo esasperati. Ci siamo rivolti al pediatra più di una volta e a uno psicologo infantile. Ci hanno detto che è la mancanza di sonno. Abbiamo provato la melatonina e poi con un altro farmaco a base di valeriana. Sono due giorni che il pediatra ci ha prescritto il valium: 6-8 gocce prima della messa a letto. Forse è presto per dirlo ma oggi è andata peggio che mai: ha morso la maestra (non so se possa entrarci il fatto che circa tre giorni fa un suo compagno ha morso lui), a casa ha continuato: mi ha lanciato di tutto disperato, arrabbiato urlava e piangeva. Inveiva contro di me e mi guardava con sfida tenendo in mano gli oggetti che provava a rompere.
Premetto che con la sorella gioca molto spesso in modo sereno tranne qualche banale scaramuccia a cui non intervengo se non quando necessario. Le maestre mi dicono che sono spaesate, che in 20 anni di insegnamento un bambino così non l'avevano mai avuto. Lui quando non ha questi eccessi lavora bene, sa tutte le poesie, mi dicono che collabora e lavora molto e bene, E' come se avesse due personalità.
Con la psicologa dobbiamo cominciare un ciclo di incontri, siamo in attesa di una sua telefonata.
Io e mio marito siamo esasperati, abbiamo provato a metterlo in castigo, ad ignorarlo, a spiegargli con calma. Sembra non funzionare niente, né per noi né per le maestre. Nonostante tutto non conciamo mai al suo capriccio soprattutto quando fa così.
Per favore, ci dia un parere.
Sono la nonna di un bambino di 8 anni che se posto di fronte ai no risponde provocatoriamente: "chi se ne frega, siete matti, voi siete anziani non capite niente, io lo so, parolacce, è divertente farvi arrabbiare, che schifo...".
Inoltre quando si arrabbia il suo comportamento si manifesta in calci, pugni, sberle, pizzicotti... verso gli altri e finisce per prendersele, ma le sue reazioni sono "Non mi fai paura!" e si chiude in camera.
Si comporta così con i nonni, con gli altri adulti della famiglia, con i conoscenti, meno con le figure maschili. Anche a scuola manifesta comportamenti di derisione nei confronti delle maestre che si sono più volte lamentate con la madre.
Sembra un bambino molto arrabbiato che non riesce a gestire la rabbia e la tramuta in azioni, se cerco di parlargli quando è calmo dopo il comportamento inadeguato mi liquida con "sono smancerie, uffa , la solita storia e si allontana". Anche la madre è in difficoltà, inoltre con lei è una lotta continua per i compiti che finiscono con scenate, pianti e punizioni.
Il bambino si alza continuamente, salta, scivola sotto il tavolo, si distrae, racconta bugie: "la maestra ha detto che non si deve fare questo compito..., non voglio fare i compiti, non serve studiare, li faccio domani...".
Anche giocando collabora poco con gli altri bambini, lui è sempre il capo che decide, o si gioca come preferisce lui oppure si allontana e gioca da solo. Sembra annoiarsi in fretta, è irrequieto, inizia un gioco e lo abbandona presto per passare ad un altro. Inoltre gli piace giocare con i trucchi e i vestiti femminili e non sappiamo se assecondarlo in questo oppure distrarlo con altre attività.
Ringrazio anticipatamente.
Una nonna sofferente
Il legame tra la violenza e la crudeltà sugli animali e fenomeni di violenza interpersonale, devianza, crimine e stalking è al centro del protocollo di intesa tra il Corpo forestale dello Stato e l'associazione Link-Italia, specializzata nell'analisi di questa correlazione.
Mio figlio a partire dai 2 anni e mezzo di età ha manifestato comportamenti anomali e non in linea con quanto manifestato fino ad ora rispetto alla socialità.Ora ha 3 anni e mezzo.Dall'essere socievole e con grande ricerca dei bambini (mi sorprendevo del fatto che cercasse e andasse lui da loro) ha iniziato a manifestare comportamenti molto aggressivi e asociali. Questo periodo ha paradossalmente coinciso con l'esplosione del linguaggio ma anche con il cambio di asilo (ad agosto le prime reazioni, a settembre il cambio). Lui, socievole e solare, ha iniziato ad urlare a qualsiasi persona incontrasse e a picchiare chiunque, adulti e bambini. Ha perso ogni socialità manifestando spesso disagio in compagnia dei bambini: basti pensare che prima offriva i suoi giocattoli ora si rifiuta di stare con gli altri.
Premetto che siamo seguiti da una neuropsicomotricista da 2 anni (ha camminato tardi) e da una logopedista. Il disegno è assolutamente alla fase scarabocchio (quando si mette a fare qualcosa, forse 1 volta al mese) non è in grado di manipolare, è schizzinoso e non gioca con nulla se non con le macchinine. A casa è estremamente oppositivo, manipolatore, cerca di ottenere quello che vuole; non disdegna giochi di movimento, è uno scalatore sui gonfiabili pur manifestando ancora goffaggine (fatica a salire e scendere le scale).
Al nido sottolineavano la difficoltà nell'autonomia del bagno; tende a distrarsi e alla prevalenza del leggere manifestava attenzione nell'ascolto, ma a casa interpreta i libri con interesse poiché ha sviluppato molta memoria . L' opposizione è estrema a casa, ma anche al nido notavano una certa rigidità nei momenti di gruppo: si rifiutava di giocare, pur accettando con leggero favore l'interazione diadica. Ha un'interpretazione della realtà estremamente negativa: tutti, dal signore che passa per strada al bambino che corre a metri da lui sono arrabbiati, e anzi tende, nel momento in cui gli diciamo di comportarsi bene, ad anticipare le conseguenze: «altrimenti il bambino si arrabbia e mi urla». La neuropsicomotricista parla di cause comportamentali da correggere, io non so più cosa fare.
Le pratiche corporee centrate sulla consapevolezza corporea e sulla regolazione della respirazione, se integrate sistematicamente nei contesti scolastici, possono costituire strumenti pedagogici e psicologici efficaci nella prevenzione dell'aggressività giovanile. Questo studio esplora il potenziale dell’applicazione del metodo Sincrony e dell'attività percussiva-ritmica Body Percussion nel sostenere la regolazione emotiva durante la preadolescenza. I risultati suggeriscono che approcci educativi integrati e basati sul corpo possano favorire la regolazione emotiva, ponendo il corpo come mediatore tra emozione, cognizione e comportamento sociale.
This study investigates the role of body-centered practices, specifically those focused on bodily awareness and breath regulation, as preventive strategies against youth aggression when systematically integrated into educational settings. The research examines the application of the Sincrony method and rhythmic-percussive Body Percussion in supporting emotional regulation during preadolescence. Findings indicate that integrated, body-based educational approaches can enhance emotional regulation and position the body as a mediator between emotion, cognition, and social behavior.
Sono mamma di 2 gemelli (1 maschio e 1 femmina) di 16 mesi. Da 4 mesi circa il maschio ha iniziato a tirare i capelli e contemporaneamente a mordere il capo del "prescelto" al Nido.
Salve, il mio sta diventando un vero e proprio dilemma che mi logora.... Paolo, mio figlio di 2 anni e 8 mesi da un po' reagisce molto male alle persone in genere, bambini ed adulti. In particolare se qualcuno gli parla semplicemente dicendogli "Ciao come stai?" lui risponde con "Va via brutto" oppure "NO". Non vuole essere contraddetto se gli si dice che una cosa non si fa lui grida "no no" e a volte si dà le botte in testa da solo anche facendosi male.
Oggi ad esempio per la prima volta è stato scostante anche con i miei nonni, due persone anziane che lo hanno cresciuto fino a settembre quando ho deciso di mandarlo al nido fino all'una (pranza lì). Era un po' che doveva stare con loro e ha detto "brutto" a tutti e due li ha menati dicendo "va via" e pernacchia.
Io lavoro tutto il giorno e mio marito fa i turni e di recente siccome lavora di notte riesce a tenerlo lui tutti i pomeriggi e sta poco con i nonni.
Non so se questa repulsione nei confronti dei familiari è perché si è abituato con il padre... Ma se lo portiamo ai giardini o cmq in giro lo fa anche con i bimbi, non ci vuole giocare a primo impatto e dice "brutto" a tutti, alza le mani con facilità. Lega meglio con i bambini più grandi di lui. Picchia anche a me e mi dice "brutta" poi io faccio finta di piangere e mi dice "bella".
Abbiamo pensato anche sia stato il nido dato che solo lui e un altro bimbo sono i più grandi, poi sono tutti più piccoli e quindi non vorrei che lo tengono in disparte per paura che gli fa male e lo riprendono spesso.
Mi dispiace molto perché poi è un bimbo molto affettuoso che fa e vuole tante coccole, è molto intelligente e sveglio. E' iperattivo, non si ferma mai e ama giocare a calcio.
Gli piacciono molto i telefoni e i tablet, ne ha anche uno suo e questo a me non piace quindi ce lo faccio giocare poco.
Sono disperata perché ho paura che le mamme lo additino come quello aggressivo che mena e va a finire che lo escludono. Le abbiamo provate di tutte: a dargli le sculacciate, la punizione, il regalino se è bravo, l'indifferenza...ma niente!
Ascolta molto più il padre che me. Aiutatemi perché non so come fare.
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